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Tanti umbri nell’inferno di Barcellona: il racconto diretto delle ore drammatiche

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Tanti umbri nell’inferno di Barcellona: il racconto diretto delle ore drammatiche

Emanuele Lombardini
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BARCELLONA – “Ho sentito gli spari, sono scappato più forte che potevo”. Vasco Tirafili è narnese doc, tifoso della Narnese della ‘Vecchia fossa’ e si trova in questo momento a Barcellona. Negli istanti drammatici dell’attentato era lì, a due passi e ora che è tranquillo in albergo più raccontare da testimone quei momenti.

“Mi trovavo insieme alla mia fidanzata all’acquario di Barcellona e ad un certo punto è arrivata la polizia e ci ha fatto sgomberare la zona. Allora mi sono spostato verso la rambla e ho cominciato a vedere un gran viavai attorno a noi di camionette, polizia in assetto antisommossa, gente che urlava ma non sapevamo ancora cosa fosse successo anche se il furgone era davanti a me. In pratica mi sono trovato nel bel mezzo della rambla mentre stava accadendo tutto.

“Io ho avuto paura – prosegue – e ho cominciato a scappare insieme al mio cane. Poi ad un certo punto ho visto la polizia che sparava fortissima mentre il furgone passava, e io sono corso via ancora più forte. Ho perso di vista la mia fidanzata, ci siamo separati e siamo scappati verso posti diversi, io sono andato verso il mare. Ci abbiamo messo tre ore per ritrovarci. Ora sono tranquillo, domani torno in Italia (sarei comunque tornato, era previsto) ma ho avuto tanta paura, davvero. Mi sono trovato a pochi secondi dalla morte”.

Due ternani lì per studio: “Paura ma non diamola loro vinta”. Ma la colonia di umbri che in questi giorni sono in Catalogna è assai vasta. Altri due giovani raccontano la loro esperienza

Alessandro Nicchi vive ormai da qualche anno a Barcellona, dove sta svolgendo un master in disegno e progettazione di videogiochi. Ternano, come la sua fidanzata Erika che lo ha accompagnato in questa avventura spagnola. Entrambi sono stati testimoni diretti dell’attacco terroristico che ha fatto 13 vittime nel centro della città spagnola. Per fortuna, entrambi stanno bene.

“Viviamo lontano dal centro, siamo nella zona di Maragall, quindi non ci siamo trovati direttamente nel vivo della vicenda, ma aspettavamo un amico della mia fidanzata arrivato oggi a Barcellona e abbiamo capito cosa stesse succedendo quando la metropolitana, dove si trovava questa persona,  ha saltato la stazione di Plaza Catalunya tirando dritto. A quel punto ci siamo immediatamente messi in contatto anche attraverso i social e abbiamo visto quello che stava capitando”.

Città blindata. Alessandro Nicchi racconta di un centro cittadino blindato: “La polizia è in assetto di guerra, il centro è ancora bloccato, ad un certo punto la gente è stata fatta entrare dentro i bar e gli esercizi commerciali, questi hanno abbassato le saracinesche e non facevano uscire nessuno. C’è in questo momento un clima di grande paura, ed è comprensibile”.

Vietato fermarsi. Ma lui che da qualche anno vive la sua avventura di vita spagnola avverte: “E’ importante non darla vinta a questa gente, il terrorismo vive sulla nostra paura. Se ci chiudiamo tutti barricati in casa e non usciamo più, non viaggiamo, restiamo chiusi fra le mura di casa facciamo il loro gioco: è un momento difficile, ma bisogna fare di tutto per continuare a vivere come prima, a viaggiare, a visitare paesi. Non facciamoci prendere dal panico”. Grandi problemi con le linee telefoniche mobili, funzionano meglio invece whatsapp e in generale la rete.

Tweet di Donatella Porzi: “Andrea sta bene”. Altre testimonianze parlano della presenza nelle zone limitrofe all’attentato di alcuni folignati, anche loro per fortuna sani e salvi. Un tweet della presidente del Consiglio Regionale Donatella Porzi informa: “Ai tanti amici che mi stanno contattando un grazie per l’affetto che mi state dimostrando e la rassicurazione che Andrea sta bene”. Andrea Angelucci è il figlio, che conferma sempre tramite i social: “I am fine, safe at home“. Il giovane lavora a Barcellona da settembre scorso.

L’appello dei frati di Assisi “Nel nome di San Francesco, fermatevi!”. Questo l’appello dei frati del Sacro Convento di Assisi dopo l’attentato, lanciato attraverso il sito sanfrancesco.org. La comunità dei frati francescani ha ricordato sulla tomba del Poverello “le vittime del dramma” della città spagnola “e tutti coloro che soffrono a causa dei terribili attentati”. “Si levi forte la preghiera da ogni angolo del mondo – hanno quindi sottolineato sul loro sito – perché si spenga la violenza e si accenda la luce della speranza”. “La nostra risposta è la preghiera, la speranza e il dialogo” ha detto padre Enzo Fortunato, direttore della sala stampa del Sacro Convento. Che ha espresso una “forte condanna” dell’atto terroristico che ha ferito la capitale della Catalogna.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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