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Spaccio di droga fra Italia e Olanda: scattano arresti e perquisizioni anche in Umbria

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Spaccio di droga fra Italia e Olanda: scattano arresti e perquisizioni anche in Umbria

Redazione
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PERUGIA– C’è anche l’Umbria fra le regioni italiane coinvolte nella maxi operazione denominata “Eat enjoy”, condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Trieste che hanno smantellato una rete internazionale dedita allo spaccio di droga. Il gip della città giuliana ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari per 26 persone, indagate a vario titolo  per associazione per delinquere e detenzione a fini di spaccio di considerevoli quantità di cocaina ed eroina. Tra questi alcuni si trovano all’estero; due dei vertici dell’organizzazione sono stati arrestati nei Paesi Bassi

L’Umbria è coinvolta per alcune consegne di merce effettuate a Perugia e Foligno, i cui destinatari sono stati identificati dall’autorità giudiziaria. Si trattava, in entrambi i casi di quantitativi ingenti di eroina e cocaina.

L’indagine.  I corrieri di droga, entrambi italiani (un 40enne di origini campane ed un 62enne friulano) rispettivamente residenti nelle provincia di Trieste e di Udine facevano capo ad un’organizzazione albanese la cui sede di smercio della droga è stata individuata nella città di Rotterdam e con cellule sparse in diversi centri italiani; lo stupefacente, introdotto in territorio nazionale occultato in vetture attrezzate con doppi fondi, veniva poi consegnato in ragione delle necessità “di mercato” presso i vari referenti territoriali che si occupavano di spaccio.

Di nazionalità albanese le cellule operanti in Italia destinatarie della droga da spacciare nei territori di competenza; tutte ad eccezione di due italiani, uno ligure e l’altro calabrese, individuati ad Arma di Taggia, in provincia di Imperia.  Oltre alla cessione di diversi chilogrammi di stupefacente ai vari destinatari facenti parte del circuito albanese, i due corrieri italiani residenti nel Friuli hanno gestito autonome reti di spaccio a favore di fidati clienti residenti nella provincia di Trieste e nelle provincie di Vicenza, Treviso e Pordenone.

Ad avviare l’indagine sono state le dichiarazioni rese a gennaio 2018 dal corriere di origine campano, sposato con una donna albanese – anch’ess ai domiciliani – entrambi residenti a Duino, nel triestino. L’uomo, preoccupato dall’accusa dell’organizzazione criminale, a suo dire infondata, d’essersi appropriato di un carico di 14 kg. di cocaina, dopo esser stato trattenuto a Rotterdam ed “interrogato” con metodi brutali dai suoi complici, intenti a scoprire la fine del carico sparito, era tornato in Italia grazie alle ‘garanzie economiche’  fornite dai familiari della moglie che hanno versato alcune centinaia di migliaia di euro al sodalizio criminale. Convinto da un parente a sporgere denuncia, lo ha fatto alla questura di Udine, alla quale ha raccontato anche la sua attività criminale.

L’uomo si è fra le altre cose autoaccusato di avere introdotto in Italia, per conto dell’organizzazione albanese, circa 750 chili tra cocaina ed eroina a fronte di considerevoli somme di denaro spostate in Olanda quali provento della vendita dello stupefacente; i trasporti dello stupefacente e dei corrispettivi in denaro venivano effettuati all’interno di doppifondi ricavati in vetture preparate dalla medesima compagine criminale, utilizzate dai corrieri ed intestate agli stessi.

La copertura Mano a mano, nel corso dell’indagine sono venuti alla luce sia i dettagli dell’attività criminale che i soggetti coinvolti. Uno di questi, addirittura, al fine di eludere eventuali controlli anche all’estero, si spacciava quale rappresentante di prodotti italiani e, in occasione delle trasferte illecite, applicava sugli sportelli delle vetture in uso dei pannelli pubblicitari con l’insegna “Eat Enjoy”, caricando nell’abitacolo del mezzo una divisa da cuoco e  prodotti alimentari della tradizione italiana.

La moglie In soli due mesi, da aprile a luglio 2018, sarebbero stati introdotti 32 chili di cocaina, per un valore di mezzo milione di euro: due consegne sono state fatte anche in Umbria, a Foligno e Perugia. Le altre hanno visto coinvolto le province di Vicenza e Treviso, Arma di Taggia, Toirano (Savona) e Marina di Grosseto. A dirigere il giro dello spaccio erano un gruppo di albanesi, eccezion fatta per la droga consegnata ad Arma di Taggia, ben cinque chili, dove la gestione era affidata ad una cellula italiana. Di particolare rilevanza la figura della moglie dell’ex corriere, la quale, subito dopo la confessione del marito, bandito dall’associazione, ha cominciato a gestire in prima persona lo spaccio della cocaina che erano rimaste nella loro disponibilità, anche al fine di recuperare quanto più denaro possibile. La donna, incurante delle possibili conseguenze penali, ha personalmente curato più consegne di cocaina a fidati clienti, cercando di scongiurare eventuali controlli di polizia portando con se, in alcuni casi, la figlia di allora quattro anni.

 

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