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Terni, il vescovo: “Per la città serve una nuova speranza contro il degrado”

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Terni, il vescovo: “Per la città serve una nuova speranza contro il degrado”

Redazione
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TERNI – Dopo la processione di ieri sera che ha accompagnato, con seguente veglia, l’arrivo dell’iurna con le spoglie di San Valentino in Duomo, oggi alle 9.30 in Cattedrale il vescovo monsignor Piemontese ha presieduto il Pontificale alla presenza delle autorità insieme a tutti i sacerdoti della Diocesi, i diaconi, le associazioni, i movimenti ecclesiali.

Prima del Pontificale, il Vescovo ha accolto le autorità militari, i cavalieri del Santo Sepolcro, l’Ordine di Malta, le associazioni ed i movimenti, oltre ai sindaci (pochi) dei comuni della Diocesi. Presenti anche il prefetto De Biagi, il questore Messineo, il sindaco Latini, che ha pronunciato l’affidamento della città a San Valentino e acceso la lampada votiva, il vicesindaco  Giuli, gli assessori Salvati e Cecconi, l’onorevole Nevi, oltre al presidente della provincia Giampiero Lattanzi e quella della regione Catiuscia Marini.

Presenti le telecamere di France 2, la tv di stato francese, già da alcuni giorni in città per riprendere i festeggiamenti in onore di San Valentino.

L’omelia. Il vescovo ha incentrato l’omelia sulla lettura del Vangelo di Giovanni e sulla versetto centrale: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo”

“San Valentino – ha detto il presule – è l’esempio dell’amore sui modello del buon pastore e non del mercenario, che non pensa al popolo ma solo sè stesso. Il modello di amore di San Valentino è simbolo di successo, il popolo sa riconoscere la voce dei veri pastori, quelli che lo amano e noi siamo il popolo di San Valentino, che accetta la proposta di mettere al centro l’amore ed i sentimenti autentici, la legalità, il rispetto delle persone, il dono anche della propria vita anche per favorire e salvare quella degli altri, una missione nobile e alta, per una società gioiosa, pacifica, tollerante, rispettosa di tutti (…)”

Il presule si è poi soffermato sul declino e sulle tante situazioni di povertà con cui è venuto a contatto attaverso la visita pastorale, invitando le istituzioni ad un dialogo ed una collaborazione ‘per dare vigore ad una nuova speranza’ ed è tornato a parlare dell’ ‘inverno demografico’ che favorisce ‘una città di vecchi perchè la disoccupazione giovanile spinge ai giovani ad emigrare’. E poi ha parlato di burocrazia, ambiente e dei ‘gruppi ristretti di nuovi barbari’ che devastano la città, riponendo la fiducia nei giovani che ha incontrato durante la visita pastorale. Ed infine un esortazione ai laici cristiani per un impegno «a svolgere la missione di lievito nella società, di impegno politico. A cento anni della sua pubblicazione, il manifesto di don Sturzo, “l’appello a tutti gli uomini liberi e forti”, può essere l’ispirazione anche per la realtà odierna”.

Percorso Il percorso di ritorno della processione è stato il seguente: piazza Duomo, via Aminale, corso del Popolo, piazza Ridolfi, piazza Europa, via Garibaldi, rotonda Filipponi, via Piave, rotonda Martin Luther King, strada delle Grazie, via fratelli Cervi, via Giacomo Menotti Serrati, via San Valentino, via papa Zaccaria, attraversando le parrocchie del Sacro Cuore e Santa Maria del Carmelo. Sul sagrato della Basilica c’è stato il saluto del presidente dell’Azione Cattolica diocesana Luca Diotallevi e la benedizione finale del vescovo Piemontese. L’urna è stata quindi riposta all’interno della basilica alla venerazione dei fedeli.