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Terni, alla Treofan sale la tensione: la Regione chiede un incontro urgente al ministero

Economia ed Imprese Terni

Terni, alla Treofan sale la tensione: la Regione chiede un incontro urgente al ministero

Redazione economia
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Un manifestazione degli operai della Treofan
Un manifestazione degli operai della Treofan

TERNI – Alla Treofan siamo al muro contro muro tra azienda e lavoratori. La Regione Umbria ha per questo chiesto un incontro urgente al Ministero dello Sviluppo Economico. Lo comunica l’Assessore regionale allo Sviluppo Economico Michele Fioroni. “Il 15 luglio scorso – ha dichiarato l’assessore- si è tenuto un tavolo di confronto convocato dal Ministero dello Sviluppo Economico con i rappresentanti dell’azienda, le organizzazioni sindacali di categoria e il sindaco di Terni Leonardo Latini. In quella sede, a conclusione dell’incontro, si è convenuto che le organizzazioni sindacali predisponessero un’ipotesi di accordo, che la sera stessa è stato messo a disposizione dell’azienda, ma che ad oggi non risulta avere avuto riscontro. Ricordando che la Regione Umbria si è messa a disposizione con la strumentazione di supporto disponibile – ha concluso l’assessore Fioroni – l’urgenza della richiesta, visto il silenzio dell’azienda, è finalizzata a ripristinare le normali relazioni industriali ad oggi interrotte, nell’interesse del sito, del territorio e dei lavoratori”.

Chiusura  “A questo punto Jindal vuole chiudere lo stabilimento ex Treofan di Terni – commenta la Uiltec dopo l’ennesimo giorno senza risposte -. Non possiamo permettere un atto del genere, è ora che le istituzioni ci mettano la faccia e vengano sul campo a sostenere la battaglia a difesa dei nostri lavoratori e del nostro sito produttivo fondamentale per tutto il polo chimico ternano e umbro». Doriana Gramaccioni, segretario generale della Uiltec Umbria, replica duramente a quello che definisce ‘atteggiamento di ostruzionismo ormai palese’ della proprietà. «Dopo la scadenza di ben due ultimatum accordati dalle stesse organizzazioni sindacali all’azienda, chiamata a firmare il documento di tutela e rilancio del sito ternano, sottoscritto e condiviso da tutte le sigle e sotto ‘le ali’ del Ministero, la vicenda Treofan si fa ancora più pesante”.

Uiltec A detta della Uiltec Umbria, l’obiettivo della proprietà è soltanto quello di chiudere lo stabilimento. “Eppure il sito di Terni è fondamentale non solo per l’Umbria ma per tutta l’Italia – precisa Gramaccioni – e la prova è che anche durante l’emergenza Covid lo stabilimento è sempre stato operativo senza mai smettere la produzione in quanto considerato ‘strategico’. I dubbi dei sindacati sull’atteggiamento dell’azienda non sono mai mancati. «Terni come Battipaglia – puntualizza la Uiltec -. Non può essere normale che in Italia un’azienda possa essere acquistata dalla concorrenza per poi essere venduta, non ci è sembrato normale inoltre avere ignorato la volontà delle istituzioni, Regione in primo luogo, a investire soldi per il sito ternano, segno, al contrario, di un reale disinteresse. Dopo Battipaglia, tocca a Terni, Jindal vuole fare fuori tutto ciò che è a marchio Treofan. A questo punto, anche davanti a questo assordante silenzio della proprietà che evidentemente non ha neppure un piano, un incisivo progetto di sviluppo industriale per lo stabilimento di Terni, dopo giorni e giorni di sciopero non ci sono molte altre soluzioni. Chiamiamo direttamente in causa la presidente Tesei, invitandola a venire a Terni, a fianco dei lavoratori così come tutte le altre istituzioni, dal prefetto Sensi al sindaco Latini, vorremmo in particolare che tutte le istituzioni si facessero promotrici, unitamente a noi sindacati, di un forte sollecito presso il Mise nei confronti di Jindal. Le nostre richieste sono state sempre molto chiare e ora l’azienda deve al più presto agire qualora la sua intenzione dovesse essere quella della vendita del sito ternano, soluzione che ad oggi sembra l’unica possibilità percorribile. La Uiltec Umbria e le altre sigle, in queste ore costantemente a confronto, stanno valutando le prossime azioni da mettere in campo senza escludere mobilitazioni e forme di protesta eclatanti”.

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