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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

Redazione cultura
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foto di Bepi Caroli

SIPARIO UMBRIA – Il calendario in programma nei teatri umbri dal 27 febbraio al 4 marzo per le stagioni a cura del Teatro Stabile dell’Umbria.

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27 febbraio alle ore 21 al Politeama Clarici di Foligno La Giara. Il balletto, trascrizione coreografica della nota novella di Luigi Pirandello, nella versione ideata da Fredy Franzutti, ripercorre con umorismo molti dei temi cari allo scrittore agrigentino tra cui la molteplicità dei punti di vista, l’ambiente meridionale, i conflitti interpersonali e l’ineluttabilità del fato che riporta la novella alle tragedie dei miti greci. Nel balletto, come nella novella, traspare chiaramente la tematica della “roba”, ripresa dal Verismo verghiano, descritta con il morboso attaccamento di Don Lollò ai beni materiali (la giara in questione), ma la sua funzione nella commedia supera la visione del realismo verista, creando invece un effetto tragicomico. Alla figura del ricco padrone Don Lollò viene contrapposta quella di Zi’ Dima, il distratto gobbo conciabrocche, privo di poteri e risorse materiali, ma consapevole della dignità del lavoro che egli esegue con onestà e scrupolo. Nel rapporto antitetico tra due figure completamente diverse, entrambe poco consce dei propri limiti, ma accomunate dalla stessa ostinazione contadina, si inseriscono gli altri personaggi della storia: la figlia Nela, il giovane spasimante Luigi e i contadini che divengono tra danze e tarantelle, nei loro semplici commenti, personaggio unico. Dato che nessuno dei due contendenti vuole cedere all’antagonista, si arriva a una situazione di stallo in cui non è più possibile distinguere chi abbia torto e chi ragione. Si tratta di un paradosso irreale sottolineato da scene e costumi che ripropongono un meridione fantastico e surreale. Franzutti, uno dei più apprezzati coreografi del panorama nazionale, inserisce nello spettacolo testi dalla novella arricchendolo grazie alla collaborazione con l’attore Sebastiano Lo Monaco, specialista di Luigi Pirandello, cui presenza in scena rende viva e attuale la narrazione e accompagna gli spettatori nell’universo Pirandelliano. Scheda: coreografie di Fredy Franzutti, balletto in un atto da una novella di Luigi Pirandello nuova edizione 2017, musica Alfredo Casella, scene di Ercole Pignatelli, narratore Sebastiano Lo Monaco, produzione Balletto del Sud.

foto di Marco Caselli Nirmal

foto di Marco Caselli Nirmal

27 febbraio alle ore 21 al teatro della Filarmonica di Corciano Casa di bambola. L’opera di grande e complessa modernità è abitata da personaggi capaci di parlare ancora ai nostri contemporanei, in questa occasione interpretati da un notevole cast. Il seducente testo è l’intreccio dialettico di una crisi, di una transizione, di un passaggio, di un percorso evolutivo; è il ritratto espressionista (L’urlo di Munch è del 1893) di un disperato anelito alla libertà che crea però angoscia e smarrimento. Madre di tre figli piccoli, Nora è sposata da otto anni con l’avvocato Torvald Helmer, che la considera alla stregua di un grazioso e vivace animale domestico. E lei “sembra” felice in questa sua gabbia familiare. Entrambi vittime della loro incapacità di comunicare realmente, entrambi intrappolati in ruoli che si sono vicendevolmente assegnati: lei consapevolmente confusa, lui ignaro e sentimentalmente analfabeta. Alberga in Nora la consapevolezza repressa di essere stata costretta dal padre e dal marito a vivere nel sortilegio dell’infantilismo e dell’inettitudine. Ma quell’embrionale pallido incosciente rancore svanisce di fronte all’ideale di perfezione a cui ha ancorato l’immagine di Helmer; e così, la relazione tra i due è viziata dalla reificazione e dall’abuso, percepibile nel sottile confine che separa l’oltraggio dal gioco, l’acquiescenza dalla complicità, l’oppressione dalla devozione. Nora forse non possiede gli strumenti per sottrarsi ai vincoli che la tengono in scacco e le impediscono di evolvere come individuo pienamente cosciente, autonomo, capace attraverso le armi della critica di esercitare pienamente il proprio libero pensiero e incamminarsi sulla strada che conduce all’autodeterminazione (a differenza delle altre due figure femminili create da Ibsen negli anni seguenti: Hedda Gabler e Ellida de La donna del mare) Ma Nora è senz’altro attraversata, trafitta, tormentata dai germi della ribellione. Nora vuole naufragare. Vuole abbandonarsi nell’oceano infinito del possibile; quel brodo primordiale, quel tutto indefinito e molteplice, creatore di ogni cosa, soffio inquieto e vitale: la libertà. Suggestione vagheggiata, sognata, desiderata ma non agita. Che irrompe con forza crescente nella coscienza di Nora spingendola a intraprendere un cammino doloroso e pieno di insidie verso la maturità. Ma Nora come la fenice risorgerà dalle sue ceneri e spiccherà il volo verso la felicità? O il solo concetto del tramonto segnerà simbolicamente il suo orizzonte esistenziale? Sarà capace di sopravvivere alla distruzione di quel mondo che nonostante tutto l’ha cullata in acque rassicuranti e arenata in paradisi artificiali? Non sappiamo cosa ne sarà di Nora. Non sappiamo se sarà davvero capace di accogliere pienamente il cambiamento avvenuto dentro di lei per rifondarsi in una nuova esistenza. Non ci è dato saperlo. La portata tragicamente attuale di Casa di bambola si declina forse nell’ambiguità del finale. Solo immaginandoci Nora come una donna che vive, pensa, agisce nel nostro tempo presente, possiamo forse investire Casa di bambola di un significato ultimo che non tradisce il testo ma che è capace di parlare a un pubblico contemporaneo. Scheda: di Henrik Ibsen, con Valentina Sperlì, Roberto Valerio, Michele Nani, Massimo Grigò, Carlotta Viscovo, Debora Pino, adattamento e regia di Roberto Valerio, scena di Giorgio Gori, costumi Lucia Mariani, luci Emiliano Pona, produzione Ass.ne Teatrale Pistoiese Centro di Produzione Teatrale con il sostegno di Regione Toscana, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

