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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

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Sipario Umbria, tutti in platea con il Teatro Stabile dell’Umbria

Redazione cultura
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foto ufficio stampa TSU

SIPARIO UMBRIA – Gli spettacoli in scena questa settimana, dall’11 al 17 dicembre in Umbria per le stagioni curate dal Teatro Stabile dell’Umbria. Informazioni e prenotazioni: Botteghino Telefonico Regionale 075.57542222 – www.teatrostabile.umbria.it

foto ufficio stampa TSU

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Martedì 12 dicembre al teatro Giuseppe Manini di Narni (ore 21), giovedì 14 dicembre al teatro della Filarmonica di Corciano (ore 21) Todi is a small town in the center of Italy. Come si vive nella provincia italiana? Michele, Stella, Elisa e Caroline sono quattro tuderti, una piccola tribù di trentenni con proprie regole e ritmi: gli appuntamenti preceduti da note vocali su whatsapp, gli incontri fatti di routine e noia, le chiacchiere a vuoto e i passatempi inventati. Un quinto personaggio, un documentarista, connette finzione e realtà: studia e annota le caratteristiche della città e dei suoi abitanti. Come si vive in un piccolo centro in cui tutti conoscono tutti? Cos’è che a Todi è “meglio non fare”? Queste sono alcune delle domande che sono state poste per davvero ad oltre centodieci tuderti e che il lavoro mira a restituire in parte attraverso un collage che spezza e sostiene la storia dei quattro protagonisti. Uno spettacolo teatrale e, insieme, un’inchiesta sui tabù e la morale. Scheda: scritto e diretto da Liv Ferracchiati, dramaturg Greta Cappelletti, con Caroline Baglioni, Michele Balducci, Elisa Gabrielli, Stella Piccioni, Ludovico Röhl, aiuto regia, movimenti scenici e costumi di Laura Dondi, scene di Lucia Menegazzo, ideazione luci di Emiliano Austeri, consulenza illuminotecnica di Giacomo Marettelli Priorelli, riprese e montaggio video di Brando Currarini e Ilaria Lazzaroni, produzione Teatro Stabile dell’Umbria.

foto ufficio stampa TSU

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Venerdì 15 al teatro Comunale Luca Ronconi di Gubbio (ore 21) e sabato 16 dicembre al teatro Giuseppe Mengoni di Magione (ore 21) Mortimer e Wanda. Nella brillante commedia, Mortimer è un direttore d’orchestra che, all’apice della carriera, abbandona improvvisamente il successo e va a vivere in un rudere di campagna, tagliando i ponti con il mondo. A riportarlo nella società dei “normali”, arriva un giorno una psicologa: Wanda, studiosa dallo spirito ingenuo, facilmente impressionabile, goffa e piena di nevrosi metropolitane. Wanda sembrerebbe la persona meno adatta alla grande missione che le è stata affidata, anche perché il suo avversario, da tutti creduto un pazzo, non ha intenzione di rivelare la misteriosa ragione del suo isolamento. È la guerra. Mortimer ha un arsenale più attrezzato; cinismo e narcisismo lo rendono invulnerabile; ha la superiorità del genio e la forza della disperazione di chi non ha più niente da perdere, perché ha perso tutto. Wanda, vissuta sempre tra i libri, è più disadattata del suo stesso paziente. Non ha difese. È troppo fresca, quasi “frescona”. Ma che importa? Per lei non c’è strategia, ma spontaneità. Per lei in nemico non esiste. Esiste solo un uomo – un malato? – comunque un gran bel malato, che sta sprecando la sua vita. E questo lei non lo può sopportare. Si scoprirà alla fine perché un uomo che incantava le folle ha rinunciato al successo? Ma certo. Noi non vi roviniamo la sorpresa, ma non a caso un busto di Beethoven troneggia nella scena, e alla sua voce è affidata la coscienza più alta di questa commedia: in fondo, un ultima sentita direzione d’orchestra. Scheda: di Marina Thovez, con Marina Thovez e Mario Zucca, regia Marina Thovez, produzione Ludus in Fabula.

