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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

Redazione cultura
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SIPARIO UMBRIA – Calendario ricco nei teatri umbri per il cartellone targato TSU dal 7 all’11 marzo. Mercoledì si inaugura la stagione dello Spazio Teatro del Centro Polivalente di Norcia con uno spettacolo che vedrà protagonisti Luca Barbareschi. Una serata speciale per gli abitanti che a distanza di un anno e mezzo dagli eventi sismici che hanno scosso il territorio, potranno finalmente ricominciare a sedere in platea e iniziare riappropriarsi, in qualche modo, della quotidianità. 

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7 marzo (ore 21) allo Spazio Teatro del Centro Polivalente di Norcia Fata Morgana: il miraggio politico. Luca Barbareschi porta in scena alcuni fra i maggiori discorsi politici del ventesimo secolo per una riflessione sull’illusione della retorica. Discorsi che attraverso sapienti costruzioni e la declinazione di promesse per ciascuna epoca differenti, brillano per la loro capacità di commuovere, rivelando come sapere emozionare l’uditorio sia il principale strumento per guadagnare approvazione e consenso. Una serata da non mancare dedicata al pubblico di Norcia che a un anno e mezzo dal terremoto potrà ricominciare ad andare a teatro, un elemento importante del percorso di riappropriazione della quotidianità. Scheda: di e con Luca Barbareschi, produzione Teatro Eliseo. Il botteghino dello Spazio Teatro è aperto dal 5 marzo, dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 19.

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Dal 7 all’11 marzo (ore 21, sabato ore 18, domenica ore 17) al teatro Morlacchi di Perugia Piccoli crimini coniugali. Sull’altalena del matrimonio fra impercettibili slittamenti del cuore e tradimenti conclamati si consuma la vita dei due protagonisti. Un sottile, brillante gioco al massacro a due voci inventato dal drammaturgo più amato d’oltralpe. Gilles e Lisa, una coppia come tante. Da ormai quindici anni si trovano a vivere un, apparentemente, tranquillo ménage familiare. Lui, scrittore di gialli, in realtà non è un grande fautore della vita a due, convinto che si tratti di un’associazione a delinquere finalizzata alla distruzione del compagno/a. Lei, moglie fedele, è invece molto innamorata e timorosa di perdere il marito, magari sedotto da una donna più giovane. Un piccolo incidente domestico, in cui Gilles, pur mantenendo intatte le proprie facoltà intellettuali, perde completamente la memoria, diventa la causa scatenante di un sottile e distruttivo gioco al massacro. I tentativi di Lisa di aiutare il compagno a riappropriarsi della sua identità e del loro vissuto comune diventano, un percorso bizzarro, divertente e doloroso, che conferma il sospetto di molti che anche la coppia più affiatata non è che una coppia di estranei. Gilles e Lisa avranno un bel da fare per cancellare l’immagine di sé che ciascuno ha dell’altro, attraverso rivelazioni sorprendenti, scoperte sospettate, ma sempre taciute, rancori, gelosie, fraintendimenti mai chiariti, in una lotta senza esclusioni di colpi, sostenuta, per fortuna loro, da una grande attrazione fisica che li tiene avvinti. Il testo di Schmitt è un veloce e dinamico confronto verbale tra i due protagonisti, un susseguirsi di battute, ora amorevoli ora feroci, ora ironiche ora taglienti, uno scontro che si genera dove una grande passione inespressa cerca un modo per sfogarsi. Il battibecco è necessario, vitale. Il confronto incessante, il dire apertamente quello che era percepito da tempo, la consapevolezza chiara ed intelligibile di alcune realtà e verità prima solo intuite sono momenti necessari alla vita di coppia, per permettere a due persone di crescere insieme, di rispettarsi, di convivere. L’incontro con il pubblico: giovedì 8 marzo alle 17.30 Michele Placido e Anna Bonaiuto partecipano all’incontro con il pubblico tenuto dal professor Alessandro Tinterri, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Storia e Critica del Cinema dell’Università degli Studi di Perugia. Al termine presso il Caffè del teatro, l’azienda agraria Terre de la Custodia offrirà al pubblico una degustazione dei propri vini. Scheda: di E. Emmanuel Schmitt, regia e adattamento Michele Placido, con Michele Placido e Anna Bonaiuto, produzione Goldenart.

foto di Bepi Caroli

foto di Bepi Caroli

8 marzo (ore 21) al teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto Il segreto della vita. Rosalind Franklin. Un testo molto appassionante di Anna Ziegler, che racconta la scoperta della struttura del DNA e gli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin, che debutta sul palcoscenico perugino proprio nell’anniversario della scoperta del DNA avvenuta il 28 febbraio del 1952, che porterà Watson e Crick a vincere il Nobel per la Medicina nel 1962. La scoperta fu in qualche modo “scippata” a Rosalind Franklin, ma a parte le dinamiche “personali e un po’ maschiliste dell’epoca”, segnò un importante punto di svolta per decifrare appunto “il segreto della vita”. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello checomunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali. Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a se stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni. Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente. Scheda: di Anna Ziegler, regia di Filippo Dini, con Lucia Mascino, Filippo Dini e con Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari, scene di Laura Benzi, costumi di Andrea Viotti, luci di Pasquale Mari, musica Arturo Annecchino, ideazione e realizzazione video Claudio Cianfoni, dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti, produzione Teatro Eliseo.

