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Sul ritorno a scuola il 7 gennaio il balletto delle incertezze e delle polemiche

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Sul ritorno a scuola il 7 gennaio il balletto delle incertezze e delle polemiche

Redazione politica
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Coletto, Tesei e Bertolaso
Coletto, Tesei e Bertolaso

PERUGIA – Il ritorno a scuola il 7 gennaio diventa un rebus. Le Regioni frenano mentre il governo guardando i contagi comincia a riflettere che il ritorno in classe (al 50% delle superiori) di milioni di studenti possa aprire la porta a ciò che tutti vogliono scongiurare: la terza ondata del virus.

Soletto e Fioroni Sulla riapertura della scuola l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, da poco dimesso dall’ospedale dove era ricoverato a causa del Covid, si mostra contrario a fughe in avanti: “Bisogna scegliere se salvare vite o riaprire le scuole – dichiara -, la situazione è delicatissima, non in Umbria ma in tutta Italia. Un errore rischia di far saltare il banco”, dichiara Coletto al Corriere del’Umbria. Sulla stessa linea si schiera anche l’assessore regionale umbro allo Sviluppo economico, innovazione, digitale e semplificazione, Michele Fioroni. “Basterebbe – osserva, in un post nella sua pagine Facebook – solo un pò di buon senso. Aspettare almeno quindici giorni per capire l’andamento dei contagi derivanti dalle festività, magari ipotizzando di terminare il primo quadrimestre in Dad, il che avrebbe un senso rendendo omogeneo didattica e valutazione per questo periodo, salvo poi effettuare, covid permettendo, l’intero secondo semestre in presenza”.

Gli studenti Ma se Coletto e Fioroni frenano sul rientro in classe gli studenti fanno sentire la loro voce: “Non ci stiamo più – dichiara Matias Cravero, coordinatore regionale di Altrascuola -. Le nostre richieste sono semplici e ragionevoli, abbiamo già richiesto un incontro alla Regione Umbria per discuterle. Vogliamo che le istituzioni si assumano la responsabilità politica di un danno educativo che segnerà per sempre la nostra generazione, con la speranza che questa non sia l’ennesima occasione sprecata di rimettere al centro il nostro diritto di studiare e di farlo in sicurezza. Vogliamo spazi sicuri e adeguati alle nostre esigenze, la garanzia del rispetto dei protocolli di sicurezza, rimborsi sui trasporti di cui non abbiamo usufruito, la stabilizzazione delle borse di studio e l’accesso gratuito alla rete della mobilità pubblica, ai libri di testo, ai device e alla connettività. Solo con questi investimenti strutturali sarà possibile tutelare il diritto allo studio in Umbria e limitare la situazione di crisi che stiamo vivendo”.

Lega Sul fronte politico alle dichiarazioni di Coletto e Fioroni arriva l’appoggio della Lega. “Alle condizioni attuali il rientro in classe il 7 gennaio rischierebbe di compromettere un delicato equilibrio, come già accaduto dopo la riapertura del 14 settembre –  dichiara il capogruppo in consiglio regionale Stefano Pastorelli – Non possiamo permetterci di vanificare i tanti sacrifici fatti dai cittadini umbri durante le festività e gli sforzi profusi dal sistema sanitario regionale per giungere a risultati positivi in termini di numero di contagiati e indice Rt. Torniamo a ribadire la necessità da parte della Regione Umbria di stipulare convenzioni con i titolari di taxi e Ncc (noleggio con conducente), al fine di integrare il trasporto pubblico locale, per garantire sia la mobilità che la sicurezza anti contagio. In attesa di una maggiore copertura dei vaccini su territorio regionale e di una integrazione tra trasporto pubblico e privato, ritengo necessario rinviare il rientro in classe degli alunni, posticipando l’inizio delle attività didattiche”.

Fora Di diverso avviso Il consigliere regionale d’opposizione Andrea Fora che attacca a testa bassa: “E’ stato detto di tutto sulla scuola. Fatto pochissimo. Poche idee, confuse, senza alcun piano strategico. Annunci di riapertura, chiusura, cambi di rotta ogni settimana. Il Governo che non parla con le Regioni. Comuni e Prefetture che non parlano con le scuole. Ognuno per la sua strada in cerca di briciole di protagonismo personale. E poi c’è l’Assessore Coletto con la Lega Umbria che lo segue scodinzolando con il bastoncino in bocca. Assessore che immancabilmente, con una tempestività unica, se ne esce dopo non aver fatto nulla per la scuola da mesi dicendo che semplicemente… le scuole vanno chiuse. Dimenticandosi che lui è l’Assessore che dovrebbe presidiare l’aspetto fondamentale della riapertura, quello sanitario”. Poi l’attacco frontale alla Lega: “Si è precipitata subito a issare bandiere e a fare la ola verso il suo Assessore. Forse dimenticandosi di far parte di una maggioranza che sta lavorando da settimane per una riapertura graduale. Ma la Lega studia? Si informa su ciò che fa la sua Giunta? E la Presidente Tesei cosa pensa di tutto ciò? Anche per lei la soluzione è “chiudere tutte le scuole”? Attendiamo risposte”. A chiudere, Fora definisce Coletto “minoranza della sua stessa maggioranza, disconoscendo anche il lavoro, apprezzabile, fatto dai suoi colleghi di Giunta Paola Agabiti ed Enrico Melasecche”. Lo scontro è servito.

Nuovo Dpcm Nel frattempo, il 6 gennaio scadrà l’ultimo decreto del presidente del Consiglio con le restrizioni anti-Covid adottate nel periodo delle festività natalizie. Per qualche giorno l’Italia continuerà ad essere di colore rosso, ma da giovedì 7 gennaio il governo dovrà decidere cosa succederà nel Paese. Di certo c’è che resterà il sistema delle fasce colorate a seconda dei diversi indici di contagio nei vari territori, ma sulle misure ancora non c’è niente di sicuro e per questo motivo il premier Conte ha convocato per domenica mattina i capi delegazione dei partiti di maggioranza.  Alla riunione parteciperanno dunque gli esponenti di Pd, Italia viva, M5S e Leu e durante il vertice a Palazzo Chigi si ragionerà su come proseguire nella lotta alla pandemia e con quali restrizioni.

I dati Come avvenuto finora, per stabilire di quale colore saranno le singole Regioni il governo si baserà sui dati della cabina di regia del monitoraggio dei dati di contagio e all’indice Rt. Le Regioni che rischiano di diventare di colore arancione dal 7 gennaio sono al momento tre: Calabria, Liguria e Veneto. Ma rischiano ancheEmilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche.Il resto dell’Italia dovrebbe invece essere di colore giallo, compreso l’Abruzzo che prima delle festività era arancione. Il governo starebbe però lavorando a una stretta ulteriore che prevede, nei weekend, un’Italia tutta rossa e, dunque, con le misure più severe: chiusura dei negozi considerati non essenziali, stop agli spostamenti anche all’interno del proprio Comune e chiusura dei ristoranti e dei bar (con asporto e delivery consentiti).

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