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Spoleto, monsignor Boccardo: “Accoglieremo famiglie di profughi”

Cronaca e Attualità Foligno Spoleto

Spoleto, monsignor Boccardo: “Accoglieremo famiglie di profughi”

Redazione
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Monsignor Renato Boccardo

SPOLETO – “Anche la nostra diocesi – come tante altre in Italia – accoglierà prossimamente nelle sue strutture alcune famiglie di profughi provenienti dai corridoi umanitari aperti dal nord-Africa e forse anche dalla Siria”. Ad annunciarlo al Duomo di Spoleto gremito  è stato il vescovo Renato Boccardo durante il solenne pontificale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, animato  dalla Cappella musicale del Duomo, mentre sull’altare come di rito c’era  la Santissima Icone, l’immagine di tipo bizantina che raffigura la Vergine senza il Bambino donata alla città di Spoleto da Federico Barbarossa in segno di pace, dopo averla saccheggiata nel 1155. Nell’omelia il presule, ricordando la domanda rivolta da Dio a Caino Che cosa hai fatto di tuo fratello?, ha detto che “non ci possiamo rassegnare al consolidarsi di una opinione pubblica fomentata da maestri senza morale e da imprenditori della paura che pretendono di dividere la società in due gruppi: “quelli come noi” e “gli altri”, due categorie non ugualmente umane, e perpetuano un sistema che, continuando a vendere armi ai loro Paesi, fabbrica i poveri e poi non li vuole perché danno fastidio”.

Disprezzo E ancora: “Non si può certo considerare un viaggio di piacere una delle più disperate transumanze umane della storia, che ha trasformato il Mediterraneo in un vorace sepolcro; né pensare che sia facile la vita di chi, sopravvissuto, si ritrova privo di tutto in un Paese sconosciuto, talvolta in condizioni subumane di miseria e di sfruttamento, impossibilitato a costruire e tanto meno ad immaginare il suo futuro. Se espressioni e atteggiamenti di tanto disprezzo per il dolore e la dignità altrui possono liberamente circolare senza incontrare lo sconcerto e l’indignazione generale, questo significa che già sono entrati nelle nostre case, da dove stanno trafugando il rispetto per l’altro e la solidarietà che, come ha recentemente affermato il Presidente della Repubblica, fanno parte del Dna degli italiani. A questo accrescersi di una barbarie di pensiero e di azione, bisogna opporre una resistenza morale e civile, che impedisca alla nostra civiltà – culla della cultura che ha ispirato l’intangibilità della persona umana e della vita – di regredire alla brutalità di quella della pietra e della clava, che vuole affermare il diritto della forza anziché la forza del diritto e perciò continua a costruire muri, reali o immaginari, invece di ponti. Non si tratta di essere buoni, ma di essere giusti; non di fare opere buone ma di rispettare e, se necessario, ripensare il diritto dei popoli”.

Emarginati Davanti al sindaco di Spoleto Umberto De Augustinis, al presidente del consiglio comunale Sandro Cretoni e all’assessore ai lavori pubblici Angelo Loretoni, il vescovo di Spoleto-Norcia monsignor Boccardo ha quindi annunciato ai fedeli che “anche la nostra diocesi, come tante altre in Italia, accoglierà prossimamente nelle sue strutture alcune famiglie di profughi provenienti dai corridoi umanitari aperti dal nord-Africa e forse anche dalla Siria. È purtroppo solo un piccolo gesto, che acuisce il senso di frustrazione per non poter aiutare tutti, ma che intende contribuire a mantenere vivi anche qui da noi l’interesse e la sensibilità verso una tragedia che non è né piccola né trascurabile. Sappiamo bene, infatti, che salvare un uomo è salvare il mondo. Per questo mi permetto di rivolgere un appello rispettoso e cordiale alle Istituzioni civili del nostro territorio affinché considerino a loro volta la possibilità di realizzare un segno altrettanto concreto di accoglienza e responsabilità, dando vita ad una catena di aiuto e di amicizia che non conosca barriere di lingua, cultura, razza e religione. È vero che il nostro è un territorio provato forse più di altri dalla crisi economica e poi dal terremoto; ma è anche vero che «non c’è nessuno così ricco che non abbia bisogno di ricevere e nessuno così povero che non abbia qualcosa da dare» (don Oreste Benzi). Se non è possibile ignorare le croci che pesano sulle nostre spalle nel quotidiano cammino dell’esistenza, non è lecito trascurare il dovere di servizio, spesso faticoso, che ci lega ai fratelli, specialmente ai poveri, ai sofferenti, agli emarginati”.