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Storie di guerra e d’amore, Skoll canta la passione e l’identità

Perugia Cultura e Spettacolo

Storie di guerra e d’amore, Skoll canta la passione e l’identità

Redazione
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Un concerto di Skoll

PERUGIA – Sedici anni di musica sul palco, 10 dischi, centinaia di concerti, l’attività di giornalista e scrittore e tanti progetti per il futuro. Federico “Skoll” Goglio torna a scavare nella storia d’Italia, dell’Europa e dentro di sé per proporre un nuovo album (uscito il 4 novembre, giorno sacro alla Patria e ad appena un anno da “Marmofuoco”, album che celebra gli italiani della Grande Guerra). “Storie di Guerra e Amore”, il decimo album, racconta di emozioni, di ricordi, del Futurismo, del Mediterraneo, dell’amore per le donne, per la lotta (con i guantoni da pugile o in sella ad una bici olimpica), dei tuffi da altezze vertiginose. Di questo e di altro ne abbiamo parlato con l’autore, Skoll, che come nel mito norreno del lupo che non si stanca mai di inseguire il sole, non smette di stupire per la profondità dei testi e la maturità musicale raggiunta (dal 5 dicembre, “Storia di Guerra e d’Amore”, Rupe Tarpea produzione, viene distribuito anche in versione digitale sugli store iTunes, Google play, Amazon music, Napster, Tim music, Microsoft music).
Con Marmofuoco hai cantato la gloria dell’Italia in trincea. Con il nuovo album, pur attingendo al repertorio culturale che ti contraddistingue, fai una riflessione più intima, più personale?
«“Storia di Guerra e d’Amore” è un disco nato come un diario. Negli ultimi due anni avevo pubblicato un album tematico, interamente dedicato all’Italia della Grande Guerra (“Marmofuoco”), e un’antologia che comprendeva diverse mie canzoni del passato, anche se proposte in una veste musicale completamente inedita (“Antologia elettronica”). Non avevo potuto, in questo modo, dare spazio a quelle canzoni più intime che normalmente caratterizzano parte della mia musica e che stavo, comunque, scrivendo. Mentre nasceva l’Antologia elettronica, scrivevo di getto nuove canzoni… Così, per evitare che passasse troppo tempo dalla composizione alla produzione, decidemmo, quindi, di tornare in studio di registrazione in tempi così stretti. Queste canzoni, pagine del diario più sincero, erano nate di getto, vissute, sofferte, volute. Sentivo l’esigenza di non perdere tempo e di fissare il momento. Di dire, in un certo senso, che se qualcuno vuole conoscere quello che scrivo, quello che suono, deve ascoltare questo disco. Non sono canzoni facili, alcune richiedono pazienza e soprattutto sensibilità. Considero questo mio nuovo disco il più rappresentativo e significativo della mia intera discografia, sia sul piano tematico che su quello più strettamente musicale. Lo presenterò a lungo, lo suonerò a lungo. La produzione è stata importante, la più impegnativa fino ad oggi: “Storia di Guerra e d’Amore” è stato arrangiato, suonato e registrato con il massimo della cura possibile (il mixaggio lo abbiamo rifatto molte volte, per esempio), concentrandoci esclusivamente sulla resa finale e non sui tempi di realizzazione».
Come nasce Il fantasma del Natale passato?
«“Il fantasma del Natale passato”, il brano che apre questo disco e che ho scelto come singolo per il primo video estratto dall’album, è una canzone strana, con un testo diviso in tre parti principali. Musicalmente è un pezzo rock, come questo disco. La prima parte (quella della prima lunga strofa) racconta proprio come è nata questa canzone. È un fatto molto curioso a pensarci bene: ho deciso di raccontare, nella canzone, come è nata la canzone! Dopo aver vissuto quell’episodio, quotidiano, semplice, ma solo apparentemente banale (perché piuttosto illuminante, come scrivo nel pezzo), ho scritto l’intera canzone, partendo da questo lungo preambolo e continuando con i due temi portanti del brano, che sono poi due aspetti assolutamente essenziali della vita: volontà ed identità. Il primo descritto quasi metaforicamente nei ritornelli, il secondo evocato nella lunga, seconda strofa (con lo spunto di riflessione, di partenza, del fantasma del Natale passato di Dickens): se non vorrete riprendere coscienza delle vostre radici, di chi siete, di chi siete stati, di chi vi ha preceduto, saremo come il fantasma di Dickens e verremo a trovarvi (con ciò che scriviamo, che facciamo, che suoniamo) per scuotere la vostra coscienza sopita. Non è (quasi) mai troppo tardi per cambiare rotta. “Il fantasma del Natale passato” è un brano rock che racconta quanto sia importante l’identità. In questo si fa curiosamente sintesi stessa della mia musica, di quel rock identitario che compare a chiare lettere sotto al cervo tradizionale del logo di Skoll…».
