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Sisma, la storia di Giovanni: giovane imprenditore che non si arrende alle difficoltà

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Sisma, la storia di Giovanni: giovane imprenditore che non si arrende alle difficoltà

Alessandro Minestrini
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Giovanni Coccia insieme ai membri del suo staff in un momento felice prima del terremoto

PERUGIA – Questa è la storia di Giovanni Coccia, giovane e brillante imprenditore che sulla propria pelle ha vissuto la cattiveria e la devastazione del terremoto. Prima dei drammatici eventi del 24 agosto e del 30 ottobre, Giovanni, insieme al padre Luciano, alla madre Maria Rita, al fratello Tiziano e alla fidanzata Benedetta, gestiva sei attività a Castelluccio di Norcia. Una realtà importante, composta da un agriturismo, due negozi di norcineria, un negozio di souvenir, un’osteria. A sessanta giorni dalla prima forte scossa avevano inaugurato bar enoteca, nel quale venivano venduti prodotti tipici: “Davamo lavoro a 30 famiglie – dice Giovanni a lanotiziaquotidiana.it -, eravamo una bellissima realtà, tra le più importanti del posto. Il lavoro andava bene, circondati da persone che componevano il nostro staff di ottimo valore, costruito con fatica nel tempo. Queste attività sono cresciute nel tempo, sono il frutto di tre generazioni di lavoro e di investimenti”.

La vita dopo il dramma Poi arrivarono i giorni maledetti, quelle due date, prima insignificanti sul calendario, che saranno ricordate dalle popolazioni della Valnerina e dell’Italia Centrale, come i giorni più bui della loro esistenza. “A seguito del sisma – prosegue Giovanni – la nostra vita è stata sconvolta in un minuto. Tutto ciò che era normale ed era impostato per il nostro futuro è venuto meno”. Ma Giovanni e suoi famigliari non l’hanno voluta dare vinta al mostro che scuote la terra e stanno facendo di tutto per far continuare la propria attività: “In questo momento ci troviamo nelle condizioni di riorganizzare e reinventare la nostra vita, considerando anche che ci sono tantissime insicurezze e interrogativi in merito ai tempi di riapertura delle strade e delle attività economiche di Castelluccio. Oltre la mancanza di introito economico, in questi periodi abbiamo riscontrato il fortissimo disagio di dover sgomberare tutte le attività dei prodotti presenti all’interno e le attrezzature, ti lascio solo immaginare quello che può essere sgomberare un agriturismo con stanze e ristorante interno”. “In questo momento – continua Giovanni – stiamo cercando di lavorare attraverso spedizione di prodotti, partecipazioni a fiere. Siamo coinvolti in un progetto commerciale insieme a un nostro amico, che prima era un nostro fornitore. Ora stiamo vedendo la possibilità di fare qualcosa. Tutto ciò in attesa di avere notizie su Castelluccio, ma se in questo momento le notizie non arrivano di certo non possiamo rimanere lì inermi ad attenderle, non si può vivere di speranze”.

