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Sir Perugia, Lube e l’ironia mancata: cronaca di una caduta di stile?

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Sir Perugia, Lube e l’ironia mancata: cronaca di una caduta di stile?

Redazione sportiva
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di Raffaello Agea

PERUGIA – Sport, “rimembri ancora/quel tempo della tua vita mortale,/quando” gli atleti parlavano solo nel corso delle interviste? I letterati e lo stesso Leopardi perdoneranno i versi presi a prestito, ma effettivamente c’è stato un tempo nel quale i campioni più o meno famosi di ogni disciplina sportiva, pronunciavano qualche parola solo rispondendo alle domande del giornalista di turno. Così, accanto ad alcuni sportivi dall’eloquio garbato – sintatticamente e grammaticalmente lontano da figure retoriche ardite, ma pur sempre sufficientemente corretto – si affiancavano quelli del “ciao mama, sono contento di essere arrivato uno”.

Dal “ciao mama” ai social netwok Oggi i tempi sono cambiati, ma non certo perché le esigenze di testimonianza dei protagonisti delle gesta sportive appartengano ad una “vita mortale” passata. Anzi, il prorompente diffondersi dei media in tutte le loro declinazioni possibili, web, social media e social network compresi, ha certamente amplificato quelle esigenze. Ma se quelli del “ciao mama” sono solo un ricordo e se a volte, al netto delle difficoltà linguistiche degli stranieri, nelle occasioni video/audio qualche atleta affida il suo pensiero ad un italiano rivedibile, le smisurate possibilità delle nuove tecnologie consentono a tutti di dire la loro.

Non solo sport Un fenomeno che non riguarda solo lo sport, ma che coinvolge tutti (basta leggere gli impressionanti dati sull’utilizzo dei social network e sull’enorme mole di contenuti che tutti i giorni viene immessa in rete), tanto che Umberto Eco, forse in modo troppo perentorio, ma certamente significativo, aveva avuto modo di affermare come Internet avesse dato la parola anche a persone incapaci di distinguersi per le loro particolari capacità intellettive. Tuttavia, siccome ciò che mi sta a cuore in questa sede è lo sport, è di sport e social network che parlerò, o meglio di come personaggi più o meno noti e compagini più o meno variegate utilizzino questo mezzo in relazione a fatti che li coinvolgono.

Tifosi e singoli Partendo proprio dalle compagini, poi, l’ironia di una tifoseria per una vittoria ottenuta contro l’avversario di sempre, talvolta anche la satira, lo “sfottò” ed il sarcasmo, “vanno in onda” non solo per mezzo dei consueti striscioni e cori da stadio (o da palazzetto dello sport), ma anche per mezzo dei social network stessi, che devo dire ogni tanto partoriscono idee davvero simpatiche. Altre volte le tifoserie, ma anche i singoli, si rendono protagonisti di vere e proprie cadute di stile, anche mediante l’utilizzo di terminologie inaccettabili, che a volte sfociano nell’odio più conclamato.

I Sirmaniaci e la goliardia di una foto: reazioni e commenti L’idea che hanno partorito i Sirmaniaci domenica scorsa, dopo che la la loro squadra, la Sir Safety Conad Perugia si era aggiudicata la Coppa Italia di volley battendo la Cucine Lube Civitanova Marche, di ritorno da Bari e tanto erano per la strada, è stata quella di scattare una fotografia che ritraeva un loro gruppo, con alle spalle l’impianto dove quest’ultima abitualmente gioca le partite casalinghe. La foto è stata condivisa sul gruppo Facebook “I Sirmaniaci” con un commento in dialetto perugino: “E anche stasera artornano col bregno”. Il riferimento alle recenti sfide vinte da Perugia era evidente, poiché “artornano col bregno” si può rendere con “tornano con il broncio”. Il commento e la foto, anche a detta di uno navigato nella pallavolo e nello sport in genere, vale a dire Andrea Lucchetta, che così si è espresso nel corso dell’ultima puntata della trasmissione Rai “Oltre la rete”, non avevano niente di offensivo in sé, salvo considerare l’evidente ironia un’offesa da lavare. Marco Cruciani di Tef Channel, nel corso della trasmissione “Sottorete” di martedì scorso, parafrasando gli “Amici miei” di Monicelli, l’ha definita una “zingarata”, ma la sostanza non cambia. Da ultimo, ma non per ultimo, nel corso della telecronaca della partita di Champions League Perugia/Roeselare di ieri, anche un altro che di sport e di volley ne sa veramente tante, cioè Andrea “Zorro” Zorzi, dai microfoni di Fox Sport si è espresso in questi termini: nella maniera più assoluta l’iniziativa dei Sirmaniaci è stata offensiva o volgare, mentre da giocatore (e lui qualche partita di pallavolo l’ha giocata …) la sconfitta, così come una murata subita, impongono il silenzio, o comunque una particolare moderazione.

