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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

Redazione cultura
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SIPARIO UMBRIA – Quattro gli spettacoli in scena stasera (2 febbraio) nei teatri umbri per la stagione curata dal Teatro Stabile dell’Umbria. Prenotazioni: Botteghino Telefonico Regionale 075.57542222.

vania

Teatro Cesare Caporali di Panicale (ore 21) Vania. La pièce racconta le paure, le frustrazioni e il senso di vuoto dei nostri tempi attraverso una drammaturgia originale costruita a partire dai temi e dai personaggi principali di “Zio Vanja”, uno dei capolavori di Anton Cechov. “Tutti, finché siamo giovani, cinguettiamo come passeri sopra un mucchio di letame – scriveva Cechov in una delle sue lettere – A vent’anni possiamo tutto, ci buttiamo in qualsiasi impresa. E verso i trenta siamo già stanchi, è come dopo una sbornia. A quarant’anni poi siamo già vecchi e pensiamo alla morte. Ma che razza di eroi siamo? Io vorrei solo dire alla gente, in tutta onestà, guardate come vivete male, in che maniera noiosa. E se lo comprenderanno inventeranno sicuramente una vita diversa, una vita migliore, una vita che io non so immaginare”. “Ed è proprio dalla stessa pervasiva sensazione di stagnamento e immobilismo che è nata la necessità di questo lavoro – raccontano gli artisti della compagnia – Come la maggior parte dei trentenni anche noi ci ritroviamo in un limbo poco rassicurante e per non sentire il vuoto ci aggrappiamo al passato e guardiamo al futuro con poche speranze. Il rischio è quello di sopravvivere galleggiando nel “letame” di cui scrive Cechov. E così abbiamo deciso di raccontare le paure, il senso di vuoto, la difficoltà di sognare dei nostri tempi. La vicenda si svolge in un paesino di provincia e ruota attorno alla figura del professore, tenuto in vita da un respiratore artificiale. Non vedremo mai il professore ma le conseguenze che la sua condizione produce sul resto della “famiglia”: la giovane moglie Elena, il fratello Ivan, la figlia Sonia, il dottore. Come in “Zio Vanja” anche i nostri personaggi sentono di non vivere la vita che vorrebbero. Ma la spinta al cambiamento deve fare i conti con la paura di invecchiare, le rigidità, i sensi di colpa, il timore di non essere all’altezza”.

Scheda: ideazione e regia Stefano Cordella, drammaturgia collettiva, con Francesca Gemma, Vanessa Korn, Umberto Terruso, Fabio Zulli, disegno luci Marcello Falco, costumi e realizzazione scene Stefania Corretti e Maria Barbara De Marco, produzione Oyes con il sostegno di fUnder 35 e MiBACT Regione Umbria/Comune di Gubbio/URA NEXT – Laboratorio delle idee per la promozione e la distribuzione dello spettacolo dal vivo.

foto di Igino Ceremigna

foto di Igino Ceremigna

Teatro Don Bosco di Gualdo Tadino (ore 21) Uno, nessuno e centomila. Concepito per rendere omaggio a Luigi Pirandello e al più celebre dei suoi romanzi, lo spettacolo sta percorrendo l’Italia da più di un anno, riscuotendo ovunque grande apprezzamento dalla critica e dal pubblico, anche dei più giovani. Ospite dei più importanti teatri e festival nazionali ed internazionali, la sua lunga e fortunata tournée registra il sold-out quasi ovunque. Nella scorsa stagione lo spettacolo si è aggiudicato il Premio Franco Enriquez per il miglior attore e per la migliore regia. Uno Nessuno Centomila è l’adattamento teatrale della storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita, a partire da un dettaglio minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano attorno a un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità, lasciano il posto alla ricerca del sé autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi, e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila, per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporarla, la vita. Avrebbe voluto che Pirandello fosse vivo, spiega Alessandra Pizzi, per mostrargli la grandezza della sua parola, l’attualità del suo messaggio, chiedendosi, nell’osservare l’immobilità del pubblico ad ogni spettacolo, se Pirandello fosse mai stato consapevole delle conseguenze che avrebbe potuto
produrre la tumultuosa portata dello stesso. Da qui l’idea di una nuova ed originale messa in scena volta a rendere la perennità del messaggio pirandelliano, l’atemporalità del protagonista, uomo di ieri, di oggi, di domani. In forma di monologo, il testo è affidato al racconto e alla bravura di Enrico Lo Verso che, dopo anni di assenza dal teatro, torna sul palcoscenico per dar vita a un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo”, e ai personaggi del romanzo, in un allestimento minimale ma mutevole in ogni contesto. Una sorta di seduta psicoterapeutica, da cui ci si sente irrimediabilmente attratti, per affondare le mani nella propria mente, inconsapevoli degli scenari che potrebbero aprirsi. Scheda: da Luigi Pirandello, con Enrico Lo Verso, adattamento e regia Alessandra Pizzi, produzione Ergo Sum.