Mishima, D’Annunzio, Massoud e tanti altri, il tuo mondo è popolato di eroi scomodi, ma sempre attuali. Cosa ti ispirano queste figure?
«Non interrompendo il discorso fatto fino a questo punto, uomini come quelli che hai citato, e che hai giustamente ricordato come “attuali”, rappresentano esattamente l’incarnazione dell’identità. L’esempio di chi viene prima di noi è importante per chi, come me, crede nella continuità dell’esperienza umana e trova dannosa e modesta la filosofia di religioni morali che limitano l’esperienza umana alla semplice esperienza personale. Mi spiego meglio: sono convinto che lo scopo della vita sia crescere. Lo scopo è quello di migliorare e, usando un termine liberato da accezioni progressiste, evolversi. Ma se, per un attimo, considerassimo le nostre vite non come esperienze individuali che iniziano con la nostra nascita e finiscono (nell’esperienza fisica) con la nostra morte, ma come tratti di un percorso quantomeno comunitario che inizia con i nostri padri, i nostri avi, e prosegue con i nostri discendenti di sangue e cultura, allora uomini che sono venuti prima di noi dovrebbero naturalmente essere considerati parti stessi della nostra esperienza biografica. Vale per l’identità di noi europei come per quella di tutti gli altri (hai citato un indoeuropeo d’Asia come il tagiko Massoud e un giapponese come Mishima). In questo modo non partiremmo da zero ogni volta nel nostro crescere, ma partiremmo già con un bagaglio enorme di esperienze vissute. Come se, in sintesi, la nostra vita non fosse altro che un momento di una vita più grande, più lunga, che si lega alle origini più profonde. Per me, questo è il senso stesso dell’identità su un piano pratico, e, evidentemente, il senso della testimonianza (che io, anche solo con la mia musica o con i miei libri, cerco di rappresentare). Un principio di continuità che non può essere slegato da quello della caratterizzazione, dalla specificità dei singoli popoli, un principio difficile da far comprendere oggi (in particolar modo per l’affermazione culturale di monoteismi che, obiettivamente, nella loro predicazione di un unico Dio per un unico, indifferenziato genere umano, un Dio di appiattimento dal continente africano a quello americano, sono anti-identitari fin dal piano più profondamente teologico). Non è un caso che il disfacimento di quel poco che resta dell’identità europea (grazie al piano immigratorio che, più che essere “sostituzione” di popoli, è miscuglio di popoli, “sincretismo” e annullamento delle diversità) trovi il più entusiasta alleato nel mondo cristiano. È un cerchio che, purtroppo, va chiudendosi».
Non solo musica, altri progetti?
«Sono tornato in libreria con un libro dedicato alla storia e alle grandi battaglie dei nostri Alpini (“Di qui non si passa. Alpini d’Italia”, edizioni Ritter) per raccontare le vicende di un glorioso corpo dell’esercito cercando punti di vista inediti. Si tratta di un volume diviso in due parti: nella prima racconto l’epica, avendo scelto di raccontare alcune delle grandi battaglie alpine della Prima e della Seconda guerra mondiale; nella seconda racconto la storia, inquadrando il corpo degli Alpini all’interno delle guerre combattute dall’Italia. La prima parte, poi, include una fondamentale presenza fotografica, costituita esclusivamente da foto inedite di Matteo Pisoni delle trincee e dei luoghi simbolo degli Alpini nella Grande Guerra (oltre 120 fotografie). L’idea è stata quella di non pubblicare foto storiche ma solamente foto inedite, nuove, scattate e lavorate con tecniche moderne come l’HDR… per cercare, anche qui, di rappresentare con un approccio nuovo, un taglio inedito, una storia così bella e preziosa».


Il tour di “Storie di Guerra e d’Amore” prosegue il 16 dicembre a L’Aquila, il 17 a Montepulciano, il 14 gennaio a Firenze, il 20 gennaio a Milano, il 21 gennaio a Bolzano e il 28 gennaio a Modena. Sono in programma altre date a partire dalla primavera, Perugia compresa.

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