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Sisma, Ater fa di conto: “Sono 500 gli alloggi liberi nella nostra regione”

Perugia Cronaca e Attualità Terni

Sisma, Ater fa di conto: “Sono 500 gli alloggi liberi nella nostra regione”

Redazione
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Il presidente di Ater Almadori (al centro)

PERUGIA – «Su richiesta della Regione abbiamo consegnato la lista degli immobili liberi, di quelli da ristrutturare e ristrutturati. In tutto circa 500 in tutta la regione. La Giunta ha quindi deciso di sospendere per 6 mesi le assegnazioni e i nuovi bandi, che vengono pubblicati dai Comuni». È il presidente dell’Ater, Alessandro Almadori, a fare il quadro della situazione nel corso di un’audizione davanti al Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’Amministrazione regionale. Al centro dell’audizione, importi degli affitti e parametri per la loro definizione, bilancio e introiti dell’Azienda, morosità e sfratti, effetti del sisma sull’attività dell’Azienda.

La situazione Già prima del terremoto – ha sottolineato Almadori – era stato avviato, in collaborazione con l’Università di Perugia, un programma di verifica sismica degli alloggi dell’Azienda. Il presidente dell’Ater, si legge in una nota, ha affermato che «nessun edificio Ater è crollato con il sisma del 24 agosto, alcuni sono stati danneggiati, ma solo in modo lieve, grazie alla ricostruzione seguita al terremoto del 1997. Ma dopo il 30 ottobre la situazione è cambiata e molto peggiorata».

Numeri Rispondendo a domande e sollecitazioni dei consiglieri regionali presenti, il presidente Almadori ha evidenziato poi che «il bilancio di Ater è in equilibrio ed ammonta a 19 milioni di euro. Circa 2,5 milioni vengono impiegati ogni anno per la ristrutturazione degli 11 mila immobili gestiti, suddivisi tra 8 mila alloggi a canone sociale, mille a canone concordato e 2 mila locati a canoni di mercato (negozi, spazi commerciali, sedi istituzionali). Sarebbero necessari maggiori fondi, nazionali e regionali, per fare fronte alle esigenze di manutenzione e per ampliare l’offerta di abitazioni. Le aziende territoriali si sobbarcano la copertura di una quota del welfare, garantendo canoni molto bassi, che vengono definiti, in base a quanto previsto dalla legge regionale, su parametri quantitativi e qualitativi del reddito. A parità di reddito un pensionato, un lavoratore autonomo o un disoccupato pagheranno canoni differenti».

Crisi Un allarme il presidente lo lancia sulla questione sfratti. «La morosità annuale – ha detto Almadori – è tra il 18 e 20 percento, ed è in crescita, così come il numero delle famiglie che hanno difficoltà a garantirsi una abitazione con il proprio reddito. Il bando della Regione sulla ‘morosità incolpevole’ ha permesso di contenere il fenomeno, ma il peggioramento delle condizioni di vita degli utenti dell’edilizia sociale può portare allo sfratto dei soggetti che non possono pagare nemmeno il canone minimo. Il deterioramento delle condizioni economiche porta anche a quello degli appartamenti, di cui non viene curata l’ordinaria conduzione. Riteniamo importanti le iniziative per accrescere la consapevolezza culturale negli affittuari, anche con interventi nelle aree comuni. Anche il prestare lavoro per interventi di manutenzione in cambio del canone sarebbe positivo, ma è necessario un quadro normativo di riferimento». Nonostante questo quadro, «nel 2015 ci sono stati solo 4 sfratti, tutti in via bonaria, che hanno riguardato categorie in difficoltà. Prima di arrivare a questo punto – ha specificato Almadori – vengono predisposti piani di rientro che mirano ad evitare l’allontanamento. Abbiamo appurato che esistono due categorie: le famiglie che vivono nella casa da anni, la sentono propria e tendono a pagare, tranne in caso di eventi traumatici e improvvisi. Altre che invece non sentono quella casa come propria e che quindi ritardano nei pagamenti, non curano la manutenzione ed eludono anche gli oneri condominiali, cosa che poi porta al degrado delle strutture».