foto di Bepi Caroli

foto di Bepi Caroli

Dal 28 febbraio al 4 marzo (ore 21, sabato ore 18, domenica ore 17) al teatro Morlacchi di Perugia Rosalind Franklin, il segreto della vita. Un testo molto appassionante di Anna Ziegler, che racconta la scoperta della struttura del DNA e gli ultimi anni di vita della scienziata Rosalind Franklin, che debutta sul palcoscenico perugino proprio nell’anniversario della scoperta del DNA avvenuta il 28 febbraio del 1952, che porterà Watson e Crick a vincere il Nobel per la Medicina nel 1962. La scoperta fu in qualche modo “scippata” a Rosalind Franklin, ma a parte le dinamiche “personali e un po’ maschiliste dell’epoca”, segnò un importante punto di svolta per decifrare appunto “il segreto della vita”. Ci troviamo di fronte ad uno degli avvenimenti più sconvolgenti e controversi nella storia del pensiero e delle conoscenze scientifiche. Tutta l’umanità si inchina e si compiace in un unico trionfale applauso nei confronti dei grandi scienziati che sono riusciti a decifrare quello checomunemente era definito “il segreto della vita”. La vicenda tuttavia fu tutt’altro che epica e nobile. I personaggi coinvolti in questa scoperta furono molti, tutti scienziati autorevoli che collaborarono in diverse fasi alla stessa ricerca, ma che furono vittime e carnefici, a seconda delle alterne fortune, delle reciproche invidie e desideri di riscatto personali. Tutti lottarono per avere un personale posto di rilievo nella Storia, ognuno con le
proprie capacità e spinto da personali motivazioni, talvolta anche nobili, ma sempre e comunque a discapito del sesto personaggio di questa storia, dell’unica donna di questa favola, una donna meravigliosa e detestabile, una persona limpida e contradditoria, ambiziosa e vigliacca, insomma una donna fuori dalle umane catalogazioni e impossibile da raccontare: Rosalind Franklin. Il testo si avvolge proprio come una doppia spirale intorno a lei, intorno alle sue brutture e alla sua grazia. Il suo merito fu quello di fotografare un campione di DNA con una tecnica delicatissima e complessa che sfruttava la diffrazione a raggi X. In particolare, la fotografia numero 51, riuscì a immortalare in modo più nitido la X della doppia elica del DNA. Un grande dono che Rosalind fece alla scienza, all’umanità e a se stessa. L’ambiziosissimo James Watson, con la complicità del suo collega Francis Crick, sfruttò la fotografia per costruire un modellino del DNA, passare alla storia come il vero responsabile della “grande scoperta” e vincere anche il Nobel, nove anni dopo, quando ormai la povera Rosalind era già prematuramente scomparsa all’età di 37 anni. Nel corso della pièce, i personaggi saltano continuamente da un presente, che non è definito, ad un passato, che è quello del ricordo, quello delle “scene”, in cui la storia della scoperta del DNA si interseca con la storia di Rosalind. Le scene, quindi, si alternano con i commenti e le dissertazioni dei personaggi al presente, in un continuo susseguirsi di immagini che risultano distorte, non verosimili o non coerenti a giudizio della nostra logica educata, ma che inevitabilmente contribuiscono ad arricchire e a comporre quel film o quel sogno che lentamente si srotola sereno e perfettamente compiuto nella nostra mente. L’incontro con il pubblico: giovedì 1 marzo alle ore 17.30 al teatro Morlacchi Lucia Mascino, Filippo Dini e la Compagnia partecipano all’incontro con il pubblico tenuto dal professor Alessandro Tinterri, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e di Storia e Critica del Cinema dell’Università degli Studi di Perugia. Al termine presso il Caffè del Teatro, l’azienda agraria Terre de la Custodia offrirà al pubblico una degustazione dei propri vini. Scheda: di Anna Ziegler, regia di Filippo Dini, con Lucia Mascino, Filippo Dini e con Giulio Della Monica, Dario Iubatti, Alessandro Tedeschi, Paolo Zuccari, scene di Laura Benzi, costumi di Andrea Viotti, luci di Pasquale Mari, musica Arturo Annecchino, ideazione e realizzazione video Claudio Cianfoni, dramaturg Nicoletta Robello Bracciforti, produzione Teatro Eliseo.

