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Terni, inchiesta percolato: nuovo rinvio al 10 maggio, ma il pm affonda la lama

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Terni, inchiesta percolato: nuovo rinvio al 10 maggio, ma il pm affonda la lama

Andrea Giuli
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Il cortili interno di Palazzo Spada

TERNI – Un’attesa di molte ore. Poi, il gup del Tribunale di Terni, Federico Bona Galvagno, al termine dell’udienza di mercoledì (durante la quale ha respinto la richiesta di costituzione di parte civile dell’associazione dei consumatori Codici) e dopo l’esposizione dell’accusa, ha rinviato l’udienza per l’inchiesta sul trasporto e smaltimento del percolato della discarica Ast, al prossimo 10 maggio, ore 11.

Si tratta dell’inchiesta per la quale il pm Iannella ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo e degli altri 19 indagati, tra assessori attuali e passati (delle ultime due amministrazioni) e dirigenti di palazzo Spada. Si tratta, oltre al primo cittadino, di Luigi Bencivenga, Libero Paci, Roberto Fabrini, Sandro Piermatti, Maria Bruna Fabbri, Silvano Ricci, Marco Malatesta, Renato Bartolini, Stefano Bucari, Simone Guerra, Emilio Giacchetti, Francesco Andreani, Cristhia Falchetti Ballerani, Carla Riccardi, Giorgio Armillei, Daniela Tedeschi e dei dirigenti Luciano Sdogati, Maurizio Galli e Marco Fattore. Per tutti l’accusa è di turbativa d’asta in concorso.

Il passaggio duro del pm  Durante la lunga requisitoria riepilogativa con cui il pm ha ribadito la sua richiesta del rinvio a giudizio per i 20 indagati, lo stesso Iannella ha tenuto ripetutamente e perentoriamente a precisare che, a suo dire e per avvalorare il suo impianto accusatorio, “questo Comune adotta una sistematica violazione del quadro delle norme comunitarie degli appalti”. Affermazione reiterata due volte, e non esattamente irrelevante.

La vicenda L’inchiesta riguarda, appunto, i molteplici affidamenti, dal 2009 al 2015, operati dal Comune a soggetti privati per il trasporto e lo smaltimento del percolato derivante dalla discarica Ast di vocabolo Valle. Nel mirino della Guardia di finanza e della procura una cinquantina di atti votati, tra delibere di Giunta e determinazioni dirigenziali per un importo complessivo di circa 3,5 milioni di euro, che, secondo l’accusa, avrebbero di fatto aggirato le necessarie procedure comunitarie ad evidenza pubblica, mediante un frequente frazionamento degli importi sotto-soglia e degli atti di affidamento in economia. In questo modo, sempre secondo il pm, alterando il principio della libera concorrenza ed agendo in maniera frammentaria e con il discutibile requisito dell’urgenza, laddove, per lo stesso pm, il procedimento poteva e doveva avere carattere continuativo e unitario. Negli anni sono state circa 8 le aziende affidatario di tale servizio.

Bisogna ricordare che, a seguito di un lavoro istruttorio compiuto dal nucleo anticorruzione del Comune di Terni, furono lo stesso sindaco e il segretario generale comunale, Aronica, a presentare nel marzo 2015 un esposto in merito alla procura della Repubblica e alla Corte dei conti dell’Umbria. Esposto dal quale si originò una parte dell’inchiesta per abuso di ufficio a carico di ignoti (poi archiviata). La parte dell’inchiesta attuale fu invece originata da una iniziativa della stessa procura e della Guardia di finanza; quest’ultimo filone è oggi sfociato in un ulteriore rinvio della decisione. La richiesta di rinvio a giudizio era stata formulata da Iannella nel maggio 2016, la chiusura delle indagini risaliva al febbraio dello stesso anno.

 

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