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Stramaccioni: “Indagini della magistratura e potere senza politica”

Politica

Stramaccioni: “Indagini della magistratura e potere senza politica”

Redazione politica
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Militanti del Pd
Militanti del Pd

di ALBERTO STRAMACCIONI*

Le indagini della magistratura perugina ed umbra negli ultimi quattro anni (dal 2007 le inchieste interessano Comune, Provincia di Perugia e Regione) hanno sicuramente messo in evidenza un insieme di deviazioni o degenerazioni del sistema politico-amministrativo. Sono state formulate accuse a decine di amministratori, non per le pur deprecabili “raccomandazioni” (una vera centrale operativa risiedeva nella vecchia Giunta regionale), ma per presunti reati di corruzione, concussione, abuso d’ufficio, peculato, voto di scambio, che non possono non interrogare, in maniera molto più approfondita e determinata di quanto finora non sia stato fatto, le istituzioni e i partiti politici, soprattutto quelli del centrosinistra per le rilevanti responsabilità di governo che detengono. D’altronde la trasparenza e la correttezza nel rapporto tra le istituzioni e i cittadini sono state messe in discussione dalle scelte politico-amministrative compiute per erogare finanziamenti pubblici, gestire appalti, organizzare concorsi, varare nomine, definire concessioni, fino a prefigurare pratiche clientelari, privilegi e una più generale commistione tra affari e politica. Si è aperta quindi anche in Umbria una questione morale che non è derubricabile ad una questione giudiziaria riguardante alcuni singoli amministratori, ma pone in-terrogativi di carattere eminentemente politico. Emerge, infatti, una pratica politica che rischia di apparire senza un progetto di governo delle trasformazioni sociali, proprio in tempo di crisi, quando invece sarebbe utile e necessario perseguire obiet-tivi di riforma e di modernizzazione sia dell’assetto economico-sociale che di quello politico-istituzionale, nell’interesse generale di una comunità e non solo di piccoli gruppi o di alcuni potentati economici.

Etichette Non credo sia quindi corretto etichettare le inchieste con i termini “sanitopoli” o “folignopoli”, (anche se la sanità e Foligno sono due dei maggiori centri delle indagini), ma è sicuramente più corretto parlare di “politopoli” (se proprio si intende usare queste semplificazioni giornalistiche), proprio perché è una certa idea negativa e deteriore della politica e dell’azione di governo che emerge dalle indagini della magistratura. E mi domando che cosa sarebbe potuto succedere oggi in Umbria se non si fosse giunti, nel 2010, dopo due mandati della precedente presidenza, al ricambio della guida della Giunta Regionale dell’Umbria!Ma più in generale è un sistema politico e di potere che è in crisi ormai da anni, pur nel susseguirsi degli avvicendamenti delle diverse classi dirigenti, e oggi la questione morale è l’effetto non la causa di questa crisi, che risiede, invece, in un modello di sviluppo ormai superato e in un ceto politico che fa della ricerca del consenso per il po-tere l’unico obiettivo della sua azione.

Interessi Ed allora ci si arena in un attivismo quotidiano dove rischiano di prevalere interessi di corto respiro ed è qui che si annida l’affarismo, il privilegio, il sottogoverno, il voto di scambio, in una parola: la questione morale.Occorre allora farsi delle domande e darsi delle risposte convincenti se si vuole realmente superare questa concezione e pratica politica.1. Ecco allora che una prima ragione dell’attuale crisi è sicuramente riscontrabile in una eccessiva personalizzazione della politica, che si è via via affermata con le nuove leggi elettorali nazionali, ma anche con l’elezione diretta del Sindaco e dei Presidenti, che hanno svuotato le assemblee elettive, ridotto dei partiti, già in crisi, a puri e sem-plici Comitati Elettorali sempre più lontani dai cittadini e trasformato la politica, o meglio l’attività amministrativa, in una professione ben retribuita.2. In questo contesto le amministrazioni locali sono diventate l’unico luogo e sede dell’azione politica e i partiti hanno perso la loro autonomia progettuale, condizio-nati dai diversi poteri economici e sociali, che vivono in varie forme all’interno del flusso della spesa pubblica.3. Questa debolezza della politica ha rafforzato aggregazioni trasversali di affari che puntano a condizionare la vita pubblica soprattutto nella gestione degli assetti territoriali ed urbanistici, in quelli commerciali e nei servizi sanitari.