9 marzo (ore 21) al teatro Talia di Gualdo Tadino Gramsci. Frammenti di vita di uno degli uomini più preziosi del Novecento. In primo piano la feroce sofferenza di un uomo che il fascismo vuole spezzare scientificamente, che vive una disperata solitudine, e in dieci anni di prigionia, giorno dopo giorno, si spegne nel dolore e nell’assenza delle persone che ama: la moglie Julka, i figli Delio e Giuliano. Il primo lo ha visto piccolissimo, il secondo non lo ha nemmeno mai conosciuto. Proprio le bellissime lettere ai suoi figli sono state il punto di partenza: tenerissime epistole a Delio e Giuliano, ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizioni fisica e psichica, dando il meglio di sé come uomo genitore e pedagogo. Ma accanto a queste, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna e non capisce. Le lettere di un fratello. Di un marito. Il corpus delle lettere di Antonio Gramsci ai familiari è un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale e sofferenza, un romanzo nel romanzo, che apre a pensieri, dubbi, misteri che raccontare in teatro è avventura sorprendente. Scheda: di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, con Fabrizio Saccomanno, collaborazione artistica Fabrizio Pugliese, consulenza scientifica Maria Luisa Righi, Fondazione Gramsci, con la collaborazione di: Carcere di Turi (Bari), Festival Collinarea (Lari) L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino I cantieri dell’Immaginario – L’Aquila Thalassia – Residenza Memoria migrante di Mesagne, Premio Della Critica al Palio Ermo Colle 2017, produzione Ura teatro.

9 marzo (ore 21) al teatro degli Illuminati di Città di Castello La morte balla sui tacchi a spillo. Sicilia anni Sessanta. Perché non viene nessuno alla veglia funebre di comare Vituzza? Cosa avrà mai combinato per meritarsi tanta indifferenza? Donna Tanina, maestra e colonna della comunità, si interroga sulle possibili ragioni. Tempo ne ha perché, da donna devota e di buona creanza qual è, lei di veglie non se ne perde una e ora è sola nella casa della defunta. Tanina pensa e ripensa alla vita dell’altra, donna dai facili costumi che di certo votava dalla parte sbagliata, e la rivolta come un calzino per capire quale dettaglio le sfugga. Perché non c’è ancora nessuno? Ma è davvero sola, o alla fine qualcuno si farà vivo? Scheda: di Michela Tilli, con Silvana Fallisi, regia Corrado Accordino, produzione Compagnia Teatro Binario 7.

11 marzo (ore 21) al teatro Mengoni di Magione Il misantropo. Nella pièce “più che la trama – spiega Monica Conti – contano le relazioni umane che sono poi la cosa più importante della nostra vita. Nell’arco di una giornata Alceste rompe con la società malata in cui vive. È un essere intelligente e ironico ma che nutre un odio feroce per gli uomini. È un essere contraddittorio, contemporaneamente saggio e folle, che ama proprio la donna che incarna tutti i vizi che lui odia o, forse, la ama proprio per questo. Nello spettacolo gli attori creano coi loro corpi i luoghi ora reali, ora onirici, in cui si svolge questa vana e folle giornata di Alceste. Per ritrovarsi alla fine in un’alba di una qualsiasi città e scoprirsi anime ingannate e perse, al di là dei vizi e delle virtù, ma anche anime che transitano e si dibattono brevemente in questo mondo prima di tornare alla natura. Ho sempre pensato al Misantropo come a una “ballata dell’essere umano” posto di fronte all’enigma dell’esistenza e della percezione di una realtà che è sempre sfuggente, multiforme e soggettiva”. Scheda: di Molière, regia e adattamento di Monica Conti, con Stefano Braschi, Monica Conti, Flaminia Cuzzoli, Stefania Medri, Giuditta Mingucci, Antonio Giuseppe Peligra, Nicola Stravalaci, Roberto Trifirò, scene di Andrea Anselmini, disegno luci Cesare Agoni, costumi di Roberta Vacchetta, produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale.

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11 marzo (ore 21) al teatro Cucinelli di Solomeo Rioult Dance New York. Perfetta fusione tra fisicità americana e sensibilità europea, questo è il segreto del successo della compagnia Rioult Dance Theatre di New York, universalmente apprezzata per le sue interpretazioni audaci e immaginative delle più grandi partiture di tutti i tempi. Le ardite esplorazioni di musiche classiche, la maestria tecnica e l’espressività apportano una prospettiva fresca a temi musicali immortali. La versatilità e il virtuosismo dei suoi danzatori, uniti alla loro potenza di espressione, offrono al pubblico un’intensa esperienza che parla ai corpi, al cuore e all’intelletto. Rioult arriva a Solomeo con un programma ideato in esclusiva per il Teatro Cucinelli. Una serata tesa ad esaltare la particolare cifra stilistica della Compagnia attraverso brani emblematici per rigore formale e profondità espressiva; in conclusione Wien, riconosciuto come “il pezzo forte” della Compagnia, ci trasporta sulle note di Ravel in “sfere insolite della gestualità, creando una coreografia da brivido” (Backstage). Scheda: direttore artistico/coreografo Pascal Rioult, danzatori Catherine Cooch, Brian Flynn, Charis Haines, Jere Hunt, Melanie Kimmel, Corinna Lee Nicholson, Michael Spencer Phill ips, Sara Elizabeth Seger, Sabatino A. Verlezza, Holt Walborn, apprendisti Jake Deibert, Emma Sadler.

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