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Terni, il Comune chiede lo ‘sconto’ ad Asm: ecco la risposta

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Terni, il Comune chiede lo ‘sconto’ ad Asm: ecco la risposta

Andrea Giuli
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Asm Terni

TERNI – Sembrerebbe un tentativo di saldi fuori tempo massimo. La richiesta di uno ‘sconto’ momentaneamente naufragata.

Il settore è quello della pubblica illuminazione, dato in gestione e manutenzione dal Comune all’Asm con un contratto di servizio stipulato nell’aprile 2004 e valido fino al 31 dicembre 2050. Un settore (tra gli altri) che negli ultimi tempi è finito nell’occhio del ciclone giudiziario sugli appalti pubblici, chiamato ‘Operazione Spada’, e nell’occhio del ciclone politico-finanziario, con una ‘strana’ vicenda legata ad una nuova ipotesi di affidamento del servizio e con l’inserimento dello stesso tra quelli da tagliare pesantemente (un risparmio di oltre 2 milioni all’anno per 5 anni), nell’ambito del piano di rientro pluriennale del Comune per scongiurare il dissesto finanziario.

La lettera di risposta di Asm al Comune

La lettera di risposta di Asm al Comune

Lo sconto negato Ma in questo caso, il punto è un altro. Forse collegato a tutto ciò, ma sicuramente bizzarro. Da chiarire nelle motivazioni e nei contorni. Si tratta una lettera che l’Asm ha inviato, con data 19 gennaio 2017 e a firma del direttore generale Tirinzi, indirizzata al l’assessore comunale Piacenti, al dirigente al funzionario del settore, in cui l’azienda interamente di proprietà comunale si dice dispiaciuta e dolente di non poter accogliere la richiesta di palazzo Spada, “peraltro pervenuta in modo del tutto informale, di limitare ad euro 200 mila l’importo del canone di illuminazione pubblica svolto nel comune di Terni per l’anno 2016. L’importo suddetto, ancora una volta, è determinato in via unilaterale da codesta amministrazione e non è condiviso da questa Azienda che lo reputa del tutto inadeguato rispetto all’impegno di risorse profuso in tale attività. Solo in considerazione delle gravi difficoltà finanziarie di codesta amministrazione, Asm ha sinora ritenuto responsabilmente di accettare quote di acconto, come risulta dalla corrispondenza intercorsa nel corso di questi anni. A tutt’oggi il saldo dovuto non è stato corrisposto”.

Nelle righe finali, Asm ricorda al Comune che è in vigore un contratto fino al 2050 e “che va rispettato, salvo accordi tra le parti che ad oggi non sono intervenuti”. Perché, dunque, tale richiesta di sconto da parte di palazzo Spada?

 

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