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Terni, il commissario straordinario propone la tassa di soggiorno: levata di scudi di Federalberghi e Confcommercio

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Terni, il commissario straordinario propone la tassa di soggiorno: levata di scudi di Federalberghi e Confcommercio

Andrea Giuli
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TERNI – In un incontro recente tra il commissario straordinario del Comune di Terni e i vertici di Federalberghi e Confcommercio Terni, l’attuale reggente dell’amministrazione comunale pare proprio abbia prospettato ai rappresentanti delle categorie in questione l’introduzione, per la prima volta in città, di una tassa di soggiorno per le strutture ricettive. Inevitabilmente, è scattata, anche se non si è per ora in presenza di un atto ufficiale e definitivo, la levata di scudi degli operatori del settore.

Le cifre Da quanto trapela ufficiosamente, la nuova tassa sarebbe, in sostanza, così articolata: 5 euro per le strutture a cinque stelle, 4 euro per quelle a quattro stelle, 3 euro per le tre stelle, 2 euro per le due stelle e 50 centesimi per campeggi e affini. Le cifre sono comprensive del raddoppio causato dal dissesto dell’ente.

LA DELIBERA DEL COMMISSARIO 

Contrarietà Ecco dunque, in una nota ufficiale, la contrarietà di Federalberghi e Confcommercio Terni: “L’introduzione dell’imposta di soggiorno a Terni avrebbe pesanti ripercussioni negative sulla già precaria situazione dell’economia cittadina. Federalberghi e Confcommercio esprimono perciò forte preoccupazione e completo disaccordo rispetto all’applicazione della tassa di soggiorno da parte del Comune di Terni, prospettata dal Commissario in un recente incontro”.

Federalberghi, Guagliozzi Secondo la rappresentante di Fedralnerghi della provincia di Terni, Alessandra Guagliozzi, “pur consapevoli del ruolo che si trova ad affrontare il Commissario Straordinario, chiamato ad amministrare nella condizione di dissesto dell’Ente – afferma Alessandra Guagliozzi, rappresentante di Federalberghi della provincia di Terni – esprimiamo la nostra assoluta contrarietà all’imposta di soggiorno, che riduce la competitività del sistema turistico locale. Il provvedimento aggraverà le difficoltà degli operatori del settore, riducendo la competitività dell’offerta ricettiva. L’imposta infatti disincentiva la permanenza sul territorio, soprattutto se non c’è una omogenea applicazione da parte dei comuni limitrofi. L’applicazione dei massimi importi, prevista dalla normativa in caso di dissesto, seppur con principi di gradualità, esenzioni ed agevolazioni, porterà nel concreto all’adozione di una tariffazione fissa, molto articolata, poco comprensibile per il turista ed a volte anche iniqua. L’applicazione dell’imposta di soggiorno a ridosso della stagione estiva, inoltre, riverserebbe inevitabilmente l’onere sui gestori delle strutture ricettive che non potranno richiedere ai clienti il pagamento di un prezzo superiore a quello contrattualmente già definito. Considerando l’impatto delle altre imposte locali, in primis Imu e Tari, riteniamo sia doverosa una equilibrata ed equa distribuzione del carico fiscale, senza penalizzare ulteriormente la nostra città e gli operatori del settore ricettivo. Sarebbe invece quanto mai urgente contrastare il dilagante fenomeno dell’abusivismo nel settore della ricettività extralberghiera. Anche nella nostra città cresce il numero di appartamenti e bed and breakfast che, mediante la collaborazione con siti specializzati nell’ospitalità, lavorano senza le necessarie autorizzazioni. Se al sommerso si applicassero le stesse regole delle imprese ricettive, entrerebbero nelle casse del Comune quelle risorse che l’Ente vuole intercettare con l’imposta di soggiorno”. 

Confcommercio, Lupi Per il presidente di Confcommercio Terni, Stefano Lupi “negli ultimi anni sono stati profusi sforzi per sviluppare il turismo; settore che nel comprensorio ternano, se supportato da idonee strategie ed azioni pubbliche e private, può diventare un fattore di sviluppo territoriale. L’introduzione dell’imposta di soggiorno rischierebbe di vanificare molte delle iniziative intraprese, con danni diretti alle strutture ricettive e a ricaduta su altri settori, come pubblici esercizi, servizi e commercio”.

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