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Terni, un cartellone ricco per la nuova stagione del teatro Secci

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Terni, un cartellone ricco per la nuova stagione del teatro Secci

Redazione cultura
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SIPARIO UMBRIA – Undici gli spettacoli in cartellone per la stagione di prosa del teatro Sergio Secci di Terni, curata dal teatro Stabile dell’Umbria. Inaugurazione affidata il primo e il 2 novembre a “A testa in giù” di Florian Zeller con Emilio Solfrizzi, Paola Minaccioni e con Bruno Armando e Viviana Altieri. Un nuovo testo di successo firmato Florian Zeller che sembra scritto per esaltare le qualità di comico naturale e di raffinato interprete qual è Emilio Solfrizzi. I personaggi, oltre a parlare normalmente fra loro, esprimono ad alta voce di fronte al pubblico i propri pensieri. L’effetto è dirompente e trasforma una comune vicenda in un formidabile e spassoso labirinto di gesti e parole. Solfrizzi è un esilarante Daniel, editore colto e maturo, le cui certezze improvvisamente si sgretolano di fronte alla scelta di Patrick (Armando), amico di un vita, che decide di abbandonare la moglie per mettersi con Emma (Altieri), giovane aspirante attrice Nel difficile ruolo della coprotagonista c’è la Minaccioni, fuoriclasse del teatro comico e non solo, attrice sensibile e versatile. Dal 15 al 18 dicembre si prosegue con “Il racconto d’Inverno” di William Shakespeare, con la Compagnia dei giovani del Teatro Stabile dell’Umbria. Una favola nera, raccontata da un ragazzino di otto anni, il principe Mamillio, che ha per protagonisti due re, una regina, un vasto gruppo di nobili, un orso affamato, un furfante, una principessa che crede di essere una contadina, un principe che vorrebbe essere un pastore, una dama di compagnia che si mette al posto di un re, una statua di marmo che inaspettatamente prende vita; e poi balli pastorali e feroci processi a corte, morti improvvise e resurrezioni, mari in tempesta e cieli cristallini, tremende gelosie e ravvedimenti improvvisi. La potenza di questo testo risiede nel suo non volersi chiudere in un’unica, definitiva forma; nel suo essere una sorta di mostro a tante teste e dalle molte lingue, pieno di spazi bianchi e salti temporali, che obbliga lo spettatore ad abbandonarsi e lasciarsi sedurre dal gioco favolistico. Bisogna proprio voler ostinatamente credere all’incredibile se si vuole entrare tra le maglie di questo testo incandescente; testo in cui ricorrono molti temi tipicamente shakespeariani ma potenziati o comunque declinati in modo del tutto originale. Il 24 e il 25 novembre si passa a “Caruso: Passione 2.0” con la regia e le coreografie di Mvula Sungani. La performance è è un omaggio alla celebre canzone di Lucio dalla, ma vuole essere soprattutto un omaggio alla musica italiana di cui il grande tenore Enrico Caruso è tutt’oggi un simbolo di fama mondiale. Arie d’opera, canzoni di dalla, musica napoletana contaminata in world music, saranno rese “tridimensionali” grazie all’étoile Emanuela Bianchini e ai danzatori della Mvula Sungani Physical dance. Uno spettacolo suggestivo ed evocativo, un percorso narrativo incentrato su napoli e Sorrento, culle di una civiltà musicale ed umana senza pari, che il coreografo Mvula Sungani ci restituisce con una danza ricca di emozioni e virtuosismi. Nella nuova versione presentata a Terni lo spettacolo viene integrato con l’ultima creazione della compagnia, “Passione 2.0”, un viaggio nel mondo femminile partenopeo liberamente ispirato dall’omonimo film di John Turturro. Dal 4 al 7 dicembre sarà la volta di “A Virginie. Uno spettacolo desolato” in cui Lucia Calamaro racconta l’itinerario di un malato terminale, attraverso l’accompagnamento, le cure e la degenza presso un ospedale X, un posto strano in cui vivono la Madre della Paziente e la dottoressa. In questa culla di nature ibride, ingrossa e cresce il vuoto. È un non-luogo, non assomiglia a niente e alimenta con parole buie il mistero e la paura. L’anno nuovo si apre, il 2 e il 3 gennaio, con “Viktor und Viktoria” commedia con musiche liberamente ispirata all’omonimo film di Reinhold Schünzel in cui, sullo sfondo di una Berlino anni trenta, una spassosa Veronica Pivetti ci racconta una storia piena di battute di spirito e divertenti equivoci. L’attrice si cimenta nell’insolito doppio ruolo di Viktor/Viktoria, nato sul grande schermo e per la prima volta sulle scene italiane nella sua versione originale. Il mondo dello spettacolo non è sempre scintillante e quando la crisi colpisce anche gli artisti devono aguzzare l’ingegno. Ecco allora che Viktoria, talentuosa cantante disoccupata, si finge Viktor e conquista le platee… ma il suo fascino androgino scatenerà presto curiosità e sospetti. Il 15 e il 16 gennaio in “Ben Hur- Una storia