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Sipario Umbria, una domenica di Teatro ragazzi con Fontemaggiore

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Sipario Umbria, una domenica di Teatro ragazzi con Fontemaggiore

Redazione cultura
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SIPARIO UMBRIA – Prosegue il cartellone in programma per le stagioni di teatro ragazzi in Umbria a cura di Fontemaggiore Centro di Produzione Teatrale che domenica 12 febbraio porterà in scena tre spettacoli. Prenotazioni: 075.77286651 – 075.5289555 – www.fontemaggiore.it.

Al Teatro Brecht di Perugia (ore 17), nell’ambito della rassegna “Teatro di domenica”, I musicanti di Brema.

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foto ufficio stampa Fontemaggiore

Una delle più belle storie dei Fratelli Grimm trasformata in una divertente favola musicale. Nel Teatro dell’Opera della città di Bremen, uno scorbutico direttore sta aspettando i suoi musicisti per andare in scena; ma degli strani musicanti irrompono sul palco, portando una multietnica follia animalesca a scontrarsi con la ferrea disciplina austro-ungarica. Nell’esecuzione della sinfonia, gli animali vagabondi faranno emergere la loro natura, stravolgendo il rigore classico con le loro proprie origini: la Parigi bohemienne, gli esplosivi Balcani, il caliente Sudamerica, la Romagna del liscio… La diversità e la contaminazione daranno vita a una nuova musica non più basata su uno spartito ma sull’incontro delle diverse culture. Scheda: regia di Riccardo Rombi, anche interprete con Gabriele Stoppa, Giordano Geroni, Francesco Masi, Jacopo Rugiadi, Rodolfo Sarlì, costumi di Manuela del Panta, luci di Gianfranco Michler, produzione Catalyst – Camillocromo.

Al Teatro Secci di Terni (ore 17) Un topo… due topi… tre topi… un treno per Hamelin…

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foto dal sito Fontemaggiore

La tranquilla città di Hamelin è governata da gente avida e corrotta, pronta a sacrificare la città per arricchirsi. I topi son dappertutto: nei letti e sui soffitti, nei cassetti e sui piatti; il cuoco li trova in cima alla torta, le lavandaie in mezzo al bucato. La città cade in rovina, la peste dilaga e la figlia del Re, ignara di tutto, supplica il padre di trovare una soluzione. Solo il suono del flauto fatato può riportare la speranza su Hamelin. Ma il magico Pifferaio, per catturare l’enorme Capo dei topi, ha bisogno dell’aiuto dei bambini. Sette di loro, come le sette note del suo flauto, potranno finalmente liberare la città per sempre. E, alla fine, nella gabbia da circo, resterà l’esemplare più raro di tutta la razza topesca che i tre attori girovaghi condurranno sulle piazze, narrando ogni volta, al suono della fisarmonica, l’antica e affascinante leggenda del Pifferaio di Hamelin. Non solo una fiaba, dunque, ma un gioco di rime, di musica e di teatro che coinvolge gli spettatori come avveniva un tempo su tutte le piazze dove la realtà si mescolava alla fantasia. Uno spettacolo magico e divertente che conduce il pubblico dei bambini ad una riflessione profonda sull’importanza dell’onestà di chi governa un paese. Gli attori, accompagnati in scena da musiche eseguite dal vivo, danno vita ad innumerevoli personaggi in una scenografia che, come una scatola magica, si trasforma, dando vita a suggestive ambientazioni e continue sorprese. Scheda: regia di Claudio Casadio, con Maurizio Casali, Mariolina Coppola, James Foschi, scenografia di Maurizio Bercini, produzione Accademia Perduta.

 
All’Auditorium San Domenico di Foligno (ore 17) I tre porcellini.

foto ufficio stampa Fontemaggiore

foto ufficio stampa Fontemaggiore

Un classico racconto inglese, una di quelle storie che i nonni raccontano ai nipotini di generazione in generazione. La prima versione scritta risale probabilmente al 1843 e da allora la fiaba ha subito innumerevoli modifiche. In alcune storie i primi due porcellini riescono a sopravvivere, in alcune il lupo viene mangiato, mentre in altre scappa sconfitto con la coda in fiamme. In questo spettacolo si è rimasti fedeli alla versione del racconto più simile all’originale: i primi due porcellini muoiono, il lupo viene mangiato dal terzo, simbolo della sopravvivenza e della capacità di prevedere le cose. Data l’età dei bambini a cui ci si rivolge si è cercato, con semplicità, di delineare tre caratteri di porcellino, che portassero già nel nome la storia di un destino: Pigro, Medio e Saggio. La scelta del materiale per costruirsi la casa diventa il pretesto per ragionare sui piaceri e sui doveri della vita, sui consigli di una mamma molto presente, sulla paura di andare per il mondo da soli, sull’esistenza vera o presunta del lupo. Nello spettacolo la figura del lupo, recitato a turno dagli attori, gioca tra la necessità animale di seguire la propria natura e la voglia di fare paura, nella consapevolezza che ai bambini un po’ piace avere paura. In un susseguirsi di situazioni comiche ed intense, si arriva all’inevitabile finale del lupo nella pentola, senza mai però caricare i personaggi di connotazioni troppo negative né positive, lasciando piuttosto che la storia abbia il suo corso, nel dubbio che, tra la scelta di una vita breve ma giocosa ed una lunga e laboriosa, la “Natura” faccia spesso l’ultima mossa. Scheda: regia di Maurizio Bercini, con Lorenzo Frondini, Fausto Marchini, Claudio Massimo Paternò, drammaturgia di Marina Allegri, tecnico di scena Lanfranco Di Mario, costumi di Patrizia Caggiati, scenografia di Maurizio Bercini, Serena De Gier, Donatello Galloni, luci di Pino Bernabei e Gigi Proietti.

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