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Sipario Umbria, Giulietta e Romeo a passi di danza fra tradizioni del sud e dopoguerra

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Sipario Umbria, Giulietta e Romeo a passi di danza fra tradizioni del sud e dopoguerra

Redazione cultura
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Giulietta e Romeo

SIPARIO UMBRIA – Nuovo riallestimento del Giulietta e Romeo del celebre Balletto che, sempre firmato da Fabrizio Monteverde, rimanda al pubblico una creazione che fedele al testo di Shakespeare e alla celebre partitura di Prokovief, pur riuscendo ad essere, secondo anche le critiche dell’epoca, comunque perfettamente “asciutta”. Un aggettivo che calza a pennello con la vocazione del coreografo di indagare fino all’essenza centrale e all’essenzialità anche le storie e le emozioni più ampie e senza confini. In Umbria il balletto sarà in scena al Teatro Lyrick di Assisi venerdì 31 marzo alle ore 21.15.

Sul palco, la vicenda si sposta da Verona a un paese italiano mediterraneo che incarna anche un qualsiasi sud con tutte le sue tradizioni, leggi furibonde e inesorabili, sentimenti di odio e di amore sublimi, divisi tra bellezza e ferocia. Ad esasperare ancora di più le emozioni dei personaggi c’è il fattore il tempo (in cui si muovono): si passa dal medioevo giocoso, romantico ottocentesco del bardo inglese al secondo dopoguerra del Novecento, in un’epoca segnata dalle tensioni ma proiettato in avanti dalla voglia e dalla necessità di ricostruire e rinnovare. Il muro decrepito, accumulo di macerie -si legge nelle note di regia – indica la tragedia lasciata alle spalle: un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre “l’età dell’innocenza”, ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino all’ultimo respiro ogni attimo di vita. E la voglia di rinascere è il tratto fondamentale del carattere del personaggio principale del balletto, già sottolineato nel titolo “ribaltato”: Giulietta è qui una giovane donna che, pur vivendo in un paese che prosegue nel suo pensiero conservatore, dimostra una vocazione alla ribellione, che scoprirà amaramente inutile. È Giulietta lo spirito indipendente e audace, che fa innamorare Romeo e lo travolge con il suo anticonformismo. Un Romeo invece timido e introverso, ma curioso dell’amore e travolto dalla vitalità dell’innamorata. Accanto a loro però trovano spazio anche due personaggi poco trattati nella tradizione, che qui muovono i fili della tragedia: le madri. Conservatrici, diverse eppure così simili, muoveranno nell’ombra come due Parche la trama fino all’inevitabile finale, una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l’altra terribile dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio. Così lontani eppure così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla tradizione ballettistica della partitura di Prokofiev (si pensi alle versioni di Cranko, Mac Millan, Nureyev che pure nelle differenti intonazioni hanno come filo rosso comune analoga collocazione temporale e simili impostazioni drammaturgiche), i due amanti immaginati dal coreografo-metteur en scène Fabrizio Monteverde (già dalla prima versione del 1989) che affronta la scrittura – d’autore – di una danza originale, non soggiogata dai temibili riferimenti ‘storici’, ma autonoma e sicura nel mettere a fuoco dal plot shakespeariano, scavando con ispirazione ‘rabbiosa’ nei sentimenti e nei caratteri dei personaggi gli aspetti più consoni all’umore e all’immaginario del coreografo romano, fortemente influenzato da echi cinematografici (da qui il riferimento nell’ambientazione e nei costumi, al cinema neorealista di Rossellini e Visconti), ma anche da riferimenti letterari (così che la Governante di Giulietta ha inquietudini e fremiti che ricordano l’omonima creatura di Brancati), o da citazioni di usanze e costumi tradizionali. Un’audace manipolazione del patrimonio originale che non è velleitaria né di “comodo”, ma un approfondimento essenziale dei sentimenti e delle idee universali che ancora fanno breccia nei lettori di Shakespeare e che risuonano ancora più forti nella loro traduzione in danza, attraverso la bravura di Fabrizio Monteverde e degli interpreti di Balletto di Roma.

SCHEDA: balletto in due atti liberamente ispirato alla tragedia di William Shakespeare, direzione artistica Roberto Casarotto, coreografie Fabrizio Monteverde, musiche di Serjej Prokofiev, scene Fabrizio Monteverde, light designer Emanuele De Maria. PRENOTAZIONI: 075.8044359 – www.teatrolyrick.com

 

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