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Terni Industry fallita, Electroterni chiude: chiesto intervento istituzionale

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Terni Industry fallita, Electroterni chiude: chiesto intervento istituzionale

Redazione economia
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TERNI- Aria di crisi per due aziende storiche del ternano, la Electroterni e la Terni Industry, la prima prossima alla chiusura, la seconda in fallimento.

Electroterni. Il sito di viale Centurini, di proprietà del gruppo Coppo, chiuderà perchè il management  non ha preso in considerazione le soluzioni proposte dalla Regione, né ha mai avviato investimenti per rilanciare l’attività industriale: 16 lavoratori sono a rischio (14 operai e 2 impiegati) e i sindacati sono sul piede di guerra: il 2 e il 3 maggio in programma due distinti tavoli, uno col sindaco Leonardo Latini e l’altro  con il prefetto Paolo De Biagi.

Stefano Garzuglia della Fiom, Emilio Trotti della Fim e Simone Lucchetti della Uilm e Giovacchino Olimpieri della Fismic spiegano: “Terni non è in grado di ricollocare quei lavoratori e noi ci siamo riuniti per alzare le luci su una vertenza che riguarda pochi lavoratori, per ora, ma non per questo merita minore attenzione. La nostra sensazione è che  la famiglia Coppo abbia voluto solo prendere tempo per poi comunicare ufficialmente quello che temevamo da tempo. Per ora 16 lavoratori rischiano il posto –  ma nulla di incoraggiante per il sito di Maratta è stato messo sul tavolo di Confindustria dalla famiglia Coppo che, come se nulla fosse, per 8 dipendenti a inizio aprile ha aperto alla possibilità di un trasferimento nei siti industriali del Nord Italia, se non addirittura in Marocco, ma obbligandoli eventualmente a decidere nel giro di una settimana”..

Poca cassa integrazione “Dopo mesi e mesi di temporeggiamento senza tentare davvero una soluzione- spiegano ancora –  al termine di una discussione animata i Coppo hanno firmato per la cassa integrazione. Solo per alcuni proposto il trasferimento ma qui c’è gente di cinquant’anni, con famiglia…. Solo a parole l’azienda ha tentato di salvaguardare Terni, ora con investimenti, ora con l’ingresso di nuovi soci – ma di fatto non ha tentato nessuna via Anzi ha solo indebolito il sito. Siamo di fronte ad un management inaffidabile  che in tanti mesi ha lanciato segnali confusi mirati solo a prendere tempo. È una volontà politica quella di chiudere il gruppo a Terni come pure quella di vendere i capannoni, per recuperare risorse. Dobbiamo invece aprire – dichiara Olimpieri – ad altre iniziative imprenditoriali, sfruttando l’area di crisi complessa”.

Terni Industry. Altrettanto complessa la vicenda di Terni Industry, azienda fallita, per la quale non è ancora stato convocato il tavolo al Mise. Il consigliere comunale dem Francesco Filipponi chiama in causa il sindaco: “Ammessa al finanziamento di 1,4 milioni di euro da parte di Sviluppumbria, l’ex Neofil, oggi Teru industry, è fallita – scrive Filipponi in una interrogazione – L’azienda produttrice di filo di polipropilene, nata nel 2013 nel polo chimico di Terni, ottenuta l’agevolazione milionaria nel 2015 ha smesso quasi subito di pagare le rate dovute a Sviluppumbria che ha revocato il finanziamento come da contratto e a lungo andare incaricato uno studio legale per il recupero del credito. Da qui al fallimento a febbraio 2019 il passo è stato breve. E’ stata avviata una procedura di licenziamento collettivo e sottoscritto  l’accordo sindacale tra il curatore fallimentare e le sigle sindacali il quale prevedeva la richiesta di intervento della cassa integrazione straordinaria per la durata di 12 mesi attraverso strumenti di politica attiva del lavoro. Il curatore fallimentare ha chiesto al Mise la convocazione per l’espletamento dell’esame congiunto affinché fosse possibile assicurare ai 15 lavoratori coinvolti l’accesso agli ammortizzatori sociali previsti, ma la call a Roma non è mai arrivata, nemmeno a seguito della pec inviata dalla Regione.  Ma i lavoratori, sospesi dal giorno del fallimento e per questo in difficoltà –  hanno bisogno di risposte. Il sindaco è anche assessore allo sviluppo economico, ed ha quindi la facoltà di intervenire presso il Ministero per la convocazione. Chiedo che intervenga per accelerare questa procedura”