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Sipario Umbria, tutti in platea con il TSU con spettacoli di grande qualità

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Sipario Umbria, tutti in platea con il TSU con spettacoli di grande qualità

Redazione cultura
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Angela Finocchiaro

SIPARIO UMBRIA – Gli spettacoli in scena dal 19 al 25 febbraio in Umbria per le stagioni curate dal Teatro Stabile dell’Umbria.

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Lunedì 19 febbraio (ore 21) al teatro Cucinelli di Solomeo Dieci storie proprio così/Terzo atto. Musica e teatro per dieci storie di gente comune, di vite spezzate, di eroi di tutti i giorni, per restituire un senso a una parola abusata e difficile: legalità. Dieci storie proprio così affronta vicende in cui il disagio e la disperazione hanno prodotto reazione, impegno civile, passione, coraggio, un’eredità irrinunciabile per il nostro futuro, una “ragionata” provocazione contro quella rete mafiosa, trasversale e onnipresente, che vorrebbe sconfitta la coscienza collettiva, la capacità di capire e reagire. Emanuela Giordano e Giulia Minoli sono partite nel 2012 scavando nella memoria, per ricordare chi ha combattuto le mafie. Questo inizio costituisce l’ossatura imprescindibile della loro esperienza. Da allora hanno viaggiato in tutta Italia, approfondendo il tema della lotta alla criminalità organizzata grazie all’aiuto di alcune università italiane e ai tanti testimoni che hanno raccontato le loro storie. La criminalità organizzata si sta appropriando della nostra economia e noi non ce ne siamo accorti? È una forma di distrazione di massa o siamo complici? Cambia la logica del merito, del diritto, cambiano le regole del profitto e del mercato e siamo incapaci di reagire, ammutoliti e stanchi. Dieci storie proprio così traccia il profilo di personaggi collusi, grazie alla loro complicità le mafie hanno potuto infiltrarsi in tutti i settori dell’economia e non solo di quella. Ma non è con il disincanto che possiamo combatterli. Non è l’assenza di impegno a salvarci. Per fortuna c’è chi si oppone, rischia, denuncia, indica alternative fattibili a questo degrado. C’è chi sceglie. Dieci storie proprio così vuole raccontare un’Italia poco conosciuta: il sindaco che combatte le logiche mafiose che intossicano la sua città, il commercialista che contrasta il rapporto tra aziende e denaro sporco, il giornalista, il collaboratore di giustizia, il testimone. Si intende far conoscere le strategie di impegno di un gruppo di liceali, la sfida di alcuni imprenditori, un’Italia viva di aziende, università, comunità che propongono un modo diverso di concepire le risorse economiche, gli spazi comuni, la nostra stessa esistenza. Possiamo farlo anche noi. Stare insieme, in teatro, può aiutarci a imparare. Scheda: da un’idea di Giulia Minoli, drammaturgia Emanuela Giordano e Giulia Minoli, regia Emanuela Giordano, con Daria D’Aloia, Vincenzo d’Amato, Tania Garribba, Valentina Minzoni, Alessio Vassallo e con Tommaso Di Giulio, chitarre Paolo Volpini, batteria musiche originali Tommaso Di Giulio, produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale
Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro Nazionale, Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani Onlus – Centro di Produzione Teatrale, in collaborazione con Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e The Co2 Crisis Opportunity Onlus.

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19 febbraio (ore 21) al teatro Don Bosco di Gualdo Tadino Il Bacio, di Ger Thijs, testo profondamente intriso di umanità. È la storia di un incontro tra un uomo e una donna; una panchina, un bosco, dei sentieri, due vite segnate dall’infelicità, forse dalla paura ma che, in una sorta di magica “terra di mezzo”, arrivano a sfiorarsi, a toccarsi. Una donna che va alla ricerca del suo destino, un uomo che fa i conti con i suoi fallimenti e con la sua storia, tra i due nasce un sentimento magico, dove hanno spazio la leggerezza e il candore, la fragilità di due anime che fanno i conti con la propria vita e tutto sfocia in un sentimento struggente condiviso. L’amore è dietro l’angolo e i fantasmi e le paure a tratti si dileguano, per lasciare spazio a un sogno vissuto in un’atmosfera magica, a tratti apparentemente irreale. Si tratta di una magica, meravigliosa esplorazione del cuore umano. Una conversazione fatta di piccole bugie e verità sorprendenti, il mistero di un incontro, di un sentimento che nasce, il mistero della vita. Scheda: di Ger Thijs, traduzione Enrico Luttmann, con Barbara De Rossi e Francesco Branchetti, regia di Francesco Branchetti, musiche Pino Cangialosi, scene di Alessandra Ricci, costumi di Francesco Branchetti, produzione Ass.Cult. Foxtrot Gol.

