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Terni, Di Girolamo super-garantista: resto per etica. Legnate a stampa e M5S

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Terni, Di Girolamo super-garantista: resto per etica. Legnate a stampa e M5S

Andrea Giuli
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Il sindaco Leopoldo Di Girolamo

TERNI – Politica e giustizia. Il sindaco di Terni, Di Girolamo, con un fluviale intervento si mette, lancia in resta, alla guida del fronte iper-garantista dei sindaci e degli amministratori pubblici, parlando del ruolo della magistratura, delle inchieste nazionali e locali, a cominciare da quella ‘Operazione Spada’ che coinvolge alcuni suoi assessori e dirigenti comunali, e assestando pedagogiche legnate al Movimento Cinque Stelle e al mondo del giornalismo. Un intervento ricchissimo di spunti, anche sorprendenti per certi versi. E che sembra ricalcare, più o meno pedissequamente, quelli vanamente proferiti per anni da molti esponenti politici nel celeberrimo, appena trascorso ‘ventennio’. Ecco la versione sostanzialmente integrale dell’intervento del sindaco di Terni:

“Ormai da qualche anno – dichiara il sindaco Leopoldo Di Girolamo – l’opinione pubblica nazionale è scossa da ripetuti casi giudiziari che hanno riguardato amministratori locali che hanno utilizzato il mandato loro conferito dai cittadini per vantaggi personali. 

L’Umbria isola quasi felice Il malaffare sembra essersi spostato dagli apparati centrali dello Stato al sistema delle autonomie locali e della ricerca di sostegno economico illegittimo ai propri partiti al vantaggio personale o di una rete di potere. In questa graduatoria poco invidiabile emerge che l’Umbria è di gran lunga la regione dove reati di questo tipo si sono consumati di meno. Una costatazione da accogliere sicuramente positivamente ma che non deve assolutamente farci abbassare la guardia. Insieme con un nuovo dispiegarsi delle misure previste dalla legge sull’anticorruzione e del ruolo dell’Anac va dispiegato un lavoro di relazione con le varie articolazioni della società per promuovere il valore dell’agire sia pubblico sia privato. Noi lo stiamo facendo da tempo, promuovendo incontri nelle scuole superiori e sono molto apprezzabili anche iniziative di privati, quali quelle prese dalla maggiore azienda del territorio, l’AST, in collaborazione con la Prefettura. 

Giustizialismo Ma oltre ai reati certificati con condanna definitiva, il dibattito pubblico, specie in questi ultimi mesi, ha ruotato intorno al comportamento da tenere in caso di un amministratore sottoposto ad indagini, con risposte estremamente diverse tra loro perché corrispondenti a valutazioni individuali: dalle dimissioni da presidente della Regione Emilia Romagna di Vasco Errani all’autosospensione del sindaco di Milano Beppe Scala, alla legittima tenuta di altri amministratori che continuano nella loro azione in attesa che la loro posizione si chiarisca. Quello che emerge è la mancanza di un quadro di riferimento unitario e condiviso.
Per quello che mi riguarda giudico significativa la posizione espressa da 140 sindaci appartenenti a forze politiche diverse che nel loro appello rivolto al sindaco di Milano lo invitano a recedere dalla decisione di autosospensione affermando che se passa il messaggio che, di fronte al semplice avvio di una indagine ed alla iscrizione al registro degli indagati, un amministratore è gravemente indebolito nell’esercizio delle sue funzioni, si determina gravi conseguenze. Aggiungo che viene alterato quell’equilibrio di autonomia di poteri che è uno dei fulcri della nostra carta Costituzionale, caricando la magistratura di una responsabilità che non le è propria. Dobbiamo ricordare  che siamo in un sistema dove, per fortuna, l’azione penale è obbligatoria e se il solo inizio dell’azione penale determinasse le dimissioni di chi ne è oggetto, si esporrebbe ad uno strumentale uso politico delle denunce.

