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Terni, Ast e dintorni: il duo Burelli-Bentivogli bacchetta la politica ma guarda avanti

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Terni, Ast e dintorni: il duo Burelli-Bentivogli bacchetta la politica ma guarda avanti

Andrea Giuli
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TERNI – Come spesso succede le legittime, magari prevedibili, polemiche della vigilia, creano aspettativa fallaci.

La vigilia polemica, confronto pacato E così, l’atteso faccia a faccia tra due numeri uno, l’ad di Ast Burelli e il leader nazionale della Fim Cil Bentivogli, che aveva creato pubbliche e massicce gastriti sindacali e politiche per la presunta unilateralità ed esclusività (rispetto alle altre sigle sindacali) dell’iniziativa, si è dipanato senza alcuna fibrillazione, con assoluta tranquillità, nella sala dell’Orologio al Caos.

Presenze e assenze Davanti ai “non duellanti”, diretti dal direttore del Corriere dell’Umbria, Bechis, la fitta platea con il gotha di Confindustria Umbria (il presidente Alunni) e ternana (il presidente Urbani), lo stato maggiore regionale e cittadino di Cisl e Fim (Da Marcelli a Liti a Sbarra), lavoratori e rsu di Ast, manager di vialeBrin, quattro degli otto candidati a sindaco (Latini, De Luca, Gentiletti e Rosati), assenti – non a caso – i rappresentanti delle altre organizzazioni sindacali, ad eccezione del segretario Ugl, Francescangeli. Qualche candidato al consiglio comunale, più o meno eccellente. Qualche parlamentare (Verini del Pd).

I temi del dibattito Dibattito assolutamente pacato e senza scosse di sorta, si diceva. Vari i temi toccati, sotto il pungolo di Bechis: Ambiente, occupazione, lo stato della siderurgia nazionale e il confronto con il mercato mondiale, la sicurezza sul lavoro, Industria 4.0 e innovazione tecnologica. E uno sguardo sempre presente e – a tratti – puntuto, sulle vicende legate alla politica nazionale e alla tribolata formazione del Governo.

Ambiente, risanamento, prospettive  “L’acciaieria non è un vivaio – ha esordito Burelli in tema ambientale -, e non c’è dubbio che un impatto di qualsiasi azienda siderurgica esiste. Ma noi a Terni stiamo seguendo tutte le normative e prescrizioni e impiegando tutti gli accorgimenti strumentali per attenuare tale impatto”. Quindi, sullo stato del sito ternano e le sue prospettive: “Oggi siamo un’azienda che guarda al futuro con più serenità, anche in base ad un percorso che io chiamo di cambio pelle a partire dal 2016. Abbiamo lavorato sulla riduzione degli scarti, sugli utilizzatori finali e compiuto altre operazioni che ci hanno consentito di raggiungere risultati economici apprezzabili e tuttora in crescita. Grazie a tutto questo stiamo arginando la concorrenza della Cina. Siamo però al 30% dell’opera e dunque c’è ancora un bel po’ di strada da fare”.

Governo, occupazione, tecnologia Ha fatto eco Bentivogli, con uno sguardo poi “politico” e ad ampio raggio: “Stiamo, nella siderurgia nazionale, recuperando spazi grazie al surplus, il 52% delle esportazioni italiane sono nel campo metalmeccanico. La domanda di acciaio è ripartita, anche se dobbiamo far fronte non tanto alla Cina, ma soprattutto al nostro autolesionismo industriale, all’incapacità italiana di conciliare le diverse esigenze in soluzioni e mediazioni efficaci”. Quindi, sul tema ambientale: “Prima di tutto, i due termini – occupazione e ambiente – non devono essere in opposizione. Sicuramente il ciclo integrale che non sta a Terni configura una situazione più impattante per diossine e benzopirene, ma questi non sono gli unici inquinanti, basti pensare alle pm10 nelle città e al riscaldamento domestico. Dunque il problema non va posto e affrontato in modo ideologico, ma nella sua complessità”. Ancora una scudisciata di Bentivogli: “Bisogna rovesciare il paradigma. È la mancanza, l’assenza di tecnologia che crea disoccupazione, non il contrario. Ci vorrebbe qualche economista più strutturato, non i Bagnai e i Siri che in questi giorni ci stanno propinando scenari e strategie discutibili, ma ci vorrebbero pure imprenditori capaci che meritino il nome dei padri e delle dinastie cui appartengono”.

Industria 4.0, politica, sicurezza sul lavoro  Anche l’ad di Ast, parlando dei risvolti positivi del programma Industria 4.0, ne approfitta per una tranquilla stoccatina alla politica odierna: “Industria 4.0 sicuramente sta innescando meccanismi e processi positivi su vari fronti – ha detto Burelli – ma che non sintoccano nell’immediato. Speriamo che chi ha responsabilità di governo preveda risorse per far maturare tutto questo, temo invece che queste possano essere spostate su misure come il reddito di cittadinanza o la flat tax”. Infine, la rivendicazione orgogliosa di una incessante attenzione ai miglioramenti in tema di si urge za sul lavoro: “Sicuramente in acciaieria ci sono mansioni più pericolose di altre, come chi sta ai forni fusori, ma una delle nostre priorità è la sicurezza sul lavoro, anche attraverso il ricorso a strumenti tecnologici. E i risultati concreti arrivano”.

 

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