19 e 20 febbraio (ore 21) al teatro Sergio Secci di Terni Coriolano. La Roma descritta da Shakespeare, nel Coriolano, è sconvolta da conflitti che sfiorano la guerra civile e i cittadini romani che rivendicano i loro diritti sono blanditi da alterni populismi, da un lato i patrizi che con il loro paternalismo tendono a nascondere gli abusi perpetrati dal senato, dall’altro i tribuni della plebe, veri e propri professionisti della politica preoccupati di mantenere la loro presa sulla massa che li ha eletti. Coriolano, il protagonista, è sincero, è un eroe militare, ma è anche apertamente un nemico del popolo, è un convinto nemico delle conquiste sociali ottenute dalla plebe e appena ne ha occasione vomita il suo disprezzo ed il suo odio per questa masnada di voltafaccia pronti a divinizzare il giorno prima e a condannare il giorno dopo. Scheda: di William Shakespeare, regia di Marco Plini, con Marco Maccieri (nel ruolo di Coriolano), Luca Cattani, Giusto Cucchiarini, Cecilia Di Donato, Marco Merzi, Valeria Perdonò, aiuto regia Thea Dellavalle e Angela Ruozzi, disegno luci Fabio Bozzetta, costumi di Nuvia Valestri, video editing e live shooting Samuele Huynh Hong Son, i costumi dei senatori romani sono abiti Luigi Bianchi Sartoria di Mantova, produzione Centro Teatrale MaMiMò, con il sostegno della Fondazione I Teatri.

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dal 21 al 23 febbraio (ore 21) al teatro Morlacchi di Perugia Calendar Girls. Il testo teatrale scritto da Tim Firth, è tratto dall’omonimo film di cui erano protagoniste fra le altre Helen Mirren, Julie Walters e Linda Bassett, uscito in Italia nel 2004 diventando un film di culto, molto amato dal pubblico femminile. Un’inedita Angela Finocchiaro dà corpo e voce alla protagonista, una provocatoria femmina alfa di provincia, seppellita in un modesto negozio di fiorista, ma con smanie di protagonismo e slanci di generosità. Annie, casalinga a tinte pastello che rinasce alla vita dopo la vedovanza, è interpretata da Laura Curino, affiancata da un gruppo di attrici estrose e ardite: Ariella Reggio (Jessie), Carlina Torta (Ruth), Corinna Lo Castro (Celia) e Matilde Facheris (Cora) la musicista che fa risuonare con il suo pianoforte e il suo canto le mura della sala parrocchiale di musiche di chiesa virate in rythm and blues e rock sfrenati. Completano il cast Elsa Bossi, direttrice bacchettona dell’associazione e Titino Carrara, dà vita al bellissimo personaggio di John, malato terminale che riesce sempre a scherzare su di sé e a sorridere fino alla fine, Stefano Annoni, il barelliere goffo che si trasforma in un fotografo di genio, e la smagliante Noemi Parroni impegnata virtuosisticamente con un poker di personaggi: la conferenziera noiosa, la nobildonna liftata, la giornalista col raffreddore allergico e l’estetista con retrogusto di escort. La storia ispirata a un fatto realmente accaduto, è quella di un gruppo di donne fra i 50 e i 60 anni, membre del Women’s Institute (nata nel 1915, oggi è la più grande organizzazione di volontariato delle donne nel Regno Unito), che s’impegna in una raccolta fondi destinati a un ospedale nel quale è morto di leucemia il marito di una di loro (Annie). Chris, stanca di vecchie e fallimentari iniziative di beneficenza, ha l’idea di fare un calendario diverso da tutti gli altri, in cui convince le amiche del gruppo a posare nude. Con l’aiuto di un fotografo amatoriale realizzano così un calendario che le vede ritratte in normali attività domestiche, come preparare dolci e composizioni floreali, ma con un particolare non convenzionale: posano senza vestiti. L’iniziativa riscuote un successo tale da portarle alla ribalta non solo in Inghilterra, facendo volare le vendite del calendario alle stelle. Donne che allegramente e serenamente, anche se con il contributo di qualche giro di vodka, si spogliano per una buona causa, sì, ma anche per divertirsi, per riconoscersi ancora belle e seducenti, anche al di fuori dei rigidi canoni della perfezione e dell’eterna giovinezza. Con coraggio e ironia le Girls si offrono allo sguardo della macchina fotografica e del pubblico per dirci che le stagioni della vita possono continuare a sorprendere. L’incontro con il pubblico: giovedì 22 febbraio alle 17.30 al Teatro Morlacchi, Angela Finocchiaro e la Compagnia partecipano all’incontro con il pubblico tenuto dal professor Alessandro Tinterri, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Storia e Critica del Cinema dell’Università degli Studi di Perugia. Al termine presso il Caffè del Teatro, l’Azienda agraria Terre de la Custodia offrirà al pubblico una degustazione dei propri vini. Scheda: di Tim Firth, regia di Cristina Pezzoli, basato sul film Miramax scritto da Juliette Towhide & Tim Firth, con Angela Finocchiaro e Laura Curino e Ariella Reggio, Carlina Torta, Matilde Facheris, Corinna Lo Castro, Elsa Bossi, Marco Brinzi, Noemi Parroni, Titino Carrara, scene di Rinaldo Rinaldi, costumi di Nana’ Cecchi, musiche originali Riccardo Tesi con la collaborazione di Daniele Biagini, produzione Agidi e Enfi Teatro.

