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Stato dell’economia umbra, ecco il report di Bankitalia: “Crescita moderata, ma prospettiva ancora molto incerta”

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Stato dell’economia umbra, ecco il report di Bankitalia: “Crescita moderata, ma prospettiva ancora molto incerta”

Redazione economia
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Un operaio di un'azienda metalmeccanica

PERUGIA – Un situazione al momento “soleggiata” ma non si sa bene “che tempo farà domani”; un sole quindi minacciato così da alcune nubi: l’ economia regionale è quindi in bilico tra una crescita moderata e prospettive di incertezza. Ha utilizzato una metafora meteorologica il capo della filiale di Perugia della Banca d’ Italia, Nicola Barbera, nel presentare il nuovo aggiornamento congiunturale sull’ attività economica in Umbria.

Crescita costante Il documento redatto da Bankitalia evidenzia come l’ economia umbra, anche se a ritmi moderati, nella prima parte del 2018 abbia continuato a crescere. Ancora in aumento ordini e fatturato nell’ industria, ed anche per le piccole imprese. La situazione reddituale del sistema produttivo regionale ha fatto segnare un miglioramento: la quota di aziende che valuta di chiudere in utile l’ esercizio in corso è salita all’ 80 per cento, una quota prossima ai livelli registrati prima della crisi, con la liquidità delle imprese che ha continuato a crescere. Sul futuro però pesano fattori di incertezza nazionali e internazionali.

Provvedimenti “Fattori percepiti – ha sottolineato Barbera – come nubi scure all’ orizzonte. Si preparano quindi ombrelli e cappotti con le imprese pronte a prendere provvedimenti”. Ecco spiegato quindi, secondo quanto emerge dai dati dell’ economia umbra, il perché della frenata degli investimenti. Dopo un biennio di robusta crescita, il processo di accumulazione del capitale si è indebolito, anche per la maggiore incertezza sull’ evoluzione del quadro congiunturale.

Industria Nell’ industria gli investimenti per l’ anno in corso sono previsti in calo (-11,8 per cento) e i piani per il 2019 sono improntati alla stazionarietà della spesa. Alla maggiore prudenza degli operatori – è stato inoltre osservato nel corso della presentazione del documento – hanno contribuito i timori sul possibile rallentamento dell’ economia mondiale e sull’ evoluzione del quadro interno e delle condizioni di finanziamento.

Ordini Tornando agli aspetti “positivi”, gli ordini industriali sono aumentati con un’ intensità analoga allo scorso anno (3,4 per cento); dopo lungo tempo, l’ incremento si è esteso anche alle imprese con meno di dieci addetti (1,5 per cento).

Esportazioni Bene anche le esportazioni, trainate dalle maggiori vendite di abbigliamento di lusso e macchinari mentre prosegue il recupero delle vendite di metalli. Sono emersi segnali di miglioramento anche tra i servizi diversi dal commercio al dettaglio, dove la dinamica delle vendite per i piccoli esercizi è rimasta negativa, sia nel comparto alimentare sia in quello degli altri beni.

Turismo I flussi turistici, in crescita del 18,4 per cento, sono tornati su livelli analoghi a quelli registrati prima del terremoto (migliori risultati per le strutture extra-alberghiere) tranne che nei comprensori direttamente colpiti (Valnerina e Spoletino).

Edilizia Non si ferma, invece, la crisi dell’ edilizia, con un dato in controtendenza – è stato osservato – rispetto a quello che succede a livello nazionale. Circa quattro operatori su cinque prevedono un calo della produzione nell’ anno, solo il 10 per cento si attende un aumento. Il numero di compravendite di abitazioni, in aumento del 2,2 per cento (del 5 in Italia), risulta ancora circa la metà dei livelli pre-crisi, in un contesto di ulteriore calo dei prezzi.

Occupazione Stabile nel complesso l’ occupazione. Nel primo semestre del 2018 ha comunque confermato un andamento peggiore rispetto al resto del Paese. Tra i lavoratori dipendenti hanno peraltro ripreso ad aumentare le assunzioni a tempo indeterminato (19,6 per cento). Il tasso di disoccupazione è sceso al 9,9 per cento (11,1 in Italia), riflettendo il minor numero di persone in cerca di lavoro. Pur in presenza di condizioni di offerta ancora favorevoli, la crescita del credito in regione ha perso vigore (dal 2,3 all’ 1,5 per cento). Il rallentamento ha interessato i finanziamenti al settore produttivo e in particolare quelli alle aziende di maggiori dimensioni; i prestiti alle piccole imprese hanno continuato a flettere (-2,0 per cento).

Famiglie La dinamica è rimasta invece solida per le famiglie (3,7 per cento), per effetto dell’ espansione ancora sostenuta del credito al consumo (9,1 per cento); le erogazioni di mutui si sono stabilizzate in connessione con l’ andamento poco vivace del mercato immobiliare. La qualità dei prestiti è nel complesso ulteriormente migliorata; il flusso di nuovi prestiti deteriorati è sceso su livelli analoghi a quelli precedenti la crisi (il 2,9 per cento dei finanziamenti complessivi). Il miglioramento si è concentrato nel settore delle famiglie, in cui si è registrato un nuovo minimo (1,3 per cento); tra le imprese invece si è rilevata una crescita (dal 4,0 al 4,2 per cento), in particolare nel comparto manifatturiero.

Più deboli del resto d’Italia In rapporto alla situazione nazionale, ha infine spiegato Barbera, attualmente i tassi di crescita dell’ Umbria “sono più deboli”. Questo anche perché l’ Umbria durante la crisi “ha avuto un andamento peggiore rispetto alla media nazionale e quindi è più debole di conseguenza anche la fase di ripresa, con gli operatori naturalmente più cauti”.

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