Una spiacevole disavventura La storia di Giovanni e della sua famiglia fin qui può sembrare simile alle vicissitudini di tanti altri imprenditori che nel terremoto hanno perso tutto. Ma c’è stato un momento in cui il giovane imprenditore castellucciano si è sentito un’altra volta colpito nel profondo: “Lo spiacevole episodio è avvenuto attraverso la spedizione di prodotti tipici. Nel periodo di Natale, grazie all’aiuto di amici e il passaparola dei clienti, siamo riusciti a svolgere un buon lavoro con la spedizione di prodotti locali. Purtroppo una signora di Bergamo ha avuto la brillante idea di sporgere denuncia pensando che i nostri prodotti fossero delle truffe”. Infatti, fra le tante richieste giunte nella casella mail dell’azienda della famiglia Coccia, arrivò quella di una signora residente nel capoluogo orobico: “Con lei inizialmente avevamo preso accordi telefonici. Ci aveva chiesto se tramite posta elettronica le potevamo inviare le nostre proposte di pacchi natalizi. Dopo averle inoltrato le nostre composizioni, la signora aveva selezionato un pacco da spedire all’indirizzo da lei stessa indicato. Con il da fare del periodo a ridosso del Natale e vista la consistente mole di ordini da smaltire in quelle date non ci eravamo accorti che nel frattempo la signora aveva mandato una e-mail di disdetta. Siccome si era ammalata, chiedeva l’annullamento della spezione”. Con la cliente, però, era stato convenuto che il pagato della merce sarebbe avvenuto con contrassegno al momento della consegna del pacco. Tutto ciò, quindi, non avrebbe comportato nessun problema di natura economica alla cliente, visto che non era stato pattuito alcun pagamento anticipato. Inoltre, il pacco è stato rispedito indietro intonso: “Una volta ritornato indietro, abbiamo notato che non era stato neanche aperto e immediatamente rifiutato. Per questo motivo siamo rimasti basiti di fronte a tale denuncia, in quanto non c’è stata da parte della signora né alcuna perdita economica, né di disagio di alcun genere considerando che poi la stessa non ha neanche preso visione del contenuto del pacco potendo pensare che qualche prodotto non fosse di suo gradimento e fosse sospettabile. Il pacco è tornato al nostro indirizzo e contemporaneamente a ciò è arrivata la denuncia”. I militari del comando di Norcia, fortunatamente, hanno preso subito coscienza della inconsistenza della questione: “Ma sono stato costretto – dice Giovanni – ad andare in caserma per rispondere ad alcune domande in merito”. La signora che ha accusato Coccia di truffa, aveva posto l’attenzione su una sciocchezza, sul nastro adesivo che chiudeva il pacco. Il nastro, però  che non era a nome dell’azienda di Giovanni: “Avendolo terminato e non avendo a Norcia un locale che lo vendesse, me lo sono fatto prestare da mio zio. Tengo a sottolineare che anche il nastro c’era scritto Norcia quindi ulteriormente non capisco”. Quello che ha fatto amareggiare Giovanni, non è stata l’accusa ricevuta ma il momento in cui è avvenuto tutto ciò: “Con tutti problemi che ci ha purtroppo donato questo terremoto ritengo che sia veramente ingiusto che un’azienda riceva una denuncia per un’idiozia di questo genere. Purtroppo questa è l’ennesima dimostrazione che chi non vive le realtà e le situazioni non può assolutamente comprendere ciò che accade. Ovviamente con il comando di Norcia tutto si è risolto in una chiacchierata e rispondendo ad alcune loro domande, anche perché la prima cosa che stata fatta dal comando di Norcia è appunto effettuare una visura camerale ed accertarsi che la nostra società esiste da quasi 15 anni”. “Nel 2017 – si sfoga Giovanni – fatico a comprendere come non ci si possa informare attraverso una visura camerale sia da parte dei clienti che dei carabinieri stessi di Bergamo prima di portare avanti la denuncia”. I militari del comando di Norcia, fortunatamente, hanno preso subito coscienza della inconsistenza della questione: “Ma sono stato costretto – dice Giovanni – ad andare in caserma per rispondere ad alcune domande in merito”.

Futuro Ma Giovanni, fra il dolore portato dal terremoto e gli altri momenti infelici che ha dovuto affrontare, non vuol perdere la speranza nell’avvenire e chiede certezze e risposte concrete a chi di dovere: “Per quanto riguarda il futuro in questo momento indovinare quello che accadrà sarebbe come centrare una quaterna secca al lotto, considerando le risposte che in questo momento la politica ci fornisce. Ma la realtà è che parliamo di strada inaccessibili, un paese completamente devastato, attività da ricostruire, nonché clienti da convincere a tornare. Al momento solo promesse di sostegno economico ma in concretezza al momento non c’è nulla. Tra poco torneranno da pagare tasse, bollette, mutui e l’interrogativo più grande è proprio come le pagheremo? In questo momento più che mai la politica credo che debba stare vicino a queste popolazioni, ascoltarle e comportarsi di conseguenza, cosa che al momento vedo che non è stata fatta. Castelluccio è una località stupenda ma al contempo difficilissima nella quale operare, se ci saranno le condizioni per poter ripartire ne sarò ben felice, altrimenti se le cose andranno troppo alle lunghe non voglio certo passare una vita in attesa e nell’insicurezza, sono ancora giovane, nonostante tutti i grandi investimenti fatti di lavoro svolto finora, spero che la politica abbia la coscienza il gravoso impegno che ha verso questo territorio e verso chi ci abita, chi ci lavora, chi ci sarà o non in futuro”.

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