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Terni, la Casa delle Donne propone mappatura delle zone a rischio sicurezza

Cronaca e Attualità Terni Extra

Terni, la Casa delle Donne propone mappatura delle zone a rischio sicurezza

Redazione
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TERNI -Un progetto che nasce dalle donne per le donne, una mappatura dei parchi e delle zone della città che le donne percepiscono come pericolose per loro stesse. A promuoverla è la Casa delle donne che invita a prendere contatto con l’associazione (Via L. Aminale 20/22  dalle 15 alle 19 da lunedì a venerdì) oppure scaricare dal blog ternidonne.blogspot.it la scheda per partecipare alla mappatura.

“Gli eventi di violenza accaduti domenica 21 gennaio a Terni, sia a Piazzale Bosco che tra le mura domestiche scrive in una nota la Casa delle Donne – sono l’ennesimo attentato alla libertà ed alla dignità delle donne, nessuna esclusa. Vogliamo, tuttavia, dire di no alle norme securitarie che prendono a pretesto le violenze per invocare il controllo del territorio da parte dei maschi contro “gli altri maschi”, che spesso si presumono stranieri. Perché nulla cambierebbe riguardo al controllo sui nostri corpi”

Nessuna giustificazione “Partiamo invece- prosegue – dalle narrazioni #metoo (racconti riferiti a episodi di molestie, aggressioni verbali e sessuali che stanno facendo incontrare tantissime donne dall’America all’Europa) avviate alla Casa delle Donne di Terni da ottobre 2017 e riprese in più momenti, e constatiamo che: ogni donna, ognuna di noi, a prescindere dall’età e dalla provenienza sociale, si trova da sempre a destreggiarsi ed a giustificare a sé stessa l’assunzione di forme comportamentali di evitamento e di autocensura, sia nello spazio pubblico che nel luogo di lavoro, sia di giorno che di notte, condizionando così le proprie scelte dall’abbigliamento alla mobilità. Una complessa e sperimentata rete di strategie volte ad evitare di trovarsi in situazioni e luoghi percepiti potenzialmente pericolosi; ogni donna, ognuna di noi, organizza le proprie giornate, gli appuntamenti, il lavoro, la cura delle/dei figlie/i o semplicemente il tempo libero adottando una serie di precauzioni, anche inconsapevoli o considerate “normali”. Nessuna di noi può pensare semplicemente di andare e spostarsi senza ridefinire le condizioni entro cui muoversi, quasi come se ogni volta dovesse entrare in un campo “minato”. “

Domande. “Nel quotidiano la semplicità si complica – proseguono ancora – e, solo pensando ai mezzi di trasporto, ci domandiamo se la città è attraversabile o se per noi donne assuma spesso la drammaticità di una traversata, se la strada del ritorno è illuminata o no, se si è trasformata in un sentiero pieno di insidie. La sensazione è quella di sentirsi/percepirsi delle estranee nello spazio urbano, esso stesso  intriso di degrado sociale. Lo percorro, cammino, scruto, osservo e mi domando se mi sento al sicuro. Sappiamo che per noi donne il disagio ed il pericolo possono prendere la forma dell’aggressione verbale, fisica, dello stupro, fino al femminicidio e ci rendiamo conto che il problema va cercato altrove e che bisogna legittimarsi ed autorizzarsi nell’approfondire/focalizzare meglio le domande, essere capaci, insomma, di porre quelle giuste, quali:Perché gli uomini si comportano aggressivamente nei confronti delle donne? Perché certi uomini pensano di non dover contenere lo stimolo sessuale? Perché vedendo una donna che cammina da sola nella notte credono che questo rappresenti di per sé una dichiarazione di disponibilità sessuale? Perché il maschio si sente autorizzato ad esercitare potere e controllo sulle donne? Perché molti uomini non si fanno queste domande?”.

Cambiamento complessivo.  La Casa delle Donne parla poi della necessità di “decostruire il concetto di sicurezza legato al controllo sociale (security) e “risignificarlo” nei termini di benessere, socialità, welfare, mobilità, comunità e qualità delle relazioni (safety). Il degrado sociale trova terreno fertile nel degrado urbano e siamo consapevoli che la questione del decoro urbano non è la soluzione che permetterà all’uomo di non esercitare violenza sulle donne. Non intendiamo spostare l’attenzione dal vero problema culturale e sociale, sul quale continuiamo il lavoro iniziato più di sei anni fa. Tuttavia, noi donne vogliamo/possiamo osservare la città con occhi analitici, tecnici e progettuali ed insieme avviare un percorso per immaginare, ripensare, ridisegnare, riabitare, camminare e pedalare la città! Noi proponiamo di lavorare anche al cambiamento della semantica perché le parole non sono neutre, ma danno forma all’idea che ci facciamo del mondo, concetti dietro cui si nascondono sentimenti razzisti e di disprezzo. Per la parola “decoro” noi proponiamo cura,  benessere, trasparenza, convivenza pacifica e ci mobilitiamo per la produzione di nuove idee a sostegno di  uno spazio pubblico che ispiri e concretizzi tutte queste parole-chiave, un bene comune in cui gli arredi, l’illuminazione ed il verde siano già stati pensati e progettati al fine di suscitare in tutte/i noi sentimenti di fiducia e condivisione”.

Ripensare la città.  “Esigiamo- proseguono – quindi che vengano ripensate le città partendo anche dalla dimensione dei quartieri, essendo l’unità più a stretto contatto con gli abitanti e con la vita delle donne, e che venga avviato un processo di cambiamento atto a ripensare, non solo i nostri spazi urbani ma anche l’approccio alla progettazione, attraverso politiche di sicurezza urbana e politiche di genere, gender mainstreaming, dove le donne siano incluse dalla consultazione al monitoraggio, dalla valutazione politica ai programmi. Esigiamo che vengano ripensate le città a partire dalle proposte delle donne perché “Si_cura la città, sicure le Donne”. Abbiamo deciso di iniziare dalla mappatura di zone, strade e parchi della città che noi donne percepiamo sensibili e potenzialmente pericolosi. Insieme elaboreremo azioni di riqualificazione e rigenerazione urbana e sociale; sarà uno strumento di confronto tra le stesse donne della cittadinanza attiva, i servizi a loro disponibili  e le amministrazioni, partendo da esigenze, bisogni e desideri per vivere una città pensata da e per le donne”

 Il termine per inviare o consegnare presso la sede le schede è il 16 marzo. Per informazioni chiamare al  329/5653008 o inviare una email a: ternidonne@gmail.com

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