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Terni, ‘doccia gelata’ sui fondi per la bonifica dell’area di Papigno

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Terni, ‘doccia gelata’ sui fondi per la bonifica dell’area di Papigno

Andrea Giuli
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TERNI – Un altro fantasma sembra aggirarsi di questi tempi nei corridoi di palazzo Spada.

Fondi a rischio Un bel pezzo del cosiddetto sito di interesse nazionale di Papigno-Terni (Sin), interessato da un ambizioso, annoso e costoso progetto di bonifica e riqualificazione ambientale, rischia di andare in malora (se non vi è già andato, come si sostiene in alcuni ambienti politici) per gli effetti di possibili e presunti ritardi, inciampi, distrazioni, trascuratezze burocratiche, amministrative e politiche.

LA LETTERA DEL MINISTERO DELL’AMBIENTE

Lettera del Ministero Il segnale di pericolo si evince leggendo una lettera del ministero dell’Ambiente, datata novembre 2016 e indirizzata alla Regione, Comune e Provincia di Terni, in cui si parla dell’Accordo di programma per il completamento della bonifica dell’edificio F nell’area dell’ex stabilimento di Papigno, sottoscritto nel novembre 2015 tra lo stesso Ministero e gli enti locali umbri e ternani. Per l’esattezza, nella lettera ministeriale si legge che “ad oggi non è possibile trasferire alla Regione Umbria la somma di 845.885 euro, disciplinata nell’Accordo di programma” in questione, “in considerazione del fatto che l’articolo 5 del richiamato Accordo prevede che le risorse, pari a 854.885 euro, potranno essere trasferite alla Regione successivamente e condizionatamente alla conclusione del procedimento per l’individuazione del soggetto responsabile della contaminazione, o, comunque, previa attestazione della Provincia di Terni di impossibilità di individuazione di un responsabile”.

Doccia gelata dalla Provincia Ed in effetti, la missiva del Ministero reca anche il testo della nota della Provincia, sempre datata novembre 2016, in cui palazzo Bazzani comunica che “per quanto riguarda l’edificio F, solo a valle della necessaria caratterizzazione dei rifiuti ivi depositati e al riscontro di potenziale contaminazione delle matrici ambientali, le indagini, ex articolo 244 del D.Lgs. 152/06, potranno essere opportunamente indirizzate all’individuazione del nesso di causalità tra le attività industriali svolte e la produzione dei materiali depositati nell’edificio, nonché all’identificazione degli eventuali responsabili del deposito dei rifiuti; pertanto, allo stato attuale, risulta impossibile individuare responsabili della contaminazione”.

E, da quanto risulta, al febbraio di quest’anno la situazione è tuttora immutata. Al palo, insomma. Pericolosamente.

 

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