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Venerdì 15 (ore 21), sabato 16 (ore 18) e domenica 17 dicembre (ore 17) al teatro Morlacchi di Perugia La vita ferma. Sguardi sul dolore del ricordo, spettacolo candidato finalista ai Premi Ubu come “Miglior testo”. La vita ferma è una pièce in tre atti. “La sua gestazione ha avuto in me i tempi faticosi – dice la Calamaro – della rivelazione lenta e sommersa, abbordando quel dramma che il pensiero non sa, non vuole, non può gestire. Per arrivare a centrarne il “dramma di pensiero” ho buttato via più materiale di quello che resta. Ma il resto, quello che rimane, è per me il punto ultimo di concentrazione di un racconto che accoglie, sviluppa e inquadra il problema della complessa, sporadica e sempre piuttosto colpevolizzante, gestione interiore dei morti. Non la morte dunque, e non il problema del morire e di chi muore, che sappiamo tutti risolversi sotto la misteriosa campana del nulla, che strangola sul nascere ogni comprensione. Ma i morti, il loro modo di esistenza in noi e fuori di noi, la loro frammentata frequentazione interiore e soprattutto il rammendo laborioso del loro ricordo sempre così poco all’altezza della persona morta, così poco fedele a lei e così profondamente reinventato da chi invece vive. E con i morti, una riflessione aperta sul lutto che ne deriva, la cui elaborazione non è detto sia l’unica soluzione, anzi, là dove una certa vulgata psicologizzante di malcerte origini freudiane comanda, esige, impone di assegnare il più velocemente possibile al proprio desiderio un oggetto nuovo per rimpiazzare l’oggetto perso, forse è lì che interviene un racconto, anche uno piccolo come questo, pratica del singolare per antonomasia, a sdoganare il diritto di affermare la tragica e radicale insostituibilità di ogni oggetto d’amore perso, di ogni persona cara scomparsa. Il dramma di pensare o meno ai morti è comunque il dramma di pensiero di chi resta e distribuisce o ritira, senza neanche accorgersene, un’esistenza. Di che tipo sia l’esistenza dei morti non saprei dire, ma come predica Etienne Soreau “Non c’è un esistenza ideale, l’ideale non è un genere d’esistenza”. La Vita Ferma è dunque uno spazio mentale dove si inscena uno squarcio di vita di tre vivi qualunque – padre, madre, figlia – attraverso l’incidente e la perdita. È occorso anche qualche inceppo temporale ad uopo, incaricato di amplificare la riflessione sul problema del dolore ricordo e sullo strappo irriducibile tra i vivi ei morti che questo dolore è comunque il solo a colmare, mentre resiste”. È un dramma “di pensiero”. Anche se si ride. E si ride spesso.

Scheda: dramma di pensiero in 3 atti scritto e diretto da Lucia Calamaro, con Riccardo Goretti, Alice Redini, Simona Senzacqua, assistenza alla regia Camilla Brison, disegno luci Loic Hamelin, scene e costumi di Lucia Calamaro, contributi pitturali di Marina Haas, produzione Teatro Stabile dell’Umbria, SardegnaTeatro, in collaborazione con Teatro di Roma, Odéon – Théâtre de l’Europe La Chartreuse – Centre national des écritures du spectacle e il sostegno di Angelo Mai e PAV.

foto dal sito TSU

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Domenica 17 dicembre al teatro dell’Accademia di Tuoro sul Trasimeno (ore 21) Il flauto magico. Un altro grande balletto per l’Astra Roma Ballet, storica compagnia di danza fondata e diretta dall’étoile Diana Ferrara, che per questa stagione propone una nuova produzione ispirata alla celebre opera di Mozart su libretto di E. Schikaneder. Lo spettacolo, firmato dal coreografo Paolo Arcangeli, è impreziosito dalle scenografie di Emanuele Luzzati, bellissime illustrazioni provenienti dal laboratorio dell’omonimo museo a Genova intitolato proprio dall’illustratore italiano di cui ricorre nel 2017 il decimo anniversario della sua scomparsa. Tra piume, stracci colorati e incantevoli foreste disegnate dall’artista genovese, lo spettacolo è il racconto danzato dell’entusiasmante e contrastata storia d’amore tra il principe eroe Tamino e la principessa Pamina, rapita dal malefico magosacerdote Sarastro. Scheda: balletto in un atto e 14 quadri, coreografia Paolo Arcangeli, musica W. A. Mozart, video scenografie di Luzzati-Gianini, consulenza musicale e montaggio video di Marco Schiavoni, produzione Compagnia Astra Roma Ballet.