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Terni, 70 colpi in tre mesi per rifornire il mercato nero: ‘trasfertisti’ del furto in manette

Operazione della Polizia di Terni: in manette due giovani residenti in un campo nomadi di Napoli. Latitante un terzo

TERNI – Trasfertisti del furto, specializzati nel fare ‘bottino’ in grande quantità di oggetti di ogni tipo e poi rimetterlo in circolo nel mercato nero a Napoli.  La banda è stata sgominata con gli arresti messi a segno in giro per l’Italia al termine delle indagini portate avanti dalla squadra mobile di Terni diretta da Davide Caldarozzi e coordinate dalla procura della Repubblica, in particolare dal sostituto procuratore Camilla Coraggio.

I dettagli sono stati forniti in una conferenza stampa in questura mercoledì mattina dal procuratore Alberto Liguori, dal questore Bruno Failla e dagli stessi Caldarozzi e Coraggio.

In manette In manette sono finiti due uomini di nazionalità rumena di 29 e 25 anni, entrambi residenti al campo nomadi Gianturco di Napoli, mentre un terzo, di 35 anni, risulta ad oggi ancora latitante. Il primo è stato arrestato a Napoli, il secondo alla frontiera francese di Ventimiglia, al termine di un controllo. L’accusa è molto forte: 70 furti compiuti fra il 22 dicembre ed il 31 marzo scorsi, dei quali 68 in provincia di Terni (fra la città e i comuni di Narni, Amelia, Orvieto e Fabro) e 2 a Potenza.

La modalità. La banda era specializzata in raid notturni in location ravvicinate fra loro, durante i quali hanno fatto di razzia di quanta più roba possibile: l’Umbria ed il ternano in particolare erano il teatro dei blitz che venivano fatti con andata e ritorno a Napoli, dove poi la merce veniva subito reimmessa in commercio nel mercato della ricettazione, salvo alcuni cellulari, che venivano tenuti per comunicare fra i componenti della banda senza essere rintracciati.

Bersagli Fra gli edifici vittime dei raid capannoni industriali, negozi di vario genere,  il complesso commerciale all’interno delle Piscine dello Stadio a Terni, strutture di informatica ma anche scuole elementari, dove sono stati rubati computer ed in una è stato svuotato persino il distributore delle merendine ed il fondo cassa. Ma anche automezzi (molti poi abbandonati in Campania), macchinari, dispositivi informatici, bottiglie di vino pregiato (93, a Fabro) e denaro contante. In un ristorante di Orvieto,  si sono anche fermati a mangiare. Si tratta di un bottino complessivo superiore a 300.000 euro, oltre ai danni provocati alle strutture per accedervi.

L’indagine All’idea di riunire tutti i furti in un unico fascicolo si è arrivati al termine di una serie di indagini le quali hanno permesso di appurare che gli eventi delittuosi avevano tutti la stessa modalità ed anche i responsabili sembravano sempre vestiti in modo simile. L’ipotesi che quindi fossero tutti collegati è stata rafforzata da un controllo stradale effettuato dalla Polstrada di Cassino su quelli che poi si sono rivelati essere due degli autori del furto: a bordo della cui macchina sono stati trovati cellulari e buoni benzina proventi del reato. Le foto scattate hanno permesso agli agenti ternani di identificarli dagli abiti e dal volto scoperto, visto che nelle immagini interne dei furti non indossavano la mascherina.

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