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Sisma, solidarietà senza confini: i bambini del Congo per Norcia

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Sisma, solidarietà senza confini: i bambini del Congo per Norcia

Redazione
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L'elenco dei soldi raccolti dagli abitanti di Kingouè

di Francesca Cecchini e Alessandro Minestrini

PERUGIA – 156.400 franchi congolesi (circa 238 euro) la cifra che Jenny Peppucci, volontaria umbra dell’associazione Casa del cuore – Amici del Congo, si è vista recapitare nel lontano Kingoué, uno dei distretti più poveri del Congo. Cifra da destinarsi a Norcia. Come si legge in un articolo pubblicato dall’Huffington Post, gli abitanti del villaggio, nonostante le condizioni di estrema povertà, colpiti da un video della devastazione provocata dalle ripetute scosse, mostrato loro dal parroco locale Don Ghislain, hanno deciso di dar vita ad una raccolta fondi coinvolgendo anche i villaggi confinanti. I soldi raccolti sono arrivati alla presidente della Regione Umbria a metà dello scorso mese di dicembre accompagnati da  una lettera del sindaco del distretto Daniel Mouangoueya. Nella missiva, un messaggio di solidarietà per “il lutto che tocca il vostro Paese e l’Umbria” e di riconoscenza verso i numerosi volontari italiani ed umbri che quotidianamente “realizzano numerose attività socio umanitarie” nei paesi congolesi.

Per sapere di più di questo splendido esempio di solidarietà che ha unito due zone del mondo martoriate per differenti motivi, abbiamo raggiunto Jenny Peppucci per porle alcune domande.

Da quanti anni opera in Congo?

“Sono arrivata qui per la prima volta nel 2012 con altre volontarie per un breve periodo, poi ,abbiamo deciso di operare a Kingoué poiché siamo venute a conoscenza delle criticità del posto. Dal 2013 sono iniziati i nostri progetti e ho deciso di stabilirmi in Congo per seguire i lavori più da vicino e per stare vicino anche ad un bambino che necessitava di cure mediche. Il bambino che ora ho adottato”.

Com’è la vita nel distretto di Kingouè?

“Kingoué è un grande distretto con 32 villaggi, con 15.000 abitanti. La vita al villaggio è molto difficile. Non ci sono strade asfaltate, non c’è luce elettrica né acqua corrente. Nei villaggi più grandi c’è una sola scuola con sei classi e solo due insegnanti pagati dallo Stato. Gli altri sono insegnanti ‘improvvisati’ pagati dai genitori dei bambini i quali, molto spesso, non frequentano la scuola proprio per mancanza di soldi. In una classe possono esserci anche più di ottanta bambini. La maggior parte della gente coltiva i campi, pesca e solo alcuni allevano. Quando ci si ammala c’è una sorta di dispensario che può offrire delle cure di base, ma sono a pagamento. Molte donne muoiono di parto, l’anno scorso ho assistito ad un parto e solo dopo mi sono resa conto delle tante difficoltà che possono insorgere nel mentre”.

Qual è stata la reazione della gente del villaggio quando è venuta a conoscenza dei disastri causati dal terremoto e come è nata l’idea di istituire la raccolta?

“Quando Don Ghislain ha mostrato le foto dei disastri del sisma, la gente è rimasta molto colpita. Tutti chiedevano se i miei parenti stessero bene. Tutti si preoccupavano di sapere della salute dei volontari che hanno conosciuto nel corso di questi anni. Da lì è nata l’idea della raccolta fondi: voleva essere un modo per ringraziare gli italiani che da anni portano un briciolo di speranza in questo villaggio. ‘Un modo per ringraziarci e per aiutarci nel momento del bisogno’, queste sono state le loro parole”.

Che emozioni ha provato nel momento in cui le è stata consegnata la lista con i soldi raccolti?

“Quando mi hanno dato la notizia della raccolta mi sono commossa. Per me il villaggio è come fosse la mia seconda casa. Quando sono lì la gente mi porta frutta, galli e manioca per ringraziare me e tutti gli altri volontari per aver scelto loro. Non potevo credere che arrivassero a tanto. Gente che fa fatica a sopravvivere ma che, nello stesso tempo, decide di dare un contributo.  Sono rimasta a bocca aperta. Ma gli africani sono così: accoglienti al massimo, riescono a dividere un pezzo di pane in cento parti se ce n’è bisogno pur di non farti restare senza cena”.

Secondo lei potranno essere messe altre pietre sul ‘ponte’ che collega Kingouè alla Valnerina?

“Per quanto riguarda il ponte che si é creato da tempo tra noi italiani, in particolare umbri (la nostra associazione è umbra) e questo villaggio posso dire che è una cosa meravigliosa. Ogni volta che si va in missione al villaggio nascono amicizie tra noi volontari e i giovani locali che stanno conoscendo la bellezza di dedicarsi agli altri. Sicuramente si potrà fare di più. Sono sicura che quando ci sarà bisogno loro saranno pronti ad aiutarci, come hanno già fatto”.

La lettera Questo il testo della lettera che in sindaco di Kingouè ha inviato alla presidente della Regione, Catiuscia Marini: Il terremoto che ha gettato nel lutto il vostro paese non ha solo scosso la vostra regione Umbria, ma la ha anche danneggiata catastroficamente. Questa triste notizia ci ha chiamato in causa e ci siamo sentiti toccati da questo lutto che ha coinvolto il vostro paese, l’Italia, e la vostra regione Umbria. Bisogna ricordarlo, molte persone di buona volontà e abitanti della vostra regione, attraverso l’associazione Casa del Cuore-Amici del Congo, si impegnano quotidianamente per realizzare numerose azioni socio-umanitarie per i congolesi in generale e per gli abitanti del distretto Kingoué in particolare, per alleviare come possono le loro sofferenze. Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di organizzare una minima raccolta di soldi, per mostrarvi la nostra solidarietà. Vogliamo anche approfittare di questo momento doloroso per rivolgervi, a voi e a tutte le famiglie in lutto della regione Umbria, le nostre condoglianze più sentite.

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