Competizione Non è raro, in-fatti, che dietro le diverse scelte amministrative ci siano proposte di centri finanziari e società di progettazione che finiscono con il condizionare la libera competizione tra le forze economiche e naturalmente l’autonomia decisionale delle istituzioni.4. Tutto ciò ha portato anche in Umbria al formarsi di un ceto burocratico manageriale che ha finito con il surrogare compiti e funzioni decisionali che spettano, invece, a chi è eletto dai cittadini. In questo contesto si può notare un particolare “conflitto di interessi” tra dipendenti pubblici che in un ente svolgono la loro attività professionale e, contemporaneamente, in un altro assolvono ad una responsabilità di governo, magari nello stesso settore amministrativo.5. In questo quadro con la concessione di appalti, attraverso procedure formalmen-te corrette, non sempre appare garantita la libera competizione tra diverse attività imprenditoriali e anche per questo si rischia di alimentare la pratica del “mercato protetto”, soprattutto in un settore produttivo come quello edilizio, già in crisi.6. Gli stessi concorsi, soprattutto quelli banditi dalla pubblica amministrazione, sui quali in momenti di crisi si concentra di più l’attenzione dell’opinione pubblica, hanno bisogno di essere espletati con il massimo della imparzialità, della pubblicità e della trasparenza, per un effettivo controllo democratico delle procedure.7. Di fronte, poi, alle nomine dei consigli di amministrazione degli enti, che la Re-gione, le Province e i Comuni sono chiamati ad effettuare, occorre trovare strumenti, procedure e sedi per la certificazione delle competenze, che inducono a scegliere coloro che possiedono realmente le qualità professionali, per determinati incarichi, fuori dalle logiche spartitorie diffuse non solo tra i partiti.8.

Partiti Per determinare una vera riforma della politica occorre, innanzitutto, una clas-se dirigente dei partiti e delle istituzioni, che non possa formarsi per cooptazione, perché qualcuno le concede generosamente la guida politica. Chi non ha il coraggio di rischiare la sconfitta nel confronto e nel conflitto politico, probabilmente non riuscirà mai a vincere nessuna sfida. Come non si può assumere con autorevolezza e prestigio una responsabilità politica ed istituzionale quando si è eletti, certamente con migliaia di preferenze e i conseguenti costi, ma non si esprime una precisa e pro-pria identità politica e programmatica.9. Le elezioni primarie per la scelta dei candidati sono certamente uno strumento utile per la selezione della classe dirigente, a condizione, però, che sia una scelta ef-fettivamente democratica e trasparente, anch’essa, nei costi, e non una strada imboc-cata per stato di necessità.

Conflitti Le esperienze più o meno recenti hanno creato conflitti, lacerazioni e zone d’ombra ancora presenti, tali da consigliare per il futuro una certa accortezza verso questa forma di consultazione popolare.10. Il partito politico in questo quadro è il principale soggetto e oggetto di una possibile riforma della politica a condizione però che non venga travolto da degene-razioni correntizie con la conseguente e costosa caccia alle tessere e alle preferenze, che gli precludono ogni capacità progettuale autonoma e rendono gli organismi diri-genti strumenti di ratifica delle decisioni già prese nelle correnti.In Umbria questa è una sfida che chiama in causa soprattutto il centrosinistra per le sue ancora rilevanti responsabilità di governo, ma anche il centrodestra berlusco-niano. Per ora il silenzio sui nodi veri della questione morale è assordante, ma se non si affrontano questi temi senza cinici giustizialismi, ma anche senza comode autoas-soluzioni, la politica come capacità di difendere gli interessi generali di una comunità per l’oggi e per il futuro, rischia di morire per sempre.

*Laureato in Filosofia, Giornalista professionista, dal 1995 insegna Storia Contemporanea all’Università per Stranieri di Perugia. Segretario regionale dell’Umbria del Pds-Ds dal 1992 al 2001, eletto alla Camera dei Deputati nelle liste dell’Ulivo nella XIV e XV legislatura. (Articolo tratto dalla rivista Diomede n. 18 – Perugia – anno VI – maggio-ottobre 2011)

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