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Sisma, il volontario ternano Francesco Sechi: “Dolore, fierezza e voglia di ripartire”

Cronaca e Attualità Interviste

Sisma, il volontario ternano Francesco Sechi: “Dolore, fierezza e voglia di ripartire”

Emanuele Lombardini
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ROMA – “Ero in vacanza a Civitanova Marche e quando ho visto quello che era successo non c’ho pensato un attimo e sono partito, mi sono messo in moto. Dovevo dare il mio contributo, per quel che era possibile, due braccia in più non fanno mai male”. Francesco Sechi, ternano da tempo residente a Roma, nella vita fa l’attore per il teatro e la tv ma ha un passato e un presente ricco di volontariato, nell’associazionismo cattolico prima e in quello laico poi.

E’ appena tornato a Roma dopo una settimana da volontario ad Amatrice, nella zona più colpita dal recente sisma. Oggi racconta per noi de La Notizia Quotidiana quei giorni difficili, a contatto con la gente che non ha più niente: “Quando sono arrivato sul posto ho visto uno scenario tetro, le case devastate, tutto Francesco Sechiintorno non c’era più niente. Io partivo da solo quindi per me non era facile arrivare lì, per fortuna mi sono imbucato insieme con un altro volontario dentro la navetta dei giornalisti e così siamo arrivati al campo base, allestito al Palazzetto dello Sport e coordinato dall’Ordine di Malta”.

Tutto organizzato nei dettagli, nonostante la  necessità di fare in fretta: “Ognuno di noi avrebbe voluto scavare a mani nude per portare alla luce anche la più flebile speranza di sopravvivenza – racconta – ma se eravamo lì il nostro compito era altro e la situazione troppo delicata per lasciarsi andare. Tutto era controllato al massimo, abbiamo passato due giorni a smistare scatoloni di cose, facevamo delle catene umane e dividevamo la merce per tipologia. Poi siamo passati a preparare i pasti: io da solo avrò fatto duecento panini. Non c’era tanto tempo per scambiare parole con la gente, ma a volte bastavano degli sguardi e molti di quelli mi rimarranno dentro per sempre”.

L’incontro con la gente del posto è di quelli toccanti: “Li riconoscevi perché erano gli unici oltre a noi a non avere la divisa e poi perché  il dolore li straziava, piangevano costantemente. Tanti anziani, soprattutto, consci di avere perso le fatiche di una vita. Gente ferita, ma fiera, decisa a non separarsi da quel poco che era rimasto loro, fossero anche macerie. Io ho potuto scambiare due parole con un ragazzo di vent’anni, che aveva perso tutta la famiglia tranne la madre e la sua preoccupazione era quella di sopravvivere e poi cercare di rifarsi un futuro anche per lei. Ma questo per i giovani, negli anziani no, nessuno voleva andare via da li. Poi ho visto tanti bambini piangere”. Italiani e stranieri insieme, a lavorare nella tendopoli, per dare una mano a chi non ha più niente.

Campo base AmatriceMa nella sua testa c’è anche un’altra immagine struggente: “Ho incontrato il sindaco Pirozzi- dice – lui la sua gente la conosce tutta e l’ho visto sottoporsi al rito del riconoscimento dei corpi, uno per uno. E’ consapevole che Amatrice non c’è più, ma vuole anche che si riparta da tutto questo per provare a far rinascere il paese. Dall’accoglienza si deve passare ad una ricostruzione, rapida, per ridare vita e futuro a queste terre”.

Tornato a casa, a Francesco è rimasta una certezza: “Mi porto dentro tanto dolore,tanti visi,tanti sorrisi, tanta forza di volontà, tanta disperazione,e tanta dedizione. ma di sicuro la unanime e comune voglia di farcela,di superare questo difficile momento. Soprattutto, mi resta la consapevolezza che tutte le nostre cose terrene, i nostri screzi, i nostri problemi sono niente rispetto a quello che ho visto qui. Quando passi del tempo qui, in mezzo a questa gente, la vita ti cambia, vedi tutto da una prospettiva diversa. Farò tesoro di quello che ho imparato lì”.

 

 

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Emanuele Lombardini
Emanuele Lombardini

Giornalista, cittadino d'Europa

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