foto dal sito TSU

foto dal sito TSU

2 marzo alle ore 21 al teatro Concordia di Marsciano Madonna. Liberamente ispirato ai racconti di Rina Gatti. Attraverso un linguaggio schietto, semplice, genuino come la comunità agreste che descrive, la scrittrice dà vita e dignità ai valori e ai caratteri che sono parte del patrimonio genetico umbro. Storie di una realtà ormai quasi scomparsa, ma nelle quali è facile ritrovare le nostre nonne, zie, madri, in un percorso che ci ricongiunge alle nostre origini. I ricordi ingenui di una ragazzina che nasce nelle campagne dell’Umbria alle porte della seconda guerra mondiale, fanno strada a una donna che matura affrontando matrimonio e maternità in un momento storico in cui la società contadina si incontra e si scontra con una prima coscienza politica, con la religione, l’ignoranza e una sempre più pressante necessità di sopravvivere. Una rappresentazione intima e appassionata. Scheda: narrazione per attrice e violoncello di e con Caterina Fiocchetti, liberamente ispirato ai racconti di Rina Gatti, musiche di scena Andrea Rellini, produzione Art N/veau

foto dal sito TSU

foto dal sito TSU

Il 2 e il 3 marzo (ore 21) al teatro Sergio Secci di Terni Rossini Ouverture. Spellbound Contemporary Ballet si è affermata come una delle principali espressioni della danza made in Italy conquistando i primi posti dell’attenzione internazionale. Rossini Ouvertures, con la regia e le coreografie di Mauro Astolfi, celebra la figura artistica e umana di Gioachino Rossini di cui, nel 2018, ricorreranno i 150 anni dalla morte. “La sua era musica estrema – asserisce Mauro Astolfi – Il segno di una forza e di una energia superiore, e ho volutamente cercato di creare una danza estrema, carica di energia, di vitalità, di incontri, di seduzioni, di suggestioni; ho passato molto tempo pensando come si sarebbe potuto tradurre in movimento la sua genialità compositiva. Non ho sentito di lavorare su un’astrazione, ho cercato e ho ‘sentito’ come raccontare la vibrazione della sua musica: mi sono letteralmente lasciato trasportare, ed è stata un’esperienza unica”. Scheda: coreografie e regia di Mauro Astolfi, danzatori Fabio Cavallo, Alice Colombo, Maria Cossu, Giovanni La Rocca, Mario Laterza, Giuliana Mele, Caterina Politi, Giacomo Todeschi, Serena Zaccagnini, musiche di Gioachino Rossini, disegno luci di Marco Policastro, set concept Mauro Astolfi, Marco Policastro, realizzazione scene Filippo Mancini/CHIEDISCENA Scenografia, costumi di Verdiana Angelucci, produzione Spellbound in collaborazione con Comune di Pesaro & AMAT.

4 marzo alle ore 21 al teatro Francesco Torti di Bevagna Il Generale. Dopo essere stata vittima di numerosi attacchi terroristici, una potenza mondiale invade militarmente un piccolo stato considerato responsabile degli attentati, ma il generale che comanda la “missione di pace” si comporta, fin dal suo arrivo, in modo imprevisto: chiuso fra le quattro mura del suo ufficio impartisce al sottoposto ordini apparentemente contraddittori che in un parossismo di distruzione portano all’annientamento del suo stesso esercito. Il testo affronta alcuni temi centrali dell’attuale situazione internazionale, come il terrorismo, o il presunto “scontro di civiltà”, e racconta con linguaggio tragicomico il paradosso di un pacifista che sceglie di sconfiggere la violenza della guerra con una violenza ancora più cieca, estrema e radicale. Scheda: di Emanuele Aldrovandi, con Ciro Masella, Giulia Eugeni, Eugenio Nocciolini, scena di Federico Biancalani, luci di Henry Banzi, costumi di Micol J. Medda/Federico Biancalani/Ciro Masella, suoni Angelo Benedetti, cura di Julia Lomuto, riprese Nadia Baldi, regia di Ciro Masella, produzione Pupi e Fresedde-Centro Nazionale di Produzione Teatrale-Firenze Uthopia/tra Cielo e Terra.

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