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Terni, discariche di Valle e inquinamento: rimpalli, cifre, lacune e la soluzione mancante

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Terni, discariche di Valle e inquinamento: rimpalli, cifre, lacune e la soluzione mancante

Andrea Giuli
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A.G.

TERNI – Discariche (in questo caso quella Ast di Valle e la ex rsu comunale) e inquinamento. La storia non è nuova, ma non per questo meno attuale. E gli effetti tuttora preoccupanti. Anche volendo sorvolare (in questa sede) sulle varie peripezie giudiziarie in tema – alcune ancora in corso – la problematica è scottante e urgente, come testimoniano le denunce e le sanzioni delle ore scorse in merito agli scarichi di acque reflue industriali e ai fanghi di depurazione di Ast.

Alcuni interventi, specie in tempi recenti, sono stati effettuati. Ma non bastano. La ex discarica dei rifiuti urbani del Comune è chiusa da oltre 10 anni, ma è contigua e per alcuni, significativi tratti confinante e sovrapposta alla grande discarica dell’acciaieria. Le indagini tecniche, i prelievi, le misurazioni, i progetti, i monitoraggi, le promesse ormai quasi non si contano.

Rimpallo sulla sorgente inquinante Gli ultimi sviluppi, risalenti a qualche mese fa e di cui è dato sapere ‘per tabulas’, ci parlano di una sorta di rimpallo tra Ast (proprietaria della grande discarica di Valle) e palazzo Spada (titolare della ex discarica rsu) sull’origine dell’inquinamento, specie mediante percolato, dei suoli e delle falde in quell’area; inquinamento che ha determinato la contaminazione di gallerie (Tescino) e in qualche caso anche di serbatoi. Il ministero dell’Ambiente, con il supporto di Arpa Umbria e Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale), continuano a chiedere formalmente ad azienda e Comune cosa intendano fare in tempi brevi per porre rimedio alla situazione (mettere in sicurezza) e per prevenire ulteriori problemi futuri.

Studio Ast, la situazione della discarica L’Ast ha prodotto nell’autunno scorso, attraverso la società Bortolami di Molfetta, uno studio idrogeologico dell’area della discarica di Valle. I progettisti riferiscono che nel biennio 2014-2015 in discarica giacevano rifiuti non pericolosi derivanti da trattamento scorie per il 76%, rifiuti pericolosi parzialmente stabilizzati per il 12% e fanghi prodotti da trattamento acque reflue industriali per il 3%. La discarica è divisa essenzialmente in due zone, A e B, oltre ad un vecchio nucleo originario che, non essendo impermeabilizzato, è stato chiuso e messo in sicurezza permanente negli ultimissimi anni. I progettisti affermano che nelle due zone sono in corso la coltivazione e in fase di completamento per settori la regolarizzazione e la copertura superficiale. La discarica è dotata di un impianto di drenaggio, captazione e raccolta del percolato che finisce in apposite vasche e poi rilanciato nell’impianto di trattamento rifiuti Dorr Oliver, interno all’Ast. Al termine dell’opera di coltivazione l’intera area sarà oggetto di capping (copertura) che ora insiste in gran parte della zona B, ma non in un settore. Anche nella zona A è presente un capping superficiale e la discarica è dotata anche di un sistema di canalette per irreggimentare le acque meteoriche e di ruscellamento che favoriscono il formarsi del percolato il quale, nel primo semestre 2016, ha raggiunto il volume medio mensile di circa 2.000 metri cubi (65 metri cubi al giorno). Ma non tutto il percolato viene drenato e può penetrare in falda.

Problemi, superamenti soglie di contaminazione Nel giugno 2016, tecnici Ast hanno condotto campionamenti di acqua di falda e perforazioni in 6 nuovi piezometri realizzati in discarica e in due di questi (il 12 e il 13) si sono riscontrati superamenti delle Concentrazioni soglia di contaminazione (Csc) per quanto riguarda Manganese, Nichel e Tricolorometano; la stessa Arpa ha rilevato i medesimi superamenti nelle acque sotterranee in tre pozzi esterni limitrofi all’area. Ulteriori campionamenti nei 6 nuovi piezometri, sempre svolti da personale Ast, hanno ancora riscontrato problemi di superamento delle Csc.

