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Terni, l’ex assessore Ballerani lascia il Pd: “Scelte sbagliate e autolesioniste”

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Terni, l’ex assessore Ballerani lascia il Pd: “Scelte sbagliate e autolesioniste”

Redazione politica
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Cristhia Falchetti Ballerani
di Cristhia Falchetti Ballerani*

 

I recenti risultati elettorali e le riflessioni che personalmente sto elaborando da diversi mesi, mi inducono ad esternare il mio disappunto e la mia non condivisione delle scelte di un Partito al quale mi avevano avvicinato idee politiche e sociali che hanno sempre caratterizzato il mio essere cittadina attiva. Partendo dal generale, per scendere poi nel particolare della realtà locale, mi hanno vista in dubbio sulla coincidenza tra il mio pensare e quello esternato nei programmi dal Partito Democratico. Dapprima una opposizione debole, formale non incisiva al Governo Conte 1 e successivamente, e quanto mai repentinamente, l’entrata al Governo Conte 2 hanno fatto prevalere in me un profondo scetticismo. Ciò non tanto per l’emergenza di fermare un sovranismo e un antieuropeismo che, obiettivamente andava fermato, quanto per l’assenza di una identità propria che il Partito avrebbe dovuto avere e manifestare dentro e fuori la coalizione governativa.

Identità che ho sempre immaginato (forse creduto? forse sperato?) solida sui valori di liberismo, di equità sociale, di antigiustizialismo e ispirata ai valori del rispetto della Costituzione ed alla divisione dei poteri dello Stato. Valori, questi, che non ritengo trasfusi nelle scelte adottate in questi mesi di governo. Mesi che, al contrario, hanno visto un totale appiattimento e asservimento ad una politica populista, e tutt’altro che popolare, tipica e propria del Movimento 5 Stelle, che come si è visto, è stata perdente anche per il Movimento stesso. Il taglio scriteriato e senza progetti del numero dei parlamentari, l’annullamento della prescrizione giudiziale dei reati, la carcerazione per gli evasori fino 50 mila euro, l’abbassamento del limite di utilizzo del contante e soprattutto l’obbligo di pagamenti virtuali sono, o per lo meno mi appaiono, non il frutto di una politica razionale, ragionata e prospettica quanto il voler cavalcare un populismo fine a se stesso lontano dalla politica, anzi contro la buona politica, contro il sentimento popolare e fuori della realtà. Una realtà che il Pd sembra vedere ancora divisa nelle classi ottocentesche di proletario e borghesia non più esistenti nella società italiana nelle accezioni, appunto ormai ottocentesche, che propone l’attuale Pd e manifestate nelle scelte di politica economica che si appresta a varare. Mi rendo conto che i temi che ho sopra solo accennato sono in questa sede poco appropriati ma, e qui, è il punto il Pd, non ha coltivato questi luoghi di dibattito e di ascolto in quanto evidentemente privo di sincero interesse all’ascolto ed alla partecipazione.

All’interno del partito A ciò si aggiunge la mancanza di democraticità nella gestione interna del Partito. Antidemocraticità tutta sintetizzata nella gestione del partito umbro, emblematica e quanto mai significativa. Le vicende giudiziarie occorse alla precedente segreteria e le scelte politiche interne che ne sono state adottate di conseguenza, sono l’esempio proprio di un giustizialismo inaccettabile di una politica che si fa dettare l’agenda da un altro potere dello Stato e che lascia gli spazi propri ad altri, senza rivendicarne l’autonomia decisionale che le dovrebbe essere propria. Non solo. La vicenda che ha colpito il partito umbro è stata gestita in modo cieco e antidemocratico se non con vero e proprio autoritarismo. La scelta di nominare un Commissario Straordinario che fu della mozione perdente al congresso umbro svoltosi soli pochi mesi prima è altamente simbolica dell’operazione epurazione che si è voluta attuare in Umbria.

Il mancato ascolto della assemblea e dei componenti della stessa democraticamente eletti nel dicembre del 2018 non appare una scelta dettata da mero formalismo (scioglimento dell’assemblea) ma ha significato ignorare con arroganza iscritti che hanno saputo portare e coinvolgere migliaia di umbri alle urne per scegliere il segretario regionale e che fecero dell’Umbria ‘Il Caso nazionale’ di una ripresa partecipazione e di apertura inclusiva del Pd. Esperienza questa, che è stata al contrario arrogantemente snobbata per giustiziare politicamente e anche giudiziariamente la uscente presidente del consiglio regionale, condannandola già prima di esserci imputazione (in senso tecnico) di responsabilità penali che solo la magistratura, e non anche, si badi bene, requirente, potranno semmai accertare e, se del caso, condannare; mandare al governo esponenti umbri ogni caso rappresentativi della volontà del Commissario e della sua sola area di sostenitori; sostenere un candidato alla presidenza regionale al quale è stata fatta indossare la maglietta di civico pensando (arrogantemente) che gli umbri non abbiano compreso la differenza tra civico e civismo; scegliendo tra i candidati al Consiglio Regionale gli stessi noti che hanno rappresentato la politica locale (tutt’altro che vincente) degli ultimi venti anni; rappresentanti però di un potere precostituito fondato sulla vicinanza al commissario e sostenitori della sua mozione nel dicembre 2018; si può dire ironicamente il Giglio Magico Umbro. Per tutto quanto e per molto altro, rassegno le mie dimissioni dal Partito Democratico. Evito formalismi e perbenismi dichiarandomi dispiaciuta. Al contrario manifesto tutto il mio sentimento di delusione.

 *ex assessore Comune Terni

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