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Terni, i no green pass: “Noi cavalieri della libertà”. Fischi contro giovani e forze di Polizia

TERNI – Circa 300 persone da tutta l’Umbria si sono ritrovate a Terni nel giorno del green pass obbligatorio per protestare contro l’applicazione del certificato verde. Un serpentone partito dall’obelisco di Pomodoro, che da lì, al  grido di “no green pass” e intonando l’inno di Mameli ha raggiunto piazza della Repubblica. Davanti al PalaSì è stato allestito come di consueto il palco per gli interventi, al termine dei quali il corteo ha attraversato corso Tacito.

Contro tutti, compresi i giovani

Manifestazione pacifica ma toni forti. “Infami” è il termine più leggero, ma il campionario è vasto. Si va “Il green pass è un provvedimento mafioso e per i mafiosi c’è il 41 bis” a cori contro Draghi, contro la Fornero ed anche contro l’ex ministro Lorenzin, perchè poi dal vaccino contro il Covid si è passati alla protesta anche contro l’obbligo vaccinale dei neonati.

Attacchi e fischi ai giovani “che non ci sono oggi in questa piazza” ed anche alle forze dell’ordine “che dovrebbero difendere la costituzione, quindi noi ed invece sono asservite”. E quei pochi che – pur condividendo il dissenso e la protesta – provano a dire  che “non c’è bisogno di insultare le persone, focalizziamoci sulla libertà e sui pensieri positivi”, vengono fischiati a loro volta. Perchè l’urlo e l’insulto sono parte integrante di una protesta che intende la libertà solo in un senso.

Portuali e cavalieri

“Uno, cento, mille portuali” il coro che si è alzato più volte dalla folla, in solidarietà ai lavoratori del porto di Trieste, presi a modello, “perchè la protesta parte dal basso e speriamo che tutta l’Italia chiuda”, arringano dal palco quelli di Fronte del Dissenso e della  Fisi (Federazione italiana sindacati intercategoriali), organizzatori della manifestazione.

“Noi oggi siamo qui come cavalieri che si battono per la liberta”, dicono dal palco, “oggi il demone da sconfiggere è un qr code”.  Il Green pass imposto dal governo Draghi è, secondo i protestatari “un atto illegale perché viola la Costituzione e rappresenta un sopruso intollerabile per tutti i lavoratori, Draghi ci ha chiarato guerra”.
“Non è uno strumento di prevenzione sanitaria – è stato detto -, ma rappresenta un ricatto per licenziare coloro che rifiutano un vaccino sperimentale che non protegge dal virus e non impedisce il contagio”.

Contro mascherine tamponi

“Mi raccomando state ben stretti ed ammassati” è la raccomandazione iniziale. Tutti ovviamente senza mascherine “perchè sono il simbolo della dittatura e noi non ci stiamo. Resistete contro la dittatura”, gridano dal palco. Roberto  Martina, presidente degli Avvocati per la Costituzione si vanta “di non aver mai fatto un tampone”.

Medici, Oss e Operai

In piazza tutte le categorie. Presente anche un dirigente sanitario sospeso senza stipendio, acclamato dalla folla: “Non ho il pane da portare a casa, perchè adesso sono fermo. Non mangiare vuol dire morire di fame”. “Questo è una medaglia”, gli gridano dalla folla.

Un’operatrice sanitaria di Gubbio spiega di essere stata sospesa dall’azione di volontariato, al primo tampone. Una cuoca sottolinea di essere vaccinata ma di essere presente “per solidarietà” e “disposta a scioperare fino a perdere il posto di lavoro, per dare un futuro ai nostri figli”. Manuel, operaio è in piazza con la famiglia “perchè il lavoro non si tocca, dobbiamo pagare le bollette”. Ma non mancano anche operatori della scuola, delle università e tanti, tantissimi pensionati.

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