Contaminazione tra le due discariche Lo studio ‘pugliese’ di Ast afferma  che in corrispondenza dell’ex discarica rsu e la zona A (la più vecchia) della discarica Ast, il livello della falda è superiore alla quota della superficie di posa dei rifiuti per un’area di 50 mila metri cubi. Qui la falda risulta dunque alimentata da acque piovane filtrate nella discarica rsu e anche da infiltrazioni dal vicino fosso Cacciamano che essendo stato deviato non è più in grado di drenare le acque di ruscellamento provenienti da monte e che perciò si infiltrano nei rifiuti. Come noto, le acque creano in gran parte il fenomeno del percolato. Studi Arpa e Ast ipotizzano molto realisticamente che il percolato ibrido (da rifiuti e scorie di lavorazione acciaio) penetrato nelle falde – e poi a valle – possa essere stato originato in una fase in cui nell’area contigua tra le due discariche si abbancavano contestualmente rsu e scorie.

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Ex discarica comunale rifiuti Secondo quanto si legge nella relazione dell’Ispra che commenta lo studio Ast, su 6,6 ettari della ex discarica rsu soltanto 2,67 risultavano recentemente dotati di un sistema di impermeabilizzazione. Il volume complessivo oggi stimato dei rifiuti presenti è di circa 1.180.000 metri cubi: 890 mila di rifiuti, 80 mila di scorie acciaieria, 210 mila di terreni di riporto provenienti in parte dagli scavi per l’ampliamento della discarica Ast. La ex discarica rsu è dotata di una tubazione drenante più a valle e di una vasca di raccolta e di 8 camini per la dispersione dei biogas prodotti, ma non ha una impermeabilizzazione di superficie, nè un sistema di raccolta delle acque piovane, ad eccezione di un solo fosso di guardia.

Soluzioni, proposte, suggerimenti Gli stessi progettisti Ast propongono indagini integrative sui piezometri a monte e a valle della ex discarica rsu e la prosecuzione di monitoraggi e, come primo intervento su quella discarica per ridurre il percolato, realizzare una trincea profonda drenante a monte e migliorare la funzionalità del fosso di guardia a monte, con pulizie e pendenze. Proposte condivise dall’Ispra che però sottolinea come lo studio idrogeologico Ast riguardi solo l’acquifero superficiale, “ma nulla viene detto su quello profondo di cui è necessario definire le caratteristiche piezometriche e idrochimiche”. L’istituto precisa anche che sono necessarie ulteriori verifiche nel fondo della zona A della discarica Ast ormai chiusa e che potrebbe essere non totalmente impermeabilizzato. Poi c’è il megaprogetto di Ast, gravato gestione Morselli, di bonifica totale della discarica che dovrà trasformarsi in un altro verde collina con parco giochi, sentiero e sculture. Ma questa è un’altra storia. O quasi.

Il Comune Palazzo Spada, in risposta alla lettera del Ministero e allo studio Ast, precisa, mediante una missiva del dirigente del settore, che lo stesso studio ammette la parziale assenza di capping in ambedue le discariche e che tra rifiuti urbani e scorie vi è possibile contaminazione e sovrapposizione nelle zone contigue. Ma il dirigente riconosce anche che non sono mai stati effettuati campionamenti delle acque nei piezometri interni alla ex discarica rsu. Insomma, sono necessarie altre verifiche e il Comune ha intenzione di operare la manutenzione straordinaria della canaletta di guardia della ex discarica e di effettuare la messa in sicurezza definitiva dell’area, tramite capping, solo in caso la discarica Ast non si ampliasse ulteriormente.

 

 

 

 

 

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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