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Terni, festa dell’integrazione: “Stop a immigrazione selvaggia per ripartire. Speranza nei bambini”

Cronaca e Attualità Terni

Terni, festa dell’integrazione: “Stop a immigrazione selvaggia per ripartire. Speranza nei bambini”

Emanuele Lombardini
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TERNI – Il freddo polare e il giorno di festa non favoriscono la puntualità e così all’appuntamento con la festa dell’integrazione, organizzata dalla Consulta comunale per l’immigrazione di Terni, le varie comunità arrivano alla spicciolata e la sala blu di Palazzo Gazzoli fatica un po’ a riempirsi. Ci sono i rappresentanti della comunità rumena, l’associazione Italia-Albania, le associazioni islamiche dell’Umbria, l’associazione Latinos Unidos, Namastè,  il gruppo di preghiera filippino Loved Flock e tanti altri. Ma ci sono anche la chiesa cattolica, con qualche sacerdote, alcuni ternani sensibili al tema e le istituzioni civili. Meno gente, senz’altro, di quella preventivata, ma non per questo il messaggio non è risuonato forte: “Lavorare insieme, per favorire l’integrazione”.

Festa dell'integrazione Terni

Festa dell’integrazione a Palazzo Gazzoli, Terni

Uniti contro l’immigrazione selvaggia per favorire l’integrazione Soprattutto, c’è la parte sana dell’immigrazione, quella che lavora e che vuole semplicemente essere parte della città. Lo dice chiaro e tondo Abderrahim Maarouf, presidente della Consulta e uno dei due imam cittadini (l’altro, Mimoun El Hachmi, è in platea): “Siamo noi le prime vittime di questa situazione, di questa tensione generata da una cattiva gestione del problema – ha spiegato – Le parole non bastano, bisogna fare di più: vogliamo che Governo, Europa e Onu prendano in mano la situazione e risolvano il  problema delle nazioni sottosviluppate, che è anche alla base di questa immigrazione selvaggia, è questa che va fermata. Noi vogliamo collaborare a questo scopo, per ricreare un rapporto di fiducia fra italiani e stranieri e fra le varie religioni, per una sana convivenza. Ma serve una collaborazione anche da parte della città: per raggiungere l’integrazione piena ci vuole un impegno bilaterale”.

Questioni che si intrecciano, inevitabilmente, come sottolinea anche Mario Andrea Bartolini, ex parlamentare da sempre sensibile a queste tematiche: “L’integrazione fra popoli e culture è nel dna di un paese come l’Italia, ma se non si trova una situazione a questo problema dell’immigrazione incontrollata, andremo incontro a periodi ancora più difficili”. E nell’elogiare il lavoro sul campo che la consulta fa quotidianamente, lancia un sasso che cade nello stagno e fa rumore: “Siamo sicuri che ci sia questo impegno da parte di tutti? Spesso mi capita di vedere che alcune comunità preferiscono risolvere le situazioni difficili fra loro”. Un concetto, quello della collaborazione e dell’impegno necessario da parte di tutti, che sottolinea anche Silvano Ricci, consigliere comunale di Sinistra Italiana ed impegnato nella cooperazione internazionale: “Siamo noi i primi a sfruttare queste popolazioni – ha sottolineato portando l’esempio del calcio, che sempre più crea scuole nei Balcani perchè a costi minori – e questo certo non favorisce lo sviluppo delle popolazioni. Questo genera povertà, guerre e immigrazione, con tutto quello che ne deriva”.

Speranza nei bambini. Il sindaco Leopoldo Di Girolamo, nel fare gli onori di casa ha ricordato come da sempre la città abbia nell’accoglienza e nell’integrazione i suoi valori fondanti: “Anche la mia famiglia (il primo cittadino è originario di Montorio al Vomano, in Abruzzo ndr) è stata accolta qui, ha potuto lavorare e farsi una famiglia. Certamente, il momento difficile che stiamo vivendo, con i tristi episodi a livello internazionale che hanno inasprito i rapporti fra popoli e religioni, impongono un lavoro ancora più intenso e l’impegno di tutti. Oggi questa festa è una tradizione che si rinnova, anche se c’è meno gente e rinnova l’impegno di questa città per il dialogo e l’integrazione”.

E’una festa, ma non ci si nasconde dietro ad un dito. Il fatto che la sala sia tutt’altro che piena ha lasciato un retrogusto amaro. Più di qualcuno in sala sussurra che oltre al freddo e al dì di festa, anche i recenti eventi internazionali possano aver inciso, ingenerando paura del confronto anche in chi il confronto lo vuole e lo cerca. Ecco perchè il concetto di impegno bilaterale in questo senso risuona forte in tutti gli interventi. Quello di Piera Piantoni, assessore alla scuola ed ai servizi sociali di Narni, delegata del sindaco Francesco De Rebotti presidente di Anci Umbria è realista: “Non sono ottimista – dice riprendendo le parole di Papa Francesco – ma ho speranza. Forse è ancora presto perchè i figli di questa generazione di immigrati si sentano pienamente cittadini, anche se sono nati qui e perchè le nostre città, la nostra gente capisca l’importanza dell’integrazione. E’presto perchè il contesto storico e sociale ha ingenerato una guerra fra poveri, dove ognuno si chiude a difesa del proprio fortino. E dove ci si chiude non c’è sviluppo, non c’è crescita. Dobbiamo lavorare su questo, per essere solidali ed accoglienti”

“Non sono ottimista – prosegue – ma ho speranza, perchè da assessore alla scuola conosco la realtà e vedo che nelle classi, fra i bambini, la differenza di colore, di razza, di religione, non esiste: sono amici e giocano insieme. Perchè sono nati tutti qui, parlano la stessa lingua, fanno gli stessi giochi. E se nel giocare una pecora diventa un cammello, non ha importanza. E’importante che si difenda la nostra cultura, le nostra tradizione ma difenderla non vuol dire non conoscere anche quella degli altri. I bambini nelle classi fanno questo: quando c’è l’ora di religione, i ragazzi di altre religioni non escono: restano lì e ascoltano. Così all’opposto quando magari sono quelli non cattolici a raccontare le proprie: vado a tutte le feste, a tutti gli incontri e questa è la realtà. Allora ecco: l’integrazione fra popoli e culture passa dai bambini: saranno loro, ad insegnare agli altri quando saranno grandi la convivenza fra popoli. Loro sono la speranza per il futuro e per una società nel segno dell’integrazione”. Balli, canti tipici e auguri di buon anno multilingue hanno concluso la manifestazione.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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