La risposta di Cormio E’ stato così che sul profilo Instagram “beppecormio” (che sembrerebbe essere riconducibile al direttore sportivo della Lube Giuseppe Cormio, tra l’altro sanzionato con squalifica dal competente giudice sportivo per gravi offese nei confronti del primo arbitro della partita persa da Civitanova), è stata pubblicata la stessa foto con una richiesta di scuse del Club umbro, insieme all’affermazione che non sarebbero arrivate “perché i campioni si comprano ma lo stile no”.  La foto ed il commento così postati, sono stati oggetto di un ulteriore intervento  da parte del titolare del profilo Instagram “osmanijp5” (che sembrerebbe riconducibile al famoso campione della Lube Osmany Juantorena), il quale ha evidentemente condiviso il pensiero di “beppecormio”, ma in modo che non posso non definire scomposto, ha ritenuto di dover apostrofare pesantemente l’iniziativa dei tifosi perugini, accusandoli peraltro di non essere rispettosi. Dato che l’amplificazione e la permanenza, in uno con la pratica impossibilità di cancellare un contenuto una volta immesso in Rete sono una delle caratteristiche più peculiari della Rete stessa (in questo caso, come in molti altri, chiunque ha avuto la possibilità di fare un banale “screenshot” e potrà poi postarlo nuovamente), non è mia intenzione riportare tali espressioni, mentre ancora una volta non posso non evidenziare come l’iniziativa abbia ottenuto approvazione da parte di molti followers.

Lo sport come messaggero di rispetto A questo punto voglio ricordare a me stesso il contenuto di alcune norme che regolano l’attività sportiva dei tesserati della Fipav, dei quali fa parte anche Juantorena, che tra l’altro ha giocato e credo (ri)giocherà in nazionale.

Regolamento di giurisdizione Fipav

Art. 74 – Doveri ed obblighi
1. Fermo quanto stabilito all’art. 1, le Società, le Associazioni sportive affiliate e tutti i tesserati sono obbligati a rispettare ed osservare lo Statuto, i regolamenti della FIPAV e tutti i provvedimenti dei competenti organi federali e sono altresì tenuti al rispetto dei principi di lealtà, correttezza e rettitudine morale e sportiva e, in ogni caso, debbono osservare un comportamento non lesivo della dignità e del prestigio della FIPAV e/o di altre Federazioni.
2. I tesserati devono attenersi inoltre al Codice di Comportamento Sportivo emanato dal CONI.
3. Tutti i soggetti dell’Ordinamento Federale che si rendono colpevoli della violazione dei richiamati doveri sono soggetti alle sanzioni previste dal presente Regolamento.

Codice di comportamento sportivo del CONI

2. Principio di lealtà
I tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo devono comportarsi secondo i principi di lealtà e correttezza in ogni funzione, prestazione o rapporto comunque riferibile all’attività sportiva. I tesserati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo cooperano attivamente alla ordinata e civile convivenza sportiva.

5. Principio di non violenza
I tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo non devono adottare comportamenti o rilasciare dichiarazioni che in qualunque modo determinino o incitino alla violenza o ne costituiscano apologia.
I tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo devono astenersi da qualsiasi condotta suscettibile di ledere l’integrità fisica e morale dell’avversario nelle gare e nelle competizioni sportive e adottano iniziative positive per sensibilizzare il pubblico delle manifestazioni sportive al rispetto degli atleti, delle squadre e dei relativi sostenitori.

7. Divieto di dichiarazioni lesive della reputazione
I tesserati, gli affiliati e gli altri soggetti dell’ordinamento sportivo non devono esprimere pubblicamente giudizi o rilievi lesivi della reputazione dell’immagine o della dignità personale di altre persone o di organismi operanti nell’ambito dell’ordinamento sportivo.

Come si evince chiaramente dalla semplice lettura delle norme di cui sopra, i tesserati che si rendessero colpevoli di violazioni dei doveri elencati, sono suscettibili di sanzioni. Non sta a chi scrive, in disparte la violazione di altre norme non propriamente sportive, individuare le sanzioni che potrebbero essere applicate nel caso di specie, poiché questa è solo l’occasione per una riflessione sul linguaggio che circola in rete e sulla particolare probità alla quale si devono uniformare i tesserati di una federazione sportiva. Già, perché gli sportivi, soprattutto i campioni e le icone che questi rappresentano, coloro che più di altri possono diffondere il messaggio positivo dello sport, devono rigorosamente attenersi al rispetto altrui e devono in ogni caso non rendersi responsabili della pubblicazione di giudizi o rilievi lesivi della reputazione dell’immagine o della dignità personale di altre persone o di organismi operanti nell’ambito dell’ordinamento sportivo. E’ questo il senso delle norme ricordate, tanto più importante quanto più ampia è la diffusione delle espressioni e la possibilità che rimangano disponibili in Rete anche dopo molto tempo, così alimentando le forme di hate speech che proprio la pratica sportiva, in quanto rispetto e condivisione, da sempre contrasta e vuole allontanare.  A tutt’oggi, poi, coloro che forse dovrebbero dare spiegazioni non lo hanno fatto, né hanno rimosso i ricordati contenuti … E che i tifosi della Sir che hanno scattato la fotografia non gradita siano persone, non vi è dubbio. Persone che meritano rispetto a partire dalle capacità mentali stigmatizzate da chi ha commentato ed a prescindere dal fatto che abbiano ironizzato sulle sorti sportive altrui.