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Terni, bagarre sul Verdi, Braghiroli e Trenta (M5S): “Al via lavori che non finiranno”

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Terni, bagarre sul Verdi, Braghiroli e Trenta (M5S): “Al via lavori che non finiranno”

Emanuele Lombardini
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Patrizia Braghiroli, Movimento Cinque Stelle

TERNI – La questione del Teatro Verdi, dei lavori di ritrutturazione accende il consiglio comunale. Ieri mattina la sala consiliare è stata teatro di una infuocatissima riunione della I Commissione, quella presieduta da Faliero Chiappini ha visto grande bagarre, con i consiglieri di opposizione Enrico Melasecche (I Love Terni) e Patrizia Braghiroli (M5S) a chiedere conto sulle spese e di un progetto che ancora in realtà non c’è. Nonostante questo, i lavori partiranno a Maggio ed è su questo sostanziale ‘navigare’ a vista che si è acceso lo scontro. Al quale ha contribuito, a dire il vero, il responsabile del Rup, l’architetto Mauro Cinti che ha definito ‘anacronistico’ il progetto originario di Poletti: “Non si può pretendere di avere un teatro moderno adottando un progetto ottocentesco”, ha detto.

Sgarbi a gamba tesa. Apriti cielo, naturalmente. E a rincarare la dose ci ha pensato nel primo pomeriggio Vittorio Sgarbi, giunto a Terni per parlare del disegno di Leonardo raffigurante la Cascata ma che si è espresso sul progetto del Verdi con il consueto stile colorito che lo caratterizza: “Chiunque voglia toccare il progetto originale è un criminale nazista. Distruggessero le loro case piuttosto. Se lo fanno li inonderò di m…. Il terremoto sarà niente in confronto”.

Sta di fatto che di fronte alle richieste dell’opposizione di fare delle modifiche al progetto, che comporterebbero penali per il Comune e di fronte all’incalzare su spese e business plan, la seduta è stata aggiornata alla prossima settimana, dopo l’incontro che avranno Palazzo Spada e Fondazione Carit.

Cinquestelle all’attacco. Finita qui? Nemmeno per idea. Stamattina infatti la stessa Braghiroli, insieme alla compagna di Movimento Angelica Trenta è intervenuta con una dura nota: “A più di un anno di distanza dalla bocciatura da parte del Pd del nostro atto di indirizzo che prevedeva la presa in carico da parte del Comune di un progetto per il Teatro Verdi che si richiamasse al Poletti – scrivono-  la maggioranza ha nuovamente mentito a tutti. C’è stato recentemente un consiglio comunale aperto voluto dalle opposizioni su questo tema: la città con i suoi ingegneri, architetti, con le sue associazioni ha parlato chiaro: l’appalto dei lavori deve essere modificato, questo perché una volta effettuate le opere così come decise unilateralmente dagli uffici e dai politici del Pd non sarà poi più possibile riproporre l’impianto polettiano, ma neppure un teatro moderno all’italiana. Un colpo al cuore all’identità della nostra città, alle radici gloriose che furono e che qualcuno si diverte a smantellare, anno dopo anno, consiliatura dopo consiliatura”.

LEGGI ANCHE: TEATRO VERDI, L’IDEA DI UN GRUPPO DI PROFESSIONISTI

Enrico Melasecche interviene in commissione

Enrico Melasecche interviene in commissione

“Un teatro chiuso ormai dal 2011- proseguono le pentastellate-  Un atto di commissione nel 2015 che come al solito veniva approvato da una maggioranza tesa ad allungare i tempi e silenziare la vivace attenzione sul tema con promesse ed impegni mai mantenuti. Avrebbero dovuto fermarsi e ragionare su una soluzione anziché andare avanti con la folle idea di un cinema-teatro per accontentare non si sa chi, di certo non la città.  Ci mancavano le dichiarazioni di un dirigente comunale che si dimentica di essere un tecnico e non un politico e che afferma che il Poletti non si può fare, che è un’idea anacronistica, Abbiano il coraggio l’assessore Bucari, il sindaco Leopoldo di Girolamo e il capogruppo Pd Cavicchioli di supportare le  argomentazioni del tecnico-politico e se la smettano di prendere in giro fiori fior di professionisti, associazioni e cittadini che nella possibilità di un teatro moderno all’italiana ci credono”.

Senza soldi. Nella nota, le due consigliere grilline fanno poi il punto della situazione attuale, ricordando come siano stati appaltati i lavori strutturali del primo lotto relativi al primo stralcio (emolizione e ricostruzione della torre scenica- recupero della copertura della sala- rifacimento murature sommitali), per la messa in sicurezza “ma non non supportati da una progettazione architettonica ampia e condivisa che non lasceranno più spazio a soluzioni architettoniche svariate, diverse dal teatro attuale del dopoguerra, compresa l’eventuale scelta del teatro all’italiana tanto voluto dalla cittadinanza; lavori che vincoleranno ormai la riqualificazione del teatro come cinema-teatro e niente di più”.

“Abbiamo appreso in commissione- proseguono Trenta e Braghiroli-  che a detta dell’assessore Bucari non è possibile fermare i lavori nè stralciarne una parte nè proporre una variante  in quanto già appaltati. Ma noi crediamo che una variazione sia sempre possibile, se solo la si vuole fare. Il problema è politico, non certo tecnico, e il Partito Democratico deve assumersi la responsabilità delle loro scelte calate dall’alto”. Infine, il Movimento Cinque Stelle fa i conti: “Il progetto prevede opere per un costo complessivo di circa 12 milioni di euro; a maggio partirà il primo lotto già appaltato per un totale di 2.900 mila euro. Lavori che allo stato attuale non potranno quindi essere conclusi per mancanza di soldi: il Verdi sarà l’ennesimo cantiere eterno, il più grande nella delusione apportata ad un’intera città”

 

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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