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Terni, l’eterno cantiere di Santa Maria Maddalena, 10 anni di incompiute: “Basta promesse”

Cronaca e Attualità Terni

Terni, l’eterno cantiere di Santa Maria Maddalena, 10 anni di incompiute: “Basta promesse”

Emanuele Lombardini
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L'ingresso del cantiere di Santa Maria Maddalena

TERNI – L’ultima ondata di pioggia, il temporale biblico che si è abbattuto su Terni ha messo in luce tutte le falle e sulla strada è scesa una lunga scia di fango che ha reso l’asfalto viscido e scivoloso. Ma a ben vedere, quello del fango è solo l’ultimo dei problemi della zona di Santa Maria Maddalena. Dalla bretella incompiuta di via Urbinati, ai palazzi ancora in costruzione di via dei Pressio Colonnese ad una viabilità da “Camel trophy”, i residenti da tempo ormai non ce la fanno più. Il comitato civico che da un anno e mezzo opera per cercare di venire a capo della questione sin qui ha usato  il fioretto, l’arma del dialogo, anche perché in I Commissione Consiliare (presidente Faliero Chiappini) si era giunti ad un atto di indirizzo che già nel giugno 2015 impegnava in Comune ad una serie di interventi volti a sanare lo stato di degrado (lavori edili incompiute, assenza di opere di urbanizzazione, assenza di verde pubblico e appunto la viabilità), ma da allora è successo poco o niente. Ed in più adesso è cambiato anche l’interlocutore. O meglio ne è rimasto solo uno, dopo il rimpasto che ha escluso l’assessore Andreani assegnando la delega all’urbanistica a Bucari, che già possiede i lavori pubblici.

Abbandono totale. Oltre 400 famiglie abitano questa zona vicina all’ospedale e il quartiere è un cantiere perenne, che dura più o meno da 10 anni: “Da quando il Comune – dice il Comitato – firmò una convenzione che rilasciava carta bianca ad una serie di imprese per costruire un nucleo residenziale, molte delle quali sono nel frattempo fallite”.

Il risultato sono solenni incompiute degne delle chiamate di “Striscia la notizia”, case a strapiombo sul cantiere e palazzi nuovi di zecca in balia dei ladri, come quello di via dei Pressio Colonnese, dove solo 4 dei 40 appartamenti sono stati abitati mentre negli altri è stata fatta razzia di tutto, comprese le porte d’ingresso: “Molte di queste imprese scomparse – dice il Comitato civico – hanno lasciato incompiute le opere di urbanizzazione ma si sono premurate nella totale illegalità della vendita degli appartamenti realizzati. Con ignari cittadini, ritrovatisi ad investire i risparmi di una vita in una collocazione abitativa, ben diversa da quella che era stata loro prospettata”.

La strada per accedere al quartiere è una sorta di lunga “chicane” delimitata dai margini del cantiere. Si passa una automobile per volta e anche ad andarci a piedi non è il massimo della sicurezza: “C’è una curva coperta – dicono i residenti – per cui chi la percorre con le auto deve stare attento a non investire i pedoni che passano sul ciglio della strada. Inoltre l’illuminazione è scarsa e di notte i rischi sono altissimi”.

Ruspe “provvidenziali”. Poi ci sono altre due questioni. La prima, quella relativa all’ingresso al quartiere, da via Giandimartalo di Vitalone: “Ancora risuona l’eco – dicono dal Comitato –  delle decise parole dell’Assessore Bucari, quando annunciava la ripresa dei lavori per la bretella di collegamento tra la rotonda di via VIII Marzo nei pressi dell’ospedale e quella Bianchini dinanzi alla Coop; un’opera fondamentale per la viabilità della zona, che anche in questo caso aspetta ormai da più di 10 anni”. La seconda, quella del fermo dei lavori di escavazione, che ha provocato appunto allo “straripamento” del terreno durante le giornate di pioggia: “Per fortuna- dicono ironicamente- che le ruspe e le piante impediscono che la terra frani ancora di più”.  Tutto fermo, da tempo. Per colpa anche – ma non solo – di alcune beghe fra amministrazione comunale e una ditta di Trevi incaricata di chiudere il cantiere. Questione di ‘vil denaro’, come sempre: “Beghe che non ci interessano – dicono – per quel che ci riguarda constatiamo come ad oggi, lo stato del principale percorso d’accesso viario per più di 500 famiglie, sia quello di una strada da terzo mondo”.

Attesa. “Adesso aspettiamo la nuova convocazione da parte della commissione, che dovrebbe arrivare a metà novembre – dice Stefano Romani, portavoce del Comitato – poi vorremmo capire se e come intende l’assessore Bucari proseguire il discorso che avevamo intavolato col suo predecessore Andreani. In base a quello che uscirà fuori decideremo il da farsi. Il tempo dell’attesa è finito, sarebbe ora di passare ai fatti”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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