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Spoleto, rissa al torneo: scavalca la rete e si scaglia sui genitori dei bambini

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Spoleto, rissa al torneo: scavalca la rete e si scaglia sui genitori dei bambini

Emanuele Lombardini
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SPOLETO – La violenza in campo è sempre deprecabile ma quando avviene sotto gli occhi dei bambini lo è ancora di più e quello che è successo ieri pomeriggio, poco dopo l’inizio del secondo tempo di una partita del quadrangolare “Trofeo di Natale”, in programma al centro sportivo Flaminio di Spoleto rasenta la follia.

In campo, giocatori di 11 anni (categoria Esordienti), in campo Ducato e Campitello, che stavano facendo solamente ciò che a loro piaceva di più e cioè giocare al pallone e divertirsi, al di là del risultato. Agli altri, dirigenti, allenatori e genitori sugli spalti invece più che altro interessa vincere ed è anche per questo che poco dopo l’inizio del secondo tempo si scatena la follia.

Complice un fallo di gioco non fischiato dal direttore di gara, scattano le proteste. Parole grosse, insulti pesanti volano dagli spalti, mentre a bordo campo, fra i dirigenti gli animi si accendono. Parapiglia, spintoni, reazione, poi lo scatto d’ira di un tesserato della società spoletina (almeno così si evince, dal fatto che si trovasse a bordo campo con indosso la tuta del club) scavalca la rete e si scaglia contro i genitori della squadra avversaria che protestavano, aggredendoli. Ne nasce una rissa che coinvolge diverse persone e che non finisce con gente in ospedale solo per l’intervento di alcuni dei genitori più calmi che provvedono a portare via l’uomo.

“Fine dei valori del calcio”. Tutto questo avviene sotto gli occhi di bambini in campo che – con la partita sospesa – assistono attoniti alla poco edificante scena. Molti di loro, ancora con scarpini e divisa addosso, si lasciano andare in un pianto a dirotto e alcuni di loro, quando la partita riprende, non hanno voluto più tornare in campo. Fra questi, anche il figlio di Stefano Lupi, presidente del Coni di Terni, che era sugli spalti e si è adoperato per portare la pace ma che alla fine si è lasciato andare ad uno sfogo amaro: “Ha perso il calcio – dice raggiunto telefonicamente – hanno perso i valori del calcio, se penso che anche dopo quella scena, c’erano ancora genitori che si preoccupavano del risultato. A me non interessa delle squadre e delle persone, ci sarà chi prenderà dei provvedimenti perchè l’arbitro ha visto quello che è successo, mi interessa, da padre e da presidente del Coni, puntare l’indice contro il fatto che questi ragazzini sono troppo spesso costretti a vivere lo sport sotto pressione, incitati dagli addetti e dal clima esterno al campo in modo non consono a quelli che sono i principi dello sport, che mi impegno da sempre a diffondere. Cosa devo dire io a mio figlio, che ha deciso, dopo aver visto quella scena, di riconsegnare la divisa e smettere di giocare al calcio?

Sfogo in rete. Già ieri sera, a caldo, Lupi si era sfogato, con una lettera aperta pubblicata sul suo profilo facebook: “Non c’è nulla di più struggente di un amore che finisce, soprattutto quando la conclusione è particolarmente violenta ed inaspettata. E’ quello che è successo oggi durante una partita di calcio di giovanissimi. Una rissa tra allenatori, le urla scomposte di alcuni genitori ed ancora la indegna gazzarra fra opposte tifoserie hanno indotto mio figlio, innamorato del calcio, a dire basta ad 11 anni. Me lo ha detto con gli occhi impauriti di chi non capisce il perché, di chi si è sentito perso ed indifeso in un campo di gioco, di chi ha visto quello che non si sarebbe mai immaginato. E’ uscito dal campo terrorizzato, senza nemmeno spogliarsi, mi ha stretto la mano pregandomi di andar via. Ero sbalordito, incapace di dare spiegazioni a quell’assurdo comportamento. C’era una rete che ci divideva mentre si accendeva una stupida rissa. Da anni mi batto per togliere quelle maledetti reti dai campi. Non proteggono appunto, ma dividono. Ho visto un allenatore o comunque un dirigente della squadra avversaria addirittura scavalcarla per scagliarsi contro il pubblico. In quel momento quella stessa rete mi separava da mio figlio, impedendomi di portarlo via e proteggerlo. Sono arrabbiato e sconfortato. Nel giorno dell’Epifania lui e tutti gli altri bambini delle due squadre hanno ricevuto da noi adulti uno dei doni più brutti : la disillusione verso lo sport che più amano. Tornando a casa mi ha detto che non vuole più giocare, appunto giocare, al calcio. E’ finito un amore, tanto più bello quanto legato alla giovinezza. Non mi interessa ricercare gli odierni colpevoli né citare le società. Non mi rasserena ciò. Oggi il calcio ha perso diversi innamorati. Peccato! Questo non cambierà le cose ma un amore è comunque finito”.

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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