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Terni, la possibile ‘road map’ per sciogliere il nodo sul teatro Verdi

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Terni, la possibile ‘road map’ per sciogliere il nodo sul teatro Verdi

Andrea Giuli
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Il Teatro Verdi

TERNI – La seduta straordinaria del consiglio comunale ternano di lunedì scorso, unicamente incentrata sull’annosa vicenda della riqualificazione del teatro Verdi, in qualche modo sembra aver tracciato una linea. Anche grazie alla folta partecipazione popolare e ai vari, qualificati interventi di archeologi, architetti, rappresentanti di associazioni culturali, ingegneri, ex assessori, musicologi.

Cambio di rotta Un effetto vitale ed anche, se così si può dire, un effetto ‘valeriana’ che ha contagiato persino l’oppositore per antonomasia, il consigliere Melasecche, il quale chiama a raccolta le ‘meglio’ forze della città, con un appello e riassumendo una sorta di ‘road map’: “La seduta sul Teatro Verdi è in qualche modo storica ed ha prodotto un piccolo miracolo, quello di bocciare il percorso ondivago fin qui seguito, imponendo alla giunta un cambio di rotta deciso. L’assessore Bucari, mutando posizione, ha affermato che “non si farà il cinema-teatro”. Salterà quindi la galleria del cinema post bellico. E poco non è. Manca lucidità sul come. Bucari ha infatti dichiarato che si farà lo studio di fattibilità economica ed il progetto architettonico complessivo dopo aver concluso l’appalto che sta per iniziare, nonostante sia lapalissiano che il rifacimento del tetto al livello attuale precluda sia il progetto del Poletti, sia il recupero di posti preziosi con il loggione. Ma su questo stanno lavorando i due documenti in via di definizione, maggioranza ed opposizione, possibilmente da fondere in un unico che verrà sottoposto al voto del consiglio”.

La road map Secondo Melasecche “tre sono i cardini di questo percorso. A)- Recupero dell’appalto in corso. Accertato che non è stato finora firmato il contratto con la ditta aggiudicataria e che non è stato aperto il cantiere, la legge consente una variazione del 20% nell’importo dei lavori; si ritiene quindi possibile una modulazione dell’appalto, nella trasparenza, che orienti l’inizio e la prosecuzione dei lavori verso l’obiettivo dichiarato, introducendo le necessarie varianti. Grave sarebbe se si procedesse alla firma in questi giorni dopo tre anni di ritardo. B)- La indispensabile collaborazione con la Fondazione Carit, coralmente invocata da tutti. La prossima settimana urge un confronto con il sindaco, ma riterrei opportuna anche una delegazione del consiglio comunale che ha raccolto il mandato della volontà popolare per chiedere a quella istituzione che si faccia innanzitutto carico, entro tre mesi, di uno studio di fattibilità economica comparativo sulla base del progetto originale dell’architetto Poletti, e poi contribuisca, come è nella sua lunga tradizione, alla ricostruzione di quello che 170 anni fa fu inaugurato come il tempio della cultura e dell’arte di Terni, anche con soluzioni radicali che garantirebbero la città grazie alla gestione diretta del Verdi da parte della Fondazione Carit. C)- L’impegno personale del sindaco che, sfoderando il massimo della autorevolezza, solleciti la Regione ma anche tutti i possibili sponsor privati, che peraltro avrebbero vantaggi fiscali, nel contribuire al successo della operazione”.

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Andrea Giuli
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