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Terni, partiti verso il voto di maggio: le ipotesi, il peso del 4 marzo

Terni Politica

Terni, partiti verso il voto di maggio: le ipotesi, il peso del 4 marzo

Andrea Giuli
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Una seduta del consiglio comunale

A.G.

TERNI – E adesso cosa succederà nella città della Conca, dopo il risultato delle politiche di domenica scorsa e con la traumatica fine anticipata dell’amministrazione Di Girolamo? Ci sarà altrettanta voglia di voltar pagina, come accaduto il 4 marzo?

Volubilità di primavera Ammesso e non concesso che si voti fra tre mesi circa (anche se resta tuttora l’ipotesi altamente più probabile, si tratterà di attendere il decreto governativo nei prossimi giorni), dietro una situazione apparentemente chiara e schematica che non può non partire dal “freschissimo” esito del voto nazionale, in realtà rischia di delinearsi un quadro piuttosto complicato, centripeto, sfaccettato.

Fattore tempo La complessità del quadro è amplificata e condizionata da un fattore ineliminabile: il fattore tempo, visto che se si voterà a fine maggio o ai primi di giugno, movimenti, liste e partiti hanno al massimo un mese e mezzo per organizzarsi.

Effetto nazionale Non potendo sfidare Crono, bisogna tenere conto di un dato statistico che è più o meno costante: le elezioni comunali rispondono a dinamiche e meccanismi localistici e personali, assai diversi da quelli che improntano le elezioni politiche. È anche vero, però, che a 3 mesi di distanza tra le due votazioni, la forza di trascinamento e condizionamento del voto nazionale non potrà non farsi sentire su quello cittadino. A maggior ragione con esiti netti come quelli del 4 marzo.

Centrodestra tra unità e spinte centripete Sulla carta e secondo buonsenso, il Centrodestra ternano solo due cose può fare:

Ipotesi di coalizione unitaria Tentare di sfruttare l’onda lunga del 4 marzo, presentarsi compatto e con un candidato spendibile che non sia strettamente di partito. Certo, la trazione è leghista. I numeri sono inequivocabili anche nella città dell’acciaio (18,7% Lega che ha guadagnato 10.800 voti, sfondando in molte aree urbane popolari e rosse, e 12,2% FI che ne ha perso 5.200) e dunque l’eventuale candidato unitario a sindaco non potrà che avere il gradimento pieno, se non l’indicazione, della Lega. Il Centrodestra a Terni ha raccolto il 32,6%, il centrosinistra il 25, il M5S il 29,8. I meccanismi tra voto nazionale e voto locale saranno pure non sovrapponibili, ma il capitale c’è. È grande ed oggettivo, e a tre mesi dal 4 marzo difficile che si volatilizzi. Il capogruppo leghista in Regione, il ternano Fiorini, è già partito in quarta, gli alleati non si sono scomposti più di tanto. La partita è appena cominciata e l’unico parlamentare ternano eletto, il forzista Nevi, è ragionevole che dovrà svolgere un ruolo importante nelle trattative. Teoricamente, un centrodestra ternano unito dovrebbe in scioltezza arrivare al ballottaggio.

Ipotesi civica, divisioni L’altra strada del centrodestra ternano, è la tentazione centripeta, nella convinzione magari che le dinamiche cittadine possano prevalere su quelle politiche nazionali. E qui si apre la sarabanda delle liste/soluzioni ircocerve civiche o civico-politiche, mondo già in fermento da tempo, con molte sigle, e deciso a giocare un ruolo. Se l’opzione unitaria saltasse, difficile (ma non impossibile) che si possa ripresentare l’intero schieramento di centrodestra camuffato da lista civica, sul modello ciaurriano. A questo punto, più verosimile che leghisti e Fratelli d’Italia facciano corsa a sé, mentre il mondo forzista potrebbe tentare operazioni civiche di “ampio raggio”, con un candidato super-partes e presentabile (qualche nome gira da tempo). Operazione che potrebbe aggregare pezzi di centrodestra, di centrosinistra smarrito, di associazionismo, di ambienti produttivi. Quest’ultima ipotesi prenderebbe più corpo se, nel frattempo, nel guazzabuglio consegnato dal voto politico si verificasse la scomposizione degli schieramenti tradizionali. Improbabile, allo stato. E i tempi potrebbero non combaciare con il voto ternano.

M5S Il discorso sul fronte pentastellato appare più chiaro, se non altro perché i Cinquestelle non sono, almeno finora, aggregabili (se non con pezzi di società di base e associazioni dentro la lista stessa) e perché a Terni sono il primo partito ccon il 30% circa. Il candidato sindaco potrebbe essere istituzionale, “naturale”, di partito. E, in tal caso, il nome che più rimbomba è quello del consigliere comunale uscente, De Luca. Ma non è escluso che anche il M5S possa affidarsi ad un “papa straniero”.

Centrosinistra, Pd L’esito nefando del 4 marzo si farà sentire. La resa dei conti interna al Pd ternano è sotto traccia, mentre a Perugia sta implodendo. Per il 15 marzo è convocata una direzione comunale per parlare dell’esito del voto e del percorso per le imminenti amministrative. Il compito per il Pd cittadino è titanico: rispetto al 2013 ha perso 11 punti e 8.300 voti. In un contesto umbro e nazionale da brivido. Difficile che il Pd non presenterà una sua lista, e per il candidato sindaco si parla di una ipotesi “istituzionale” come la segretaria comunale, Sara Giovannelli. Per esempio. Altrettanto difficile, però, che una lista Pd possa recitare un ruolo preminente in questa situazione. L’altra ipotesi (anche con una lista di partito di bandiera), manco a dirlo, è un listone civico-politico che raccolga la “mejo gioventù” ternana, disaggregando e ricomponendo alcune forze politiche centriste, riformiste, anti-populiste, sociali, datoriali, con un candidato, anche qui, di sintesi e di alto profilo. Nella speranza di giocarsi il ballottaggio. In tal caso, alcuni nomi potrebbero essere coincidenti con quelli di una opzione civica che scaturirebbe da un centrodestra diviso. A sinistra del Pd, infine, tutta da vedere la scelta di Liberi e Uguali con il suo 3,5%. Forse farà corsa a sè, o con una eventuale “cosa rossa”.

Mondo civico Progetto Terni, Unione Civica per Terni, Iniziativa Liberale. Sono solo alcuni nomi che rappresentano esperienze del vasto mondo civico e associazionistico locale. Molte con un accento anche politico. Un arcipelago, non totalmente omogeneo. In virtù della particolare situazione locale, ritengono di poter giocare un luogo determinante: sia con un aggregato strettamente civico, sia aprendosi ad esperimenti con forze politiche o parti di esse.

 

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Andrea Giuli
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