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Terni, il vescovo emerito Paglia: “Nuove regole su aborto lasciano la donna sola”

Cronaca e Attualità

Terni, il vescovo emerito Paglia: “Nuove regole su aborto lasciano la donna sola”

Redazione
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TERNI – Giudizio molto pesante di monsignor Vincenzo Paglia, vescovo emerito della Diocesi di Terni-Narni-Amelia e presidente della Pontificia Accademia per la Vita sulla cancellazione dell’ospedalizzazione per l’aborto farmacologico.

In una intervista al quotidiano della Cei Avvenire, il presule attacca duramente questa decisione “Consentire che l’aborto possa avvenire tra le mura domestiche significa allontanarlo ulteriormente – con tutti i problemi dei quali questa decisione si carica – dalla trama delle relazioni sociali e dalla sfera della responsabilità comune, che la legge 194 chiama invece direttamente in causa. Certo, gli ospedali non sono necessariamente il luogo migliore per perseguire l’obiettivo di accompagnamento e sostegno. Ma proprio per questo occorre non rinunciare alla ricerca di modalità e strumenti più adeguati per un progetto condiviso: accompagnamento e sostegno alla vita nascente e alle famiglie”, sottolinea.

Differenze. Paglia si sofferma poi sulla differenza dei due percorsi, che conducono allo stesso traguardo: “Gli strumenti farmacologici lo rendono un percorso “più pulito”? Non credo – dice Paglia – al massimo lo sottraggono alle relazioni. Lo rendono privo di rischi? Mi sembra che spostare in avanti i termini, dalla settima alla nona settimana, possa comportare un aumento di rischi e di stress per la donna, come implicitamente si riconosce quando si suggerisce come criterio di esclusione ansia e bassa soglia del dolore. Il giudizio sull’aborto, come sia, è sempre negativo. E senza equivoci”.

Diritto. Paglia interviene poi sulla questione del diritto all’aborto: “Chi ne fa un discutibile “diritto” vuole nascondere che l’aborto è sempre un dramma con quattro vittime: la donna, l’uomo che l’ha messa incinta, il figlio che non nasce, la società intera che si dimostra incapace di prevenire. Il declino di una efficace azione dei consultori familiari evidenzia questo disimpegno, che tende in realtà a far gravare in modo sempre più pesante sulle spalle della sola donna l’onere di un gesto che lascia un segno profondo nella sua biografia”.

E specifica: “La Chiesa condanna l’aborto, non la donna che ricorre a questa pratica. È misericordiosa, è presente, aiuta e accoglie tutte le sue figlie e i suoi figli, anche quelli che soffrono e che sbagliano. Invito i politici, gli amministratori, i miei confratelli vescovi, i sacerdoti, a unirci per una grande battaglia di civiltà: creare le condizioni affinché scompaia presto questa piaga e ci sia una società capace di accogliere e far crescere tutti, dai bambini agli anziani. Dirò di più: il “dopo” Covid 19 – se possiamo parlare di “dopo – ce lo impone”.   L’intervista è leggibile interamente a questo link.

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