Polemica con i 5S Lo stesso Beppe Grillo in una recentissima dichiarazione se ne è lamentato. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire, visto che l’utilizzo politico dell’esposto-denuncia è stato finora come un marchio di fabbrica del M5S. Ma anche perché così si stravolge lo stesso significato giuridico della informazione di garanzia che rappresenta un addebito provvisorio, volto a garantire il pieno diritto alla difesa. E che quindi credo sia giusto attendere le successive determinazioni della magistratura. Lo provano anche i casi, ripetuti, di assoluzione di amministratori pubblici: da Errani a Cota o per venire a persone più vicine, Riommi o Brega. Quello che è preoccupante è il clima che si determina quando emergono queste situazioni. Un clima di giustizia sommaria alimentato da alcune forze politiche che innescano una catena di provocazioni e conseguenti reazioni che sta distruggendo ogni spazio di confronto civile e democratico, lasciando spazio solo alla rissa verbale. Un clima che poi porta anche ad episodi di violenza squadristica, quale quello verificatosi recentemente nei confronti di Osvaldo Napoli, ex deputato di FI, condito anche delle dichiarazioni farneticanti di un ex generale dei carabinieri in pensione. Dobbiamo fermare questa spirale e recuperare rapidamente una modalità di confronto più corretta, più rispettosa delle persone e delle regole, lo dico anche al mio partito che a volte travalica questi confini. 

Bacchettate alla stampa e l’inchiesta locale Ma su questo punto ci devono dare una mano anche i mezzi di informazione che troppo spesso invece contribuiscono alla radicalizzazione – non solo attraverso la pubblicazione, illegittima, di atti e documenti coperti da segreto istruttorio – ma anche con stillicidio quotidiano degli stessi e la strumentalità con la quale se ne tagliano chirurgicamente le parti in modo da darne una lettura già colpevolizzante. Valga per tutte la pubblicazione di un brano di una telefonata intercorsa tra uno degli indagati ed un’altra persona nella quale si parlava di un finanziamento di 3.000 euro al sindaco con un ritorno di 15 milioni di euro. Solo la successiva pubblicazione dell’intera conversazione avvenuta per iniziativa dei legali dell’indagato ha permesso di capirne il carattere scherzoso e mirabolante. Tra l’altro quei 3.000 euro rappresentano un contributo elettorale, permesso dalla legge, regolarmente registrato, pubblicato ed a disposizione di qualunque cittadino. O quando, in articoli di fondo si parla di crisi di nervi del sottoscritto, dicendo una evidente falsità. Invito anche loro quindi a recuperare il senso di una informazione corretta, attenendosi costantemente al proprio codice deontologico. 

Per quanto riguarda la mia amministrazione con diversi atti si chiede da parte delle opposizioni, o le mie dimissioni o la rimozione degli assessori e dei dipendenti oggetto di indagini. I più insistenti su questi punti sono i consiglieri del M5S. Dico loro solo che la coerenza che tanto sbandierano come prova della loro diversità non esiste. Sulla fertile casistica messa all’attenzione in soli cinque mesi di governo della capitale potrei parlare per un’ora. Voglio solo far notare due cose:1) la notizia che l’assessore Muraro era oggetto di indagini era conosciuta fin dall’estate sia dalla sindaca Raggi che da un importante esponente istituzionale del Movimento che però ha interpretato male sms ed e-mail ed anche adesso l’avviso di garanzia consegnato il 7 dicembre, è stato reso noto solo il 12; 2) La sindaca finora non ha riferito in aula su quanto sta accadendo. Finora ha prima messo un video notturno su Facebook, poi ha fatto una conferenza stampa durata 1,50” e senza alcuna possibilità di intervento per i giornalisti. A queste osservazioni su Roma aggiungo la vicenda che coinvolge il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, indagato per bancarotta fraudolenta e saldamente al suo posto. Io concordo con la scelta di Nogarin di non dimettersi e spero che la stessa scelta faccia la sindaca Raggi nel malaugurato caso che le venga recapitata una informazione di garanzia.
Perché credo che la prima responsabilità di un sindaco sia verso la propria città ed i cittadini che lo hanno eletto.

Scelta etica di rimanere in sella Da quando ho scelto di abbandonare il Senato per ricoprire questo ruolo in questo periodo tanto difficile, ed ancor più in questi giorni, sono stati innumerevoli gli amici o semplici conoscenti che mi hanno chiesto: ma chi te lo ha fatto fare? Io rispondo che per quelli che hanno passione civile e politica quello di servire e rappresentare la propria città è la cosa più bella che si possa desiderare. Quindi, da un lato, perché sono sicuro della innocenza sia dei miei collaboratori che dei dipendenti del Comune, dall’altro perché ritengo che sarebbe irresponsabile da parte mia lasciare la città senza una guida, nel momento in cui si intrecciano sia i problemi che le opportunità. Per questo non ho mai avuto alcun dubbio sul rimanere o meno nella mia posizione, attingendo proprio a quella etica della responsabilità che da sempre guida il mio operato. Per quanto riguarda gli assessori, ribadendo la piena fiducia nel loro operato, ho ritenuto opportuno redistribuire le deleghe”.

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Andrea Giuli
Andrea Giuli

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