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Spaccio ed estorsione con metodi mafiosi in varie zone di Terni: sgominata banda, sedici in manette

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Spaccio ed estorsione con metodi mafiosi in varie zone di Terni: sgominata banda, sedici in manette

Redazione
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TERNI- Un sodalizio criminale, ben rodato, che viveva dei proventi del fiorente giro di spaccio messo in atto in alcune zone della città, in particolare Borgo Rivo,  il centro cittadino, largo Frankl e l’area del ponte che conduce a via Lungonera, da cui il nome dell’operazione ‘White bridge”. In tutto sono 16 le misure cautelari  emesse dal Gip  di Terni, al termine di quasi un anno di indagini condotte dalla squadra mobile di Terni, coordinata da Marco Caldarozzi, sotto la direzione del questore Roberto Massucci. I dettagli dell’operazione, condotta in collaborazione le questure di Livorno e di Lodi, il Reparto prevenzione crimine Umbria-Marche, l’unità cinofila di Nettuno e la polizia di frontiera di Fiumicino.sono stati illustrati in una conferenza stampa da remoto alla quale hanno preso parte il procuratore capo Alberto Liguori e il sostituto Camilla Coraggio.

L’operazione. Dall’indagine, è emerso che erano tre in particolare i gruppi che operavano sul territorio, tutti facenti capo a una stessa guida, un pregiudicato nei guai con la giustizia sin dal 2008 che aveva coinvolto nell’operazione anche la madre, la fidanzata e la mamma della compagna. Scarcerato nell’agosto 2019, aveva subito ricominciato l’attività di spaccio: “La presenza di tre donne nel sodalizio – ha sottolineato Liguori – fa riflettere, perchè merge il carattere di stampo mafioso di questa organizzazione. Le donne infatti erano coinvolte non solo nell’attività di spaccio ma anche in quella del recupero dei crediti”. Da agosto 2019 a gennaio 2020, ha sottolineato Liguori,sono stati analizzati oltre cento acquisti di droga, 70 episodi di spaccio, dieci estorsioni con lesioni e aggressioni”

Un giro che coinvolgeva sostanze stupefacenti di vario tipo e che fruttava diverse decine di migliaia di euro al mese, unica forma di sostentamento dei soggetti arrestati, appartenenti ad una rete criminale multietnica con soggetti dai 19 ai 49 anni: vi facevano parte gambiani, tunisini, marocchini, dei quali tre irregolari,  ma anche tanti italiani di varie parti d’Italia, compresi alcuni ternani ben noti alle forze dell’ordine e che appartengono alla tifoseria della Ternana. Si trattava, ha spiegato la questura, per una parte, di una rete familiare e parafamiliare che coinvolgeva anche i minori nell’attività di consegna dello stupefacente.

L’attività di indagine, supportata anche dal Servizio Polizia Scientifica, si è svolta attraverso servizi di osservazione e avvalendosi di strumenti tecnici e, nel corso dell’attività, sono stati effettuati sequestri di discreti quantitativi di droga, in particolare, alcuni mesi fa, di oltre mezzo chilo di stupefacente: una sostanza in polvere di colore rosa, risultata positiva alle anfetamine e alla caffeina, in elevata percentuale, occultata all’interno di un vano contatori in uno stabile in zona Borgo Rivo. In varie occasioni, ad occuparsi delle consegne era addirittura il figlio minore di uno degli arrestati stranieri, che cedeva la sostanza stupefacente fuori dalla propria abitazione

MInacce. Una delle particolarità della banda è che la droga veniva ceduta ‘a credito’, facendo così aumentare il debito nei confronti dell’organizzazione criminale che poi si rifaceva con atti di vandalismo e minacce sui clienti morosi: condotte intimidatorie di vario genere, minacce telefoniche, violenze sino addirittura al sequestro di beni personali come l’automobile o il televisore o addirittura a far scoppiare petardi davanti alla porta del negozio di uno dei clienti, in modo da danneggiarlo. “Una condotta – ha spiegato il procuratore capo Alberto Liguori – che non si è fermata nemmeno con l’emergenza Covid e che anzi è andata avanti con più forza”.

Massucci. Il questore Roberto Massucci si è detto soddisfatto perchè questa operazione mette la parola fine su un giro che coinvolgeva come utenti anche tantissimi giovani, con la presenza anche di droghe sintetiche, dall’effetto ancora più dannoso di quello delle droghe classiche. Si è chiusa una operazione che dà maggiore sicurezza alla città. Quello che mi viene in mente di dire è che con l’emergenza coronavirus anche il crimine si è adeguato e ora tenterà di recuperare queste passate trascorse senza poter operare”.

 

 

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