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Terni, elezioni provinciali bagarre: se il centrodestra piange, il centrosinistra ride poco

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Terni, elezioni provinciali bagarre: se il centrodestra piange, il centrosinistra ride poco

Andrea Giuli
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A. G. 

TERNI – Il centrosinistra ha vinto – e nettamente- le elezioni provinciali di secondo livello a Terni (come a Perugia) di domenica scorsa. E questo è chiaro come il sole che sorge ogni mattina. Ciò detto, però, se a dritta si piange, a manca non ci si sbellica dalle risate. E se nel centrodestra le magagne sono oggi maggiori, nel centrosinistra la vittoria conferma e, se possibile, amplifica alcuni problemi.

RISULTATI E PREFERENZE

Centrosinistra E partiamo dai vincitori di questa tornata elettorale che, si dice, interessi soltanto il ceto politico ma che, di contro, non è completamente snobbata dall’opinione pubblica, se non altro come pretesto per continuare – a torto o a ragione – a vomitarne di ogni (specie sui social) nei confronti della stessa classe politica e di un ente le cui elezioni sono solo appannaggio dei politici, in base al farraginoso decreto Delrio.

Giampiero Lattanzi

Giampiero Lattanzi

Fibrillazioni per il vice e le deleghe Seppure il presidente eletto del centrosinistra, Giampiero Lattanzi (sindaco di Guardea) ha totalizzato un 71,1% di voti contro il 73% di Di Girolamo nelle stesse elezioni dell’ottobre 2014, la vittoria è netta e, anzi, mostra un centrosinistra compatto, nonostante le molte, pesanti vicende – giudiziarie e non – che la coalizione manifesta al Comune di Terni. Inoltre, il centrosinistra, per effetto del complicato calcolo dovuto al voto ponderato nelle varie zone, ha strappato l’ottavo consigliere provinciale rispetto ai sette di due anni fa. Detto questo però, l’elezione ha presentato i suoi conti e ora si aprono i problemi (soliti) di chi deve gestire la vittoria.

Valdimiro Orsini

Valdimiro Orsini

Anzitutto, il voto consegna lo scettro delle preferenze ponderate al consigliere comunale ternano del Pd, Valdimiro Orsini che così tarpa le ali ai sogni di gloria del collega a palazzo Spada, Renato Bartolini. Una ‘gara’ tra due ‘centristi’ nel pianeta democratico. Ma, soprattutto, una pesante ipoteca sulle eventuali velleità di Bartolini di sedersi sulla poltrona di vicepresidente della Provincia. Del resto, non sarà facile neanche per Orsini – ammesso che gli interessi – fare il numero due del presidente Lattanzi, breghiano di ferro. Il consigliere regionale Brega, inoltre, piazza con un notevole bottino di voti personali un altro ‘suo uomo’, il vicesindaco di Calvi, Spaccasassi. Si presenteranno, poi, problemi per la distribuzione delle cosiddette deleghe para-assessorili che, per la verità, non sono obbligatorie, ma una facoltà del presidente. Particolarmente appetita quella alla promozione turistica e alle politiche territoriali e ambientali. Per tale, eventuale delega, Lattanzi (e il partito) dovranno usare prudenza e saggezza, visto che gli incroci “parentali” (rispetto ad incarichi in organismi di derivazione pubblica) per qualche consigliere di maggioranza eletto ed eventuali conflitti potrebbero essere scivolosi. Infine, a detta di vari sergenti e tenerti del Pd ternano, l’affermazione del centrosinistra alle provinciali può essere ascritto in gran parte alle scelte e alle impostazioni dettate dai due segretari, comunale e provinciale del Pd, Monti e Trappolino. Una affermazione, dunque, non senza conseguenze nelle telluriche dinamiche interne dei democrat ternani.

Centrodestra Da queste parti, ‘gastriti’ e magagne sono ovviamente di altro tipo. La sindaca di Amelia sulla cresta dell’onda, Laura Pernazza, pur avendo incassato due punti percentuali in più del candidato presidente di centrodestra del 2014, non sembra aver massimizzato la sua figura di astro nascente. Insomma, poteva ‘tirare’ di più. Dai primi conti, peraltro, qualche voto mancherebbe rispetto al potenziale completo degli elettori consiglieri del centrodestra. Se il suo presidente di consiglio comunale, Pimpinelli (FdI), risulta mister preferenza nel proprio schieramento, non di meno la battuta di arresto del centrodestra è sensibile e non riesce ad approfittare dei notevoli problemi del centrosinistra e del Pd ternano.

Raffaele Nevi

Raffaele Nevi

Polemiche e sgambetti azzurri Gli stracci volano in FI e tra alcuni esponenti azzurri di vertice (il consigliere regionale Nevi) e quelli di FdI, come il consigliere comunale Cecconi. Si tratta delle solite accuse reciproche circa la gestione della fase pre-elettorale e della scelta, rivelatasi infelice, di non ostacolare le due liste, una di FI e FdI e l’altra di Lega Nord e civici. Battibecchi su eventuali responsabilità, possibili trappole e guerre su questo o quel candidato. Ma le polemiche maggiori e più velenose sembrano riguardare i forzisti ternani.

Francesco Ferranti

Francesco Ferranti

Qui, il capogruppo a palazzo Spada, Ferranti, non solo prende meno voti personali nel territorio della calvese Francesca Fiorucci, ma anche nel consiglio comunale di Terni dove il capogruppo becca solo un voto su tre dei consiglieri azzurri (c’è chi dice che, a questo punto, Ferranti si dovrebbe dimettere da capogruppo), mentre la Fiorucci ne prende due, risultando, non a caso, eletta, sancendo la tranvata di fatto di Ferranti. Vendette interne? Chissà. Non pochi occhi sono puntati su Nevi, regista, a detta dei maligni, della giubilazione di Ferranti. A caldo, lo stesso coordinatore provinciale di FI, il narnese Bruschini, si mostrava inviperito, minacciando redde rationem interni. Se e come lo scacchiere del centrodestra ternano si ricomporrà è arduo prevedere. Certo, un benedetto regalo dell’Epifania ad un Pd della Conca, alle prese con predissesti finanziari e delicate inchieste giudiziarie che chiamano in causa i vertici stessi di palazzo Spada.

 

Andrea Giuli
Andrea Giuli

Redattore

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