di ordinaria periferia” la coppia Paolo Triestino – Nicola Pistoia affronterà il tema dell’immigrazione e del razzismo in modo nuovo e brillante. Sergio è uno stuntman caduto in disgrazia e per sbarcare il lunario si arrangia a posare, vestito da centurione, per i turisti che passano davanti al Colosseo. Sua sorella Maria è separata, per arrotondare gli spiccioli del fratello è costretta a lavorare in una chat erotica. A rompere il tran tran quotidiano arriva Milan, ingegnere bielorusso con tanta voglia di lavorare. Per mandare soldi alla sua famiglia, si arrangia a far tutto, anche a sostituire Sergio nel ruolo di centurione. Spazio di nuovo alla danza il primo e il 2 febbraio con “Messiah Haendel”. Affascinato dal potente oratorio barocco Messiah di George Friedrich Haendel, il coreografo Paolo Mohovich ha creato uno spettacolo che trae ispirazione dalla ricerca fatta su questa indimenticabile opera. L’oratorio “Messiah” è incentrato sulla figura di gesù Cristo, trait d’union tra l’umano e il divino, simbolo della ricerca della spiritualità e della necessità per l’uomo di raggiungere la perfezione dell’armonia, ricerca che nel tempo ha influenzato lo spirito di molti artisti. La coreografia utilizza dell’oratorio alcuni brani che danno allo spettacolo atmosfere dinamiche date dal continuo evolversi dei vari quadri, che evocano senza raccontare e dove il linguaggio del corpo e l’ispirazione musicale si fondono per coinvolgere ed avvolgere lo spettatore nei variegati stati d’animo profondamente contrastanti che caratterizzano l’opera. non ci sono narrazioni né descrizioni dei versetti biblici, ma allusioni simboliche che conducono a un’atmosfera sospesa tra finito e infinito, tra umano e divino, tra sogno e realtà. Dal 18 al 21 febbraio sul palco arriva “In nome del padre” di Mario Perrotta che, accompagnato nella drammaturgia dall’illuminante supporto psicanalitico di Massimo Recalcati, veste i panni del padre nel primo capitolo di una nuova trilogia dedicata alla famiglia. Un padre. Uno e trino. niente di trascendentale: nel corpo di un solo attore tre padri, diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. A distinguerli gli abiti, il dialetto o l’inflessione, i corpi ora mesti, ora grassi, ora tirati e severi. Tutti e tre di fronte a un muro: la sponda del divano che li separa dal figlio, ognuno il suo. I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di questi dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, smussano le loro differenze per ricomporsi in un’unica figura. Uno sguardo sul presente per indagare quanto profonda e duratura è la mutazione delle famiglie e quanto di universale, eterno, resta ancora. “Si nota all’imbrunire” con Silvio Orlando, testo di Lucia Calamaro, sarà in scena il 9 e il 10 marzo. “Questo spettacolo – asserisce la Calamaro – che ha trovato nella figura del padre un interprete per me al tempo insperato e meraviglioso, Silvio Orlando, trova le sue radici in una piaga, una maledizione, una patologia specifica del nostro tempo, la solitudine sociale”. Un teatro. Un videogioco interattivo. Un omicidio da risolvere in “It’s app to you” il 25 e il 26 marzo: Algoritmo, figura divina condannata a scrivere eternamente nuove storie per il gioco, sta ultimando la stesura di un nuovo testo. 46 è il personaggio del videogioco, una ragazza che si risveglia morta nella sua stanza. Deve scegliere il suo giocatore dalla platea e sceglierà Luigi, spettatore solipsista, alter ego umano di Algoritmo che dovrà scaricare sul suo cellulare “It’s app to you”, un’applicazione per connettere il suo smartphone al videogioco e poter così governare e muovere 46. Lo scopo del gioco è trovare l’assassino di 46 e ucciderlo. “It’s App to You” è il primo videogioco a teatro! Una realtà virtuale immersiva a 360°. Il 3 e il 4 aprile a chiudere la stagione sarà “Night Bar” di Harold Pinter. Lo spettacolo guarda a quattro atti unici di Pinter – “Il Calapranzi”, “Tess”, “L’ultimo ad andarsene”, “Night”. Tutti i racconti hanno in comune un ‘luogo’, un baretto di basso rango visto in modi e in tempi diversi attraverso le storie dei suoi avventori, personaggi notturni, famelici di vita ma torturati da noia e non senso. Il regista Valerio Binasco non sottovaluta lo specifico stilistico e poetico dell’autore, fatto di storie semplici, di una quotidianità allucinata, di una carica simbolica che investe anche il niente, rotta da silenzi che fanno un chiasso esorbitante. Piuttosto sfida il gioco sull’allusione e sull’evocazione col il tentativo di dare più rilievo e calore ai personaggi, fornendo loro un contorno più delicato e commosso, concentrandosi sulle emozioni che i rapporti umani delle quattro storie brevi mettono in moto, passando dalla negazione alla separazione, dalla speranza alla ricerca di un legame esistenziale che dia senso al loro stare al mondo.