CARICAMENTO

Scrivi per cercare

Sisma, Cascia un meraviglioso e storico borgo da non lasciare abbandonato

Cronaca e Attualità

Sisma, Cascia un meraviglioso e storico borgo da non lasciare abbandonato

Redazione
Condividi

Immagine dall'alto su uno dei luoghi colpiti dal sisma

[LEGGI ANCHE Sisma, sono in arrivo a Cascia e Norcia nove tende collettive per la popolazione]

CASCIA – Il terremoto ha sorpreso Cascia mentre si scrollava di dosso l’immagine di meta esclusivamente destinata al turismo religioso. La città di Santa Rita, da qualche anno, punta sempre di più sul territorio, sulle sue produzioni agroalimentari e sullo sport. Il sisma ha interrotto anche simbolicamente questa trasformazione che stava già dando risultati tangibili. Come la produzione dello zafferano, ripartita di slancio.

Sebbene si trovi a soli 12 km dall’epicentrodel sisma, Cascia era rimasa ai margini degli interventi: i riflettori allontanano i turisti e a quelli il piccolo borgo non può rinunciare. I cronisti dell’Ansa raccontano le drammatiche condizioni nell’ex Palazzetto dello Sport della città, dove prima giocava la squadra di pallavolo. Qualcuno dorme infagottato sotto le coperte, qualcuno è attaccato alla bombola d’ossigeno buttata tra le brandine, 5 carrozzelle sono allineate una accanto all’altra vicino alle tribune: il Lazzaretto per malati, anziani e disabili di Cascia è in una struttura di cemento armato alla periferia del paese. Vale a dire che dentro una palestra, senza riscaldamento, ci sono 120 brande, un terzo delle quali occupate da anziani sopra gli 80 anni, molti non autosufficienti, disabili, malati non gravi. In tutto ci sono solo 4 bagni, per 120 persone.

Intorno a 1.500 gli sfollati, il sindaco  A fare un primo punto è stato il sindaco Mario De Carolis, che ha affermato: ”Dopo il 24 agosto avevamo circa 100 sfollati. Oggi, considerando le frazioni, ne abbiamo quasi 500 e nel centro di Cascia mille. E dormono tutte fuori casa. Stiamo convincendo le persone ad andare negli hotel.

Come riporta La Repubblica, a Cascia non c’è quasi più nessuno. Vuoto il centro storico, diventato tutto zona rossa, evacuati anche i più recenti palazzi costruiti nella zona bassa della città, tutti in cemento armato. Nel grande parcheggio destinato ai pullman dei visitatori della basilica ci sono le tende della Protezione civile, dove le Misericordie preparano pranzo e cena a chi passa qui la giornata, ma non la notte. Gli sfollati dormono sul Trasimeno, dopo aver trascorso molte ore del giorno negli spazi pubblici del loro paese ferito, e hanno bisogno di mangiare. Alla luce del sole si torna nelle case a riprendere vestiti e oggetti, accompagnati da un vigile del fuoco. Ma gli edifici religiosi, tra i grandi tesori di questo borgo, sono off limits. Come la chiesa di San Francesco con la sua elegante facciata quattrocentesca e un campanile oggi sotto costante osservazione, oppure l’antica pieve romanica di Santa Maria della Visitazione. Il sisma ha reso necessario chiudere anche la meta imperdibile per i tantissimi turisti, un milione e 200mila, che ogni anno si infilano nelle stradine strette che conducono in cima al paese: la basilica novecentesca in travertino dedicata alla “santa delle cause impossibili”, con l’urna che contiene il corpo di Santa Rita, vissuta alla fine del Trecento. Ora è tutto chiuso e le suore del convento sono state trasferite.

[LEGGI ANCHE Sisma, ecco da chi acquistare i prodotti di Norcia: l’elenco completo dei produttori]

Anche le altre attività rischiano di subire uno stop, la cui incerta durata tiene in apprensione l’amministrazione e i cittadini. In questo tratto di Valnerina, segnato geograficamente dal passaggio del fiume Corno, come in tante altre località dell’Umbria si vengono a cercare tranquillità e tradizioni. Quella enogastronomica racconta di ottimi formaggi e salumi, di tartufo, e anche di roveja, un piccolo legume. Siamo in terra di boschi e sentieri, dove fare passeggiate magari andando a cercare resti della civiltà italica, che prima dell’arrivo dei romani popolò questo pezzo d’Italia. Per promuovere questo tipo di turismo è nato anche un archeoclub. Non può mancare un percorso dedicato a Rita, 5 chilometri che collegano Cascia a Roccaporena, paese natale della santa. E poi c’è l’indotto: in tanti con la bella stagione affittano le case in paese per qualche tempo.

[VEDI ANCHE Sisma, il presidente Mattarella in visita alle zone terremotate. A Norcia: ”Tutto ritornerà come prima”]

 

 

 

Tags:

Ti Potrebbe anche Piacere