Teatro Sergio Secci di Terni (ore 21) Il giuramento. Le teste si possono tagliare o contare. Il regime fascista nelle università italiane scelse entrambe le soluzioni. Di teste ne contò milleduecento trentotto. Dodici furono quelle che tagliò. Eroi per caso di un’Italia civile a cui era rimasta solo quell’estrema risorsa di dignità: il diritto a un rifiuto. Accadeva il 13 novembre 1931. Il testo teatrale racconta di uno di loro. Si chiama Mario Carrara e quando il Rettore gli comunica la data e le prescrizioni del giuramento – fedeltà al re e al duce – Carrara capisce di non poterlo fare. Non giura. Non può. Non potrà mai più. Il giorno dopo le cattedre dei reprobi vengono immediatamente riassegnate. Nessuno dei nuovi docenti si tira indietro. Alla storia restano solo i nomi dei dodici che seppero dire di no a Mussolini. Mario Carrara fu uno di loro. Scheda: di Claudio Fava, regia di Ninni Bruschetta, con David Coco e Antonio Alveario, Pietro Casano, Stefania Ugomari Di Blas, Federico Fiorenza, Luca Iacono, Simone Luglio, Liborio Natali, Alessandro Romano, produzione Teatro Stabile di Catania, Teatro Biondo Palermo.

foto dal sito TSU

foto dal sito TSU

Teatro Francesco Torti di Bevagna (ore 21) Cantico. Tratto dal romanzo di Aldo Nove Tutta la luce del mondo, biografia romanzata di San Francesco, vista attraverso gli occhi del nipote bambino del Santo di Assisi, lo spettacolo è nato da un’idea di Giulia Zeetti. “A partire dal romanzo di Aldo Nove di cui abbiamo mantenuto la trama e conservato alcuni passi – spiega l’attrice e regista umbra – si aggiungono dei frammenti dalle Fonti Francescane, in cui possiamo percepire la forte personalità di Francesco, e la sua visione di amore onnicomprensivo di tutte le cose. Questa storia la raccontiamo con la musica attraverso brani tratti dalla tradizione gregoriana e dai Laudari, in originale e rivisitati. Musica come universo mistico di suoni e canto come racconto, come voce che narra e che tocca il cuore e le orecchie di un bambino. Il bambino Piccardo, nipote di Francesco che si mette alla ricerca di questo suo strano zio, santo e matto. Il bambino dentro ognuno di noi che ascolta ancora le fiabe intorno al fuoco e crede ai miracoli”. Scheda: tratta dal romanzo di Aldo Nove “Tutta la luce del mondo. Il romanzo di San Francesco” e dalle Fonti Francescane, con Francesca Breschi, Peppe Frana, Giulia Zeetti, regia ed elaborazione drammaturgica Giulia Zeetti, musiche composte ed eseguite dal vivo da Francesca Breschi e Peppe Frana, scene e costumi Ayumi Makita, luci Simone De Angelis, produzione Teatro Stabile dell’Umbria in collaborazione con Associazione Culturale gli Instabili, con il patrocinio della Basilica Papale e Sacro Convento di S. Francesco in Assisi.

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