CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Terni, fontana di piazza Tacito e il Verdi perennemente ‘impacchettati’

Terni Politica Extra

Terni, fontana di piazza Tacito e il Verdi perennemente ‘impacchettati’

Andrea Giuli
Condividi

TERNI – L’intero gruppo in consiglio comunale del M5S e il capogruppo pentastellato in Regione bombardano il resto del mondo e stendono l’ennesimo ‘elenco delle doglianze’ che avviluppa la seconda città umbra, così come ‘incartati’ seno i suoi simboli culturali più noti.

Beni e simboli culturali impacchettati “Cascata delle Marmore, teatro Verdi, fontana di piazza Tacito. Si tratta – scrivono i rappresentanti del M5S – di beni culturali assai diversi tra loro, uniti dallo stesso infausto destino: la chiusura. A Terni si sfregia sistematicamente un bene culturale, un simbolo; poi lo si ‘incarta’ sine die, e non accade niente. Parliamo della fontana di piazza Tacito, ex biglietto da visita del capoluogo. Come per le Marmore, donate a una multinazionale e quasi sempre chiuse, la sorte riserva forzata siccità e degrado anche alla nostra Fontana: e noi saremmo la ‘città delle acque’? Di tanto svilimento occorre ringraziare direttamente le istituzioni, a iniziare da Comune di Terni e Asm. Su questo disastro fanno ampiamente la propria parte il ministero dei Beni Culturali e la Soprintendenza, incapaci di sanzionare alcuno, ma lestissimi nel cambiare idea sul progetto di recupero, con rari sprazzi di autonomia e tali da attivare ogni volta una guerriglia in seno al Dicastero. Per suo conto, all’epoca, la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni lasciò avviare i lavori senza certezze su linea e garanzie qualitative di esecuzione, mentre il Comune, frattanto, ci ha pure guadagnato qualcosa grazie alla pubblicità sull’impacchettamento esterno della fontana. Sarebbe bene dire basta, ancorché i cittadini appaiano assuefatti e rassegnati alla mutilazione culturale: Cascata ‘privatizzata’, San Valentino degradato, teatro Verdi chiuso da otto anni, e altro ancora. Si va avanti così, senza un’idea concreta, senza slanci, tra potenzialità ridotte a emergenze. Non esiste un progetto culturale, fuorché quello di privatizzare beni comuni, esternalizzando i servizi, senza incassare granchè”.

Tags:
Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

  • 1

Ti Potrebbe anche Piacere