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Sindaci contro ospedale di Branca per Coronavirus: “Depotenzia struttura, danno economico”

Cronaca e Attualità Alta Umbria

Sindaci contro ospedale di Branca per Coronavirus: “Depotenzia struttura, danno economico”

Redazione
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L'ospedale di Branca

GUBBIO – Non ci stanno e lo dicono chiaro e forte. I sindaci dei comuni di  Gubbio, Gualdo Tadino, Fossato di Vico, Scheggia e Pascelupo, Sigillo e Costacciaro (Filippo Stirati, Massimiliano Presciutti, Monia Ferracchiato, Giampiero Fugnanesi, Andrea Capponi e Fabio Vegari) scrivono all’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto ed al direttore salute e welfare Claudio Dario in relazione alla proposta da lui avanzata di destinare l’ospedale di Branca ad eventuali emergenze coronavirus in Umbria.

Rivedere l’atto. I sindaci “pienamente consapevoli dello stato di emergenza e necessità che sta affrontando l’intero sistema sanitario nazionale e nella piena disponibilità a garantire ogni forma di supporto ed assistenza, non soltanto alla propria cittadinanza, ma all’intera popolazione del territorio regionale e di quello limitrofo, chiedono congiuntamente di rivedere sostanzialmente l’atto di indirizzo denominato “Piano gestione posti letto emergenza coronavirus”. Teniamo a sottolineare che l’ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino sta attualmente funzionando a pieno regime: in particolare garantisce interventi chirurgici complessi, vede una continua crescita del punto nascita con pazienti – rimarcano – che provengono anche, in notevole misura, dai territori fuori regione, è sede regionale del centro di  Fibrosi Cistica garantendo un’eccellenza nella diagnosi e cura di tale patologia ed accoglie al suo interno un servizio territoriale come quello della Rsa. Lo smantellamento di tali servizi, di tutta evidenza incompatibili con la gestione dei pazienti affetti da cronavirus, sia che necessitino o meno della terapia intensiva, comporterebbe un danno economico e di assistenza sanitaria non solo per il nostro territorio ma per tutta la regione”.

Alternative. “Proponiamo quindi – proseguono-  in una logica di razionalità organizzativa, di dedicare tutti gli ospedali di primo livello all’accoglienza di tutti quei casi che necessitano di terapia intensiva, non riferibili alla patologia conseguente all’infezione da COVID-19 e di destinare un ospedale di base, che non avendo l’emergenza non subirebbe lo smantellamento di servizi attivi e funzionanti, alla riconfigurazione per l’accoglienza di pazienti COVID-19 sia con sintomatologia non grave che con sintomatologia grave. In questo modo si potrà continuare a garantire un’offerta ospedaliera su scala Regionale che risponda, anche in questo momento di allarme nazionale, a tutte le necessità sanitarie della popolazione, in maniera omogenea e senza gravare in un’unica area territoriale a svantaggio di una parte di cittadini”.

Incontro. “Si conferma . concludono – la necessità di un incontro, come già formalmente richiesto nella giornata di ieri (martedì ndr), per discutere approfonditamente di tutti questi temi, nella convinzione che nell’affrontare l’emergenza non si possa però depotenziare il complesso dei servizi sanitari funzionanti, con il rischio di risentirne negativamente anche una volta (speriamo presto) superata questa fase di emergenza nazionale”.

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