22 febbraio (ore 21) al Teatro Luca Ronconi di Gubbio Pueblo. Violetta è una giovane donna che lavora in un supermercato. Non le piace il lavoro che fa. Lavora alla cassa dove fatica anche ad alzarsi per andare al gabinetto. Allora immagina di essere una regina. E nella sua immaginazione anche il mondo che si trova fuori dal supermercato è un reame, pieno di gente interessante che lei incontra e che le racconta storie. Una barbona che rimpiange un uomo al quale ha voluto molto bene, un africano, facchino in un grande magazzino. E poi il padre di Domenica, scomparso quando lei era molto piccola o uno zingaro che ha conosciuto quando era bambina, bambino anche lui, e che ha rincontrato da grande. Tutti questi personaggi e le loro storie interagiscono, si incrociano, soprattutto attraverso un altro personaggio chiave del racconto: una ex prostituta proprietaria di un bar di periferia, di quelli con le slot machine, dove in qualche maniera tutti finiscono. “A me interessava raccontare la storia di un luogo che normalmente conosciamo solo quando vi accade qualcosa di scandaloso, di tremendo, di violento – spiega Celestini – quando quello che accade, insomma, si trasforma in una notizia. E invece questo posto può essere osservato semplicemente perché esiste ogni giorno e non solo quando i fatti si trasformano in notizie. Qui abitano personaggi con un’umanità molto evidente il cui tratto principale è la debolezza. Sono deboli anche quando sono violenti, sono deboli anche quando sono cattivi, sono deboli anche quando sono colpevoli”. Accompagnato dalle musiche originali composte da Gianluca Casadei, Celestini crea un nuovo ritratto dei margini della società e invita lo spettatore a identificarsi con i suoi protagonisti: personaggi che, al di là della loro particolare condizione sociale, come tutti noi, affrontano la propria condizione di esseri umani. Scheda: di Ascanio Celestini, con Ascanio Celestini, Gianluca Casadei, suono Andrea Pesce, produzione Teatro Stabile dell’Umbria, Fabbrica in coproduzione con Romaeuropa Festival 2017.

