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Terni, i sindacati difendono l’usciere del Centro per l’impiego e vanno dal prefetto

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Terni, i sindacati difendono l’usciere del Centro per l’impiego e vanno dal prefetto

Andrea Giuli
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Fila al centro per l'impiego

TERNI – Dopo gli spiacevoli fatti di alcuni giorni fa, con la denuncia mediatica di un giovane utente a proposito del malfunzionamento del Centro per l’impiego di Terni e di una “incomprensione” con un usciere, la vicenda più complessiva del Cpi riemerge con forza. E sono i sindacati, Cgil-Fp, Cisl-Fp e Usb di categoria, a rialzare la testa con una nota congiunta: difendono i dipendenti del Centro e annunciano di rivolgersi al prefetto.

Sindacati dal prefetto “Non ci stanno gli addetti del Centro per l’impiego di Terni – si legge in questo comunicato unitario – a fungere da capro espiatorio per le disfunzioni, le disattenzioni, le lentezze burocratiche e le carenze di organico sofferte dalla struttura di Terni e per questo si rivolgono al Prefetto e annunciano lo stato di agitazione, con una istanza unitaria”.

Bollettino di guerra, magagne, pressing su istituzioni Prosegue la nota sindacale: “Più volte le organizzazioni sindacali hanno denunciato lo stato di difficoltà degli uffici, difficoltà dovute a carenze strutturali e a una dotazione organica non in grado di soddisfare le esigenze dell’utenza che giornalmente si rivolge agli uffici per pratiche che spesso hanno tempi di svolgimento molto ristretti. Si tratta di 50/60 persone la mattina e circa 15/20 il pomeriggio che si presentano al front office, affidato a soli 4 operatori, con computer dotati di software inadeguato e spesso non funzionanti e con procedure lunghe e ripetitive, imposte dalle complesse procedure introdotte dal Jobs Act. Che dire di un elimina-code elettronico guasto da moltissimo tempo, con gli uscieri che si arrangiano come possono, ritagliando e numerando fogli di carta per garantire un accesso regolamentato. Cosa dire dei cittadini che giustamente pretendono un servizio che garantisca qualità, rapidità e competenza, esigenze spesso tradite dalle carenze organizzative. Porte che non si chiudono, maniglioni di sicurezza rotti e serrande non funzionanti, igienizzazione degli uffici insufficiente, impianto elettrico inadeguato. Questa è la situazione generale, più volte denunciata e mai risolta. Più volte gli stessi operatori hanno dovuto ricorrere alle forze dell’ordine per garantirsi l’incolumità, di fronte all’utenza giustamente esasperata dai disservizi. Cosa si aspetta? Che eventi tragici come quelli accaduti in altre strutture pubbliche accadano anche a Terni? Oppure Regione e Provincia una volta per tutte definiranno competenze e responsabilità?”.

Minacce agli addetti, denuncia Per i sindacati “le minacce agli operatori del servizio sono già arrivate e saranno oggetto di un esposto alla Procura della Repubblica, al fine di verificarne la consistenza. Questo sarà il contesto che puntualmente verrá illustrato al Prefetto nel tavolo attivato secondo la legge e che vedrá tutti gli attori coinvolti nella gestione del servizio per cercare di risolvere definitivamente la questione”.

Difesa dell’usciere, possibile mobilitazione Infine: “Che nessuno pensi di scaricare le responsabilità su un singolo dipendente, anche se si è reso protagonista di reazioni non adeguate, determinate dal quadro descritto. I lavoratori si aspettano impegni seri e scadenzati e se cosi non sarà, non resta altro che la mobilitazione e il ricorso agli Enti di tutela e verifica delle condizioni di lavoro”.

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