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Sipario Umbria, Silvia Gribaudi e lo studio sull’unicità di ogni corpo

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Sipario Umbria, Silvia Gribaudi e lo studio sull’unicità di ogni corpo

Francesca Cecchini
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fotografia di F. Russo

MAGIONE – Dieci esercizi per nuovi virtuosismi di danza, questo ciò che vedremo in scena sabato 1 aprile (ore 21) al Teatro Giuseppe Mengoni di Magione in R. Osa, spettacolo di Silvia Gribaudi che vedrà protagonista la performer Claudia Marsicano (finalista Premio UBU 2016 Nuova Attrice Under 35). Incuriositi dalla sinossi, che parla di ironia dissacrante utilizzata dalla Marsicano nel portare in scena l’espressione del corpo, della donna e del ruolo sociale che esso occupa con un linguaggio “informale” nella relazionale con il pubblico, abbiamo cercato di farci spiegare da Silvia Gribaudi, che è anche regista dello spettacolo, quale tipo di esperienza R. Osa offrirà alla platea. Leggendo la presentazione ci hanno colpito due personaggi citati, Jane Fonda e Botero. La prima  rimanda l’immagine dei primi video tutor anni Ottanta sulla ginnastica per rimanere in forma (più che altro all’inno “magro è bello”). Il secondo fa pensare alla interpretazione dell’artista della figura femminile (e non solo) giunonica e addolcita nelle linee. Figura che dà, a chi la osserva, un senso di accoglienza del corpo.

“Jane Fonda – ci spiega la Gribaudi – riporta ad un immaginario di esercizi ed è esattamente quello su cui è stato creato il lavoro: una serie di movimenti che rimandano, però, ad un immaginario molto concreto a volte, più poetico in altre. Ci sono esercizi, cioè, che vengono eseguiti ma, in certi momenti, accade che ci si perda poeticamente in queste immagini che, forse, arrivano a suggerire quello che abbiamo visto in alcuni quadri di Botero. Sono due mondi paralleli: come tra il quotidiano e l’astratto”.

Durante i vari spettacoli gli esercizi sono sempre gli stessi  – il debutto ha avuto luogo lo scorso 24 marzo – ma sottile, di volta in volta, è la relazione tra la performer e il pubblico. La Gribaudi ci spiega che è anche altrettanto sottile quello su cui stanno lavorando.

“Dipende sempre dalla reazione della platea. Il desiderio è quello di portare ad un’immagine molto chiara e pratica: la ginnastica, in certi momenti, ti fa scoprire una bellezza più profonda che diventa opera d’arte. Il corpo stesso diventa opera d’arte, non è solo strumento ginnico”.

Perché la scelta di una performer dal corpo ‘giunonico’?  

“La scelta è stata fatta per interesse artistico. Anche Botero ha scoperto che trasformando delle forme rendeva più interessante l’opera. Personalmente ho sempre avuto interesse nei corpi con volumi differenti e a lavorare con dinamiche e possibilità diverse. Ovviamente poi il pubblico vede altro e il fatto di giocare su questo aspetto della ginnastica è un po’ una provocazione per spostare lo sguardo rispetto a chi normalmente siamo abituati ad osservare mentre fa esercizio. Magari non ci aspettiamo che altri possano fare delle cose così straordinarie. Il mio interesse è focalizzato su queste immagini poetiche, sono affascinata da questa luce della pelle, mi sembra un quadro”.

Come reagisce il pubblico?

“Spesso parliamo con il pubblico e vengono fuori cose che onestamente non avevamo contemplato. Credo che le persone abbiano molta paura del corpo. Nel feedback di ritorno c’è una sorpresa della bellezza. Per me è naturale che ci sia (la bellezza). Per la platea è una sorpresa trovarla in un corpo boteriano”.

Davanti a tanta bellezza, immaginiamo, potrebbe accadere che, di rimando, nel pubblico emerga il  proprio senso di insicurezza, che varia a seconda del vissuto personale, quel limite che si pensa di non poter superare…   

“Assolutamente. L’artista in scena è talmente brava che offre oggettivamente il concetto di osare. Lei osa tirare fuori il suo talento. C’è un grande lavoro sul virtuosismo e la domanda che mi sta a cuore è proprio questa: ‘qual è il tuo virtuosismo?’. È arrivato il momento: osiamo in questo contesto storico tirare fuori il massimo”.

Nel suo lavoro ultimamente c’è un’attenzione particolare verso lo studio del corpo…

“Si. Mi piace moltissimo, con poetica ironia, giocare su come la gravità e il tempo modificano il nostro corpo. Nel 2009 ho fatto Corpo libero, performance durante cui ad un certo punto giocavo con le mie parti grasse del corpo, valorizzandone i luoghi nascosti. In questa occasione – pur essendo io una danzatrice – ho scoperto la possibilità di poter far danzare anche un corpo che può non rispecchiare i canoni della danza. In me è nata questa passione di voler trasmettere il messaggio per cui a prescindere da sé, dalle proprie forme fisiche, ognuno ha una propria unicità nel corpo.  Da lì è nato anche il mio lavoro con persone over sessanta. Faccio laboratori con loro in tutta italia”.

Sulla conoscenza del proprio corpo?

“Si, ma non solo. Dopo dieci giorni di lavoro nelle persone nasce di conseguenza la voglia di dichiarare la propria identità, di cimentarsi in una performance. E la facciamo aperta al pubblico, proprio per manifestare la bellezza di vita, della pelle che cambia. Dopo Corpo libero è arrivato Le età relative che era dentro un progetto europeo sull’invecchiamento attivo attraverso l’arte della danza e che continua a girare anche all’estero, non solo in Italia. Con me in scena c’è un uomo di settanta anni. Siamo nudi sul palco”.

La reazione del pubblico?

“È sempre differente. Nel nord Europa, ad esempio, lo apprezzano moltissimo, c’è come una nudità invisibile. In Italia dipende dai contesti. Fa un po’ più fatica ad essere accolto. C’è forse ancora una paura nel vedere nel corpo qualcosa di sporco, di sbagliato”.

Foto di Laila Pozzo

Foto di Laila Pozzo

R. Osa ideazione, regia, drammaturgia e coreografia Silvia Gribaudi, con Claudia Marsicano, assistente drammaturgia Giulia Galvan, produzione La Corte Ospitale – Rubiera – Silvia Gribaudi Performing art. Prenotazioni: Botteghino Telefonico Regionale 075.57542222 – www.teatrostabile.umbria.it.

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