fotografia di Costanza Coloni

fotografia di Costanza Coloni

23 febbraio (ore 21) al teatro degli Illuminati di Città di Castello Ósemán. La poetica delle opere di Magritte e Chagall ispirano Ósemán, che in persiano vuol dire “il cielo”, uno spettacolo che nasce da una riflessione sulla luna blu, lo straordinario accadimento astronomico durante il quale si assiste al sorgere di due lune piene nell’arco di un solo mese. Alcuni incontri nella vita sono rari quanto la luna blu, e straordinaria è allo stesso modo la capacità degli esseri umani di provare un amore che sia puro ed incondizionato, frutto di una scelta libera, incurante delle rinunce o delle circostanze imposte dal destino. E così in Ósemán, la danza diventa a tratti docile e a tratti irruente, proprio come la nostra corsa dietro alla nuvola che si adegua ai percorsi e a i mondi da attraversare; il suo linguaggio fatto di piccoli movimenti e gesti, minuziosi dettagli e sfumature che hanno dello straordinario diviene eloquente e coglie in una esperienza unica il romanticismo e il sapore amaro dell’oblio. Ósemán racconta un momento in cui l’amore ci chiama a danzare, pullulanti, caldi, violenti e audaci, sotto un cielo in tempesta. Scheda: ideazione, coreografia e regia Afshin Varjavandi, danzatori performer Luca Calderini, Mattia Maiotti, Jenny Mattaioli, Elia Pangaro, Debora Renzi, disegno luci Fabio Galeotti, suono Nicola Fumo Frattegiani, foto Costanza Coloni, produzione INC InNprogress Collective in associazione con Déjà Donné.

23 febbraio (ore 21) al teatro dell’Accademia di Tuoro sul Trasimeno Kate Finn – Il meno per il più, storia semiseria di un’ortoressica. L’ortoressia è un disturbo del comportamento alimentare per cui, alla ricerca di un sempre migliore stato di salute, si comincia a selezionare il cibo in base a quanto ci fa bene o a quanto sia sano, entrando così in un tale stato di psicopatologia per cui tutto può far male, dal glutine al lattosio, dai pesticidi della frutta, agli ormoni nella carne e così via fino ad arrivare a non mangiare nulla: con lo scopo di vivere bene mangiando solo cibi sani si finisce per non mangiare niente e morire. “Ho deciso di raccontare la storia di Sara malata di ortoressia – spiega Ilaria Falini – ho ambientato in Umbria questa vicenda e l’ho popolata di personaggi grotteschi e affini a quelli che ho incontrato e conosciuto nella mia vita”. Scheda: di Ilaria Falini e Fulvio Pepe, con Ilaria Falini, spazio scenico Nicola Nicchi, costumi Chiara Teggi, produzione Associazione Ratatok Teatro, Teatro G. Perugini Apecchio.

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25 febbraio (ore 21) al teatro Cesare Caporali di Panicale Da questa parte il mare. Da Questa Parte del Mare è il libro della vita di Gianmaria Testa, è il racconto dei pensieri, delle storie, delle situazioni che hanno contribuito a dar vita a ognuna delle canzoni dell’album omonimo. È il racconto dei grandi movimenti di popolo di questi anni, ma è anche il racconto delle radici e della loro importanza. È un patrimonio di riflessioni umanissime, senza presunzioni di assolutezza. Un distillato di parole preziose che riesce a restituirci ancora e per sempre la voce di Gianmaria. Una lingua poetica, affilata, tagliente, insieme burbera ed emozionata. Bellissima. Adesso questo libro diventa uno spettacolo teatrale vero e proprio e a portarlo in scena sarà Giuseppe Cederna che più volte ha condiviso il palcoscenico con Gianmaria e che con lui condivide ancora, soprattutto, una commossa visione del mondo. Giorgio Gallione cura la regia, traducendo in linguaggio, immagini e forma teatrali, parole pensate per la pagina scritta, ma dense di sonorità e musica. Scheda: da Gianmaria Testa, con Giuseppe Cederna, regia Giorgio Gallione, elementi scenografici Lorenza Gioberti, luci Andrea Violato, produzione Produzioni Fuorivia Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con Teatro dell’Archivolto.

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