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Sui Fondi europei in Regione si fa di conto: quanto e dove c’è ancora da spendere

Economia ed Imprese Perugia Terni

Sui Fondi europei in Regione si fa di conto: quanto e dove c’è ancora da spendere

Redazione economia
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La sede del Parlamento europeo a Bruxelles
La sede del Parlamento europeo a Bruxelles

PERUGIA – Fondi europei a che punto stiamo nella nostra regione? Alla domanda ha risposto lunedì mattina la Prima Commissione del consiglio regionale, presieduta da Daniele Nicchi, che ha analizzato lo stato di attuazione dei fondi europei. Dall’audizione con i dirigenti regionali è emerso che per l’Umbria ci sono oltre 412 milioni di euro del Fesr 2014-2020, di cui quasi 160milioni di euro impegnati a fine 2019, pari al 38 per cento, e più di 95 milioni di euro di spesa certificata, pari al 23 per cento. La settimana prossima la Prima Commissione si occuperà del Fse e poi del Psr.

Direttori Alla seduta hanno preso parte Carlo Cipiciani (Direttore regionale risorse, programmazione, cultura, turismo), Luigi Rossetti (Direttore regionale sviluppo economico, agricoltura, lavoro, istruzione, agenda digitale) e Claudio Tiriduzzi (Dirigente del servizio programmazione comunitaria).

Cifre Come detto, dall’audizione è emerso che per l’Umbria ci sono oltre 412 milioni di euro del Fesr 2014-2020 di cui, al 31 dicembre 2019, quasi 160milioni di euro impegnati, pari al 38 per cento, e più di 95 milioni di euro di spesa certificata, pari al 23 per cento. Dati leggermente al di sotto della media italiana, ma l’attuazione di questo settennato scadrà nel 2023, quindi ci sono ancora quattro anni per impegnare e spendere le risorse.

Confronto Al termine della seduta il presidente Nicchi ha sottolineato come “queste riunioni sono molto utili per far conoscere ai consiglieri lo stato di attuazione dei fondi europei, una delle principali materie di competenza della Commissione. Anche perché questo tipo di finanziamenti comunitari sono una delle poche risorse rimaste a disposizione dei comuni per impegnarsi in opere pubbliche, ma sono anche un aiuto importante al mondo delle imprese umbro. Per questo abbiamo subito condiviso la richiesta di audizione fatta dal consigliere Donatella Porzi. Oggi abbiamo iniziato un percorso che proseguiremo nella prossima seduta analizzando lo stato di attuazione del Fondo sociale europeo e poi con il Piano di sviluppo rurale”.

Fino al 2023 I dirigenti regionali, dal canto loro, hanno sottolineato come i “dati emersi (160milioni impegnati e i 95 di spesa certificata) si riferiscono al 2019, ma l’attuazione dei fondi europei 2014-2020 proseguirà fino al 2023. Quindi ci sono ancora quattro anni per impegnare e spendere le risorse a disposizione. Scontiamo un fisiologico periodo iniziale di partenza faticosa e lenta perché nei primi due anni si programmano gli interventi e solo dopo parte l’attuazione. Si tratta di uno sfasamento fisiologico. La programmazione 2014-2020 prevede una riserva di performance del 6 per cento, che le regioni potevano avere solo al raggiungimento di risultati concreti. Una sfida che l’Umbria ha vinto centrando i target e riuscendo ad accedere a questa riserva. Inoltre nell’ultimo settennato la Commissione europea ha spinto sul coinvolgimento degli Enti locali anche nell’attuazione dei programmi. Gestire programmi complessi per i Comuni ha comportato un periodo di apprendistato inevitabile. Una direzione coraggiosa che l’Umbria ha preso con decisione e che è un investimento per il futuro, visto che nella prossima programmazione il coinvolgimento dei Comuni aumenterà”.

Sisma I direttori regionali hanno anche rimarcato come l’asse per il sisma, con 56 milioni di euro, è arrivato più tardi e il livello di attuazione è ancora basso, perché le risorse sono disponibili dalla fine del 2017. Lo stato di avanzamento dei programmi è al 23 per cento, leggermente più basso della media italiana che è al 28, e anche come impegni siamo un po’ più bassi. “Abbiamo superato il target 2019 di spesa certificata (95 milioni contro i 90 richiesti). Nel 2020 il target sarà di 139 milioni e dovremo fare uno sforzo maggiore perché arriva a scadenza la prima annualità del terremoto. Siamo di fatto a 2 anni e mezzo dall’inizio dell’attuazione vera e propria. Pensiamo – hanno sottolineato – di riuscire ad arrivare in fondo non perdendo risorse europee per la nostra regione. Non ci sono problemi di inefficienza, ma una serie di scelte fatte dall’intero consiglio regionale nella passata legislatura che scontano una partenza meno veloce di altri, ma che vanno viste come investimento per il futuro dell’Umbria e che dobbiamo essere capaci di cogliere. Abbiamo ancora diversi anni, i flussi sono importanti e pensiamo di poterli governare”.

Fesr 2014-2020  Nel corso dell’audizione è anche emerso come l’asse Ricerca e innovazione con una dotazione finanziaria di 101 milioni di euro, al 31 dicembre 2019 aveva una impegno dell’87 per cento e una spesa certificata del 22 per cento; l’asse Crescita digitale 32 milioni di dotazione, 38 per cento di impegni e 34 di spesa certificata; l’asse Competitività delle Pmi con dotazione di 85 milioni, 49 per cento di impegni e 27 di spesa; l’asse Energia sostenibile 56 milioni, 37 per cento di impegni e 24 di spesa; l’asse Ambiente e cultura 36 milioni, 44 per cento di impegni e 26 di spesa; l’asse Sviluppo urbano sostenibile 31 milioni, 29 per cento di impegni e 26 di spesa; l’Asse Assistenza tecnica 14 milioni, 53 di impegno e 31 di spesa; l’asse Prevenzione sismica con 56 milioni di dotazione finanziaria aggiuntiva, ovviamente arrivata dopo il terremoto e quindi in ritardo, ha il 10 per cento di impegno e quasi il 6 per cento di spesa certificata.

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