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Perugia, soldi spariti al Tribunale fallimentare: prescritto il risarcimento allo Stato

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Perugia, soldi spariti al Tribunale fallimentare: prescritto il risarcimento allo Stato

Redazione
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L'ingresso della Procura generale della Corte dei conti

PERUGIA – La vicenda processuale di Gabriela Ottaviani si chiude con la prescrizione dell’azione risarcitoria esercitata dalla Procura della Corte dei Conti. In altre parole: i soldi spariti dai conti del Tribunale fallimentare non ci sono più e non ricompariranno.

Il 21 ottobre 2015, la Procura regionale ha citato in giudizio la donna Gabriela Ottaviani, chiedendone la condanna al pagamento in favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze – Agenzia delle entrate – e del Ministero della Giustizia della complessiva somma di euro 1.418.529,03, oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giustizia, queste ultime a favore dello Stato.

La Procura regionale contabile si basava sugli atti del 2002 della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia del procedimento penale nei confronti della Ottaviani e del coniuge Vinicio Donti, ai quali era contestato «di essersi appropriati di ingenti somme di denaro facenti parte di procedure concorsuali gestite dalla Ottaviani, nella qualità di curatore fallimentare». Procedimento che passava per il gip, il 10 giugno 2004, e con sentenza depositata il 25 ottobre 2005 «con cui gli imputati (con particolare riferimento alla Ottaviani, curatore fallimentare presso il Tribunale di Perugia) venivano condannati a sei anni di reclusione per peculato (art. 314 c.p.), falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici (art. 476 c.p.), falsità materiale commessa da privato (art. 482 c.p.) uso abusivo di sigilli e strumenti veri (art. 471 c.p.)». L’ammontare delle somme sottratte era «pari a 5.656.234 di euro». La Corte d’appello «riformava parzialmente la sentenza di primo grado soltanto per le condotte di falsità ed uso abusivo di sigillo», dichiarava «di non doversi procedere nei confronti degli imputati per le condotte di peculato» e rideterminava «la pena in anni 5 e mesi 6 di reclusione per ciascun imputato. Confermava per il resto la sentenza di primo grado». La Cassazione «accoglieva il gravame limitatamente ad alcuni episodi qualificati nella sentenza d’appello come peculato anziché truffa aggravata» e «disponeva il rinvio alla Corte d’Appello di Firenze per la rideterminazione della pena che andava rimodulata tenendo conto della pena prevista per il reato di truffa aggravata». Tra le contestazioni la «sottrazione della somma di L. 1.432.074.000 e di L. 27.000.000, di pertinenza, rispettivamente, del fallimento ICAP s.p.a. e Valigi s.p.a.». La Corte d’Appello di Firenze rideterminava la pena in 4 anni di reclusione. La Cassazione confermava.

I giudici contabili hanno ripercorso tutta la vicenda e, pur riconoscendo la sussistenza di condanne penali, per quanto riguarda l’azione risarcitoria «per il danno patrimoniale diretto, il Collegio ritiene maturata la prescrizione quinquennale alla data di notifica (14 agosto 2015) dell’invito a dedurre». Da qui la dichiarazione della «prescrizione dell’azione risarcitoria promossa dalla Procura regionale nei confronti della signora Ottaviani Gabriela